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Angeli alla mia tavola

Frei Aquilino, da diversi anni in Brasile, si dedica ai bambini poveri grazie agli aiuti delle adozioni a distanza di tanti benefattori. Sono storie semplici di piccoli protagonisti bisognosi d'affetto e di un po' d'amore.

Con i nostri progetti di Adozione a distanza seguiti prima dalla rivista “Cammino” e ora da “Missionari Cappuccini” si può veramente dire che stiamo raggiungendo dei risultati bellissimi e cercheremo sempre e in ogni modo di migliorare i servizi ed i rapporti.
Vedo questo nuovo apostolato come un vero e proprio interscambio di beni, veri fili d’oro che uniscono e avvicinano i continenti e gli uomini e rendono più buono questo mondo. Quando penso che ci sono persone che spendono la vita per costruire arsenali di morte, non posso che paragonarli a voi, esercito di bene, che fate dei sacrifici e delle rinunce affinché i “vostri bambini” così lontani possano avere studio, alimentazione, salute e un futuro migliore. Siete davvero grandi! Sono certo che il Signore vi ricompenserà di tutto il vostro bene.

I bambini scelti per le adozioni nella nostra zona di Marabà non sono scelti con particolari criteri se non quello dell’estrema povertà; a volte ci vengono segnalati, altre volte e è la Provvidenza che ce li fa venire incontro. Il periodo di adozione non supera i cinque anni anche se di volta in volta è necessario analizzare il singolo caso. Ogni mese quando si riceve l’offerta per il fanciullo io faccio in modo di incontrare la famiglia e di vedere il bambino anche per verificare come viene cresciuto e accompagnato nel suo percorso di crescita. Cerco di mantenere contatti costanti con le famiglie adottanti dall’Italia: invio due volte l’anno la foto e le informazioni sul bambino e cerco di rispondere, per quanto mi è possibile, a tutte le lettere che mi vengono inviate. Io sono a disposizione della quarantina di famiglie che sostengono il progetto affinché si possano apportare modifiche e miglioramenti.
Sono tutte meravigliose e mi permettono, a nome loro, di fare tanto bene.
Un grazie grande, la mia quotidiana preghiera unita ai vostri prediletti, e una benedizione particolare del Signore con la certezza di poter ascoltare un giorno:
“...ero affamato, avevo sete, ero ammalato... e voi mi avete soccorso”.

Sì, io sono la mano che dà, il ponte di unione, il tramite concreto, ma voi rimanete il cuore, i generatori del bene, di quel bene cristiano che dà gratuitamente senza chiedere nulla in cambio; forse il bene realizzato non lo vedremo mai, ma io ho fiducia che il mondo di certo sarà migliore. Che il Signore vi doni sempre un cuore buono, generoso e sensibile per continuare a fare tutto questo bene.