Il vostro cuore ci aiuta a crescere
In Brasile da molti anni, fra Luigi Rota ci racconta la sua
storia e il suo prezioso lavoro nei Centri di aiuto ai
bambini più poveri. Grazie al contributo delle adozioni a distanza il Centro di Anil si è notevolmente ampliato
fino a contenere 350 ragazzi strappati dalla strada, dalla criminalità e dalla
violenza che affligge le tristi periferie cittadine.
Il prossimo anno ricorre un’occasione importante per
lui: frei Luigi Rota festeggerà il suo
venticinquesimo in Brasile; dalla Val Imagna nella bergamasca al Sudamerica lui ha
portato il suo modo affabile, la sua barba lunga, i
suoi occhi vivaci e la determinazione tipica delle sue terre.
Oggi le sue mani grandi e la sua mole ti fanno sentire piccolo davanti
a lui, così come ci si sente piccoli davanti allo sterminato cielo del Brasile,
ma il suo parlare – un misto di italiano, brasiliano e
bergamasco – rende piacevole la narrazione della sua
storia missionaria: “Ho fatto davvero esperienze molto diverse che mi hanno permesso
di conoscere e approfondire le molte sfaccettature della complessa realtà
brasiliana. All’inizio ho conosciuto la zona agricola di Barra do Corda tra le
comunità rurali di gente povera ma dignitosa e gli indios;
per 9 anni sono stato parroco nella città di Belém
dove si viene invece a contatto con i fenomeni più tipici di
questo Paese: gente che ha abbandonato le campagne e che vive nelle tristissime
e poverissime favelas; la dura realtà delle periferie che crescono a ridosso
dei centri urbani dove i problemi si moltiplicano all’infinito: precaria
situazione delle famiglie con disgregazione che crea i famosi meninos de
rua, istruzione
insufficiente, carenza della sanità pubblica, nonostante i continui sforzi di
miglioramento.
E i problemi da cui è afflitto il Brasile non
finiscono comunque qui: la mancanza di una vera e propria riforma agraria, il latifondismo con la terra che è nelle mani ancora di pochi,
lo sfruttamento minerario e la grande devastazione della foresta amazzonica che
sta ripercuotendo le sue conseguenze nel mondo intero.Tornando
comunque alla mia storia, devo dire che ho anche
cominciato la presenza cappuccina a Marabà; nel 1999
sono stato eletto Vicario Provinciale della nuova Provincia, rieletto nel 2003
ed ora sono anche Economo e mi trovo a Sao Luis. Ho sempre cercato di fare il buon frate, “siamo santi
e peccatori” – dice ridendo - come è scritto nel
canone!”
Fra Luigi, lei ora, fra i numerosi impegni,
si occupa anche del Centro Anil dedicato alla figura
di Frei Daniele da Samarate,
centro che è stato creato parecchi anni fa per seguire
i giovani più poveri
“È vero, il centro è nato nel 1988 su iniziativa dell’allora parroco frei Franco Cuter, oggi Vescovo
di Grajaù, che con la comunità religiosa e con
l’aiuto di molti laici impegnati, aveva iniziato un lavoro di accompagnamento
dei bambini poveri di quella periferia.
La preoccupazione principale era quella di offrire ai figli delle famiglie
povere un sostegno educativo attraverso l’istituzione di un doposcuola ed un
rinforzo alimentare, perché non si può studiare quando
si è denutriti o con la pancia vuota! Nonostante il valore fondamentale
dell’istruzione, c’era molto disinteressa da parte delle famiglie per la scuola
e l’intervento dei frati serviva non solo per avvicinarli e responsabilizzarli, ma anche per toglierli immediatamente
dalla strada e quindi da molti pericoli.
Le difficoltà erano davvero grandi: la comunità che offriva l’appoggio aveva
una buona volontà, ma comunque era povera, e il
governo locale ha sempre promesso degli aiuti mai arrivati. Dal 1993 le cose
sono notevolmente cambiate attraverso le adozioni a distanza dapprima con
la rivista “Cammino” seguita da fra Francesco Calloni e poi grazie a molti altri contribu
ti importanti:
il Centro Missionario di Milano, il gruppo missionario della Parrocchia di
Lecco, di Inveruno (Mi) ed il Progetto Sorriso di
Brescia. Con tutti questi contributi il progetto ha preso davvero piede, si è
rafforzato, ben strutturato e si è adattato alle nuove
esigenze”.
Potrebbe spiegare più
precisamente in cosa consiste l’attività svolta dal Centro e come questo si
colloca all’interno della realtà brasiliana?
“Sempre nella parrocchia di Anil
esistono effettivamente 5 realtà di questo nostro centro, con diverse funzioni;
comunque noi andiamo sempre ad intervenire negli ambienti più poveri e dove
esiste maggior bisogno. Come dicevo, grazie alle adozioni a distanza, il Centro
oggi funziona davvero bene ed è stato possibile
incrementare alcune attività importanti: il ruolo fondamentale è svolto
dall’istruzione; si fa il doposcuola per i bambini più poveri scelti dalla
com
unità e che frequentano le scuole dell’obbligo. Per i più piccoli funziona
come se fosse un asilo. A tutti i bambini vengono dati
una merenda ed un pasto completo al giorno: il pranzo per chi studia al mattino
e la cena per chi studia al pomeriggio. Offriamo alle famiglie anche un
contributo economico per comprare i materiali scolastici; abbiamo una
biblioteca per la consultazione di volumi ed enciclopedie e c’è un gruppo
di insegnanti che accompagna gli alunni durante tutto
il periodo. Oltre allo studio cerchiamo di inserire gli
alunni nella vita sociale e religiosa dei quartieri e delle comunità in cui
vivono attraverso programmi culturali, folcloristici e religiosi e attraverso
il catechismo.”
Da un po’ di tempo avete
ampliato il vostro intervento anche a livello sanitario. Cosa succede nel
concreto?
“Grazie alle adozioni abbiamo potuto sviluppare anche
questo aspetto per essere sempre più vicini alle esigenze di chi ha bisogno.
Dall’anno scorso infatti abbiamo iniziato l’assistenza
attraverso tre psicologi e quest’anno anche con un medico ed un dentista.
Dobbiamo considerare che anche il lavoro degli psicologi è molto importante
perché la situazione è davvero complessa: soltanto il 20% dei bambini vive con entrambi i genitori; gli altri hanno solo la mamma o il papà
oppure vivono con qualche parente che li ha accolti. Ci sono molte separazioni, molte ragazze madre, la disoccupazione che
porta i genitori da una parte o dall’altra per rimediare qualcosa, l’alcolismo
di molti padri.
A tutto ciò si aggiungano le famiglie numerose e la povertà estrema che rende
tutto ancora più difficile. I bambini hanno veramente bisogno di sostegno.”
E le adozioni a distanza
come funzionano, come riuscite a gestire la grande
mole di lavoro e tutta l’organizzazione?
“Attualmente nei nostri Centri abbiamo
circa 350 adozioni di bambini compresi tra i 4 e i 14-15 anni. I
bambini sono
scelti in base alle necessità; abbiamo 17 collaboratori, tutte persone che
vivono in queste zone e che pertanto conoscono molto bene la situazione.
Si pensi che ben 5 bambini sono stati adottati dagli
stessi collaboratori che hanno davvero preso a cuore la loro missione; alcuni
volontari italiani hanno lavorato in questi Centri e sono stati molto contenti
di respirare questa bella atmosfera. Non nascondo che comunque
le difficoltà ci sono.
Le nostre strutture sono semplici, alcune sono state sistemate, altre hanno
bisogno di ristrutturazione, soprattutto bagni, cucine e refettori. Ci troviamo
in quartieri piuttosto malfamati della periferia cittadina dove violenza,
commercio di droga e furti sono all’ordine del giorno, noi cerchiamo di
togliere i ragazzini dalla strada e dalla criminalità.