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Ti ringrazio per avermi
fatto felice

Le suore cappuccine di clausura in Eritrea da più di
dieci anni si dedicano alle adozioni a distanza
con amore e grande fiducia nella Provvidenza.
Suor Letizia ci ha permesso di avvicinarci al loro silenzioso operato per scoprire come una semplice adozione che per noi è una piccola rinuncia, si possa trasformare in un grande gesto di solidarietà
e di amore verso un bambino
meno fortunato dei nostri.

Originaria della Liguria, da anni sorella missionaria in Eritrea, suor Letizia Boccardo ha un carattere forte e un temperamento che non induce agli sterili pietismi, ma che si prodiga quotidianamente e totalmente alla cura di tante persone che hanno bisogno. Ama profondamente il suo popolo africano e sa che per aiutare occorre rimboccarsi le maniche, e dal suo convento di clausura e preghiera esce quando è necessario affrontare situazioni difficili e di povertà estrema. Affabile nella conversazione e profondamente determinata nei suoi intenti le abbiamo chiesto alcune informazioni sull’attività di adozione a distanza che insieme ad alcune sorelle segue ormai da oltre dieci anni.

Quali sono i criteri e le modalità
per la scelta dei bambini da aiutare?


Per prima cosa devo dire che abbiamo diverse nostre comunità sia nei villaggi che nelle città più grandi di tutta l’Eritrea. La nostra vita monastica è essenzialmente vita di preghiera, ma proprio questo ci dà tempo per ascoltare la gente che viene a bussare alla porta dei nostri conventi. Nei villaggi ci si conosce un po’ tutti e questo facilita la decisione e la scelta delle persone da aiutare attraverso le adozioni; nelle città, invece, quando si pensa di accogliere un bimbo è necessario visitare attentamente e più volte la casa, la famiglia, così da essere sicuri di non sbagliare e di non essere ingannati da persone che vogliono approfittare. C’è sempre una persona di nostra fiducia che si accerta sui fatti, sulle situazioni specifiche e sulle reali necessità.

In genere andiamo a intervenire in realtà davvero difficili di povertà estrema, dove le famiglie sono tanto povere da non poter garantire neppure un minimo di sostentamento per i loro fanciulli. Spesso accanto alla povertà ci sono anche situazioni familiari disastrose e sbandate: ragazze madri, bambini orfani ecc.

Quale procedimento si intraprende
e come viene seguito?


Una volta stabilito che il bambino abbia effettivamente bisogno di essere adottato si chiedono fotografie, dati e notizie sulla sua famiglia di appartenenza. Tutte queste informazioni vengono inserite sulla specifica scheda di adozione che viene inviata al nostro Centro, dal quale poi partirà per essere effettivamente assegnata. Tutto questo lavoro viene svolto da alcune sorelle della nostra Comunità in collaborazione con alcuni laici di fiducia.

Che tipo di informazioni e di garanzie si offrono
alle famiglie italiane che decidono di sostenere
tale iniziativa?


In linea generale si comunica con la famiglia adottante due volte l’anno. In quelle occasioni si fanno pervenire notizie sul bambino e sulla sua famiglia. Si cerca di far pervenire anche una fotografia del bambino che attesti il suo sviluppo fisico e la sua salute dopo che ha acquisto una nuova famiglia. Si mandano anche notizie sul suo rendimento scolastico e si assicura che riceva un’adeguata istruzione che da noi in Eritrea non è una cosa poi così scontata. Sovente avviene uno scambio di notizie, fotografie e lettere con la famiglia adottiva.

Quanto tempo dura l’impegno
di chi sostiene l’adozione?


Secondo l’esperienza accumulata in questi anni possiamo dire che generalmente le famiglie, se ne hanno la possibilità economica, accompagnano il bambino durante la sua crescita e lo aiutano fino al termine degli studi. E possiamo con certezza affermare che è una vera soddisfazione sapere che il proprio bambino africano è cresciuto correttamente ed ha avuto la possibilità, esclusivamente grazie a questo aiuto, di formarsi una propria dignità ed una propria solidità che in nessun altro caso avrebbe mai potuto pensare di ottenere.

Ci sono stati casi nei quali le famiglie hanno smesso di aiutare il ragazzo intorno ai 15-16 anni, mentre altre famiglie adottive stanno sostenendo il loro “figlio” che oggi frequenta l’università; sono molto orgogliose di lui, ricevono molte soddisfazioni e gratitudine e lo considerano a tutti gli effetti un vero e proprio membro della loro famiglia. Il caso più commovente resta quello di un papà adottivo la cui figlia ha avuto una bimba e lui si è preso la responsabilità di crescere anche la “nipotina”: è questa la più grande dimostrazione che l’amore vero non conosce le barriere geografiche e che i cuori possono battere anche a molti chilometri di distanza. Con molte famiglie si creano dei forti e duraturi rapporti di affetto da entrambe le parti. È tutto davvero così bello e dimostra la grandezza dell’amore di Dio per tutti i suoi figli. Per noi diventa uno stimolo a portare avanti questo lavoro molto impegnativo e un’occasione forte per ringraziare profondamente tutte quelle persone che hanno scelto le adozioni a distanza come occasione concreta di fare del bene a bambini e famiglie che hanno tanto bisogno. È una scelta che ci fa grandi tutti!

Quali sono le modalità concrete per intraprendere un’adozione a distanza?


Normalmente viene effettuato un versamento sul conto corrente che viene indicato nella scheda di adozione. Su quella stessa scheda sono indicati anche i nomi dei responsabili del programma sia in Italia che all’estero. In genere si versano circa 25-30 euro al mese. Ed i versamenti, secondo le possibilità di ogni famiglia, possono essere effettuali mensilmente, semestralmente, oppure annualmente.

Forse qualcuno potrebbe ancora chiederci se il denaro mandato serve effettivamente a migliorare la vita dei beneficiari di questo aiuto. Alla luce dell’esperienza accumulata in questi anni possiamo con certezza affermare che l’aiuto elargito regolarmente permette di aiutare molte famiglie e molti bambini che sono messi in grado di vivere con molta più serenità e fiducia. Il loro cuore provato e sofferente si apre davvero alla speranza di un futuro migliore. Per chi non è sul luogo forse è difficile immaginare quante cose si possono davvero realizzare… quante piccole abitazioni, anche di una sola stanza, si sono potute costruire per persone che non avevano una dimora, oppure una capanna o un rifugio di lamiera e assi di legno.
Un tempo si diceva in una preghiera che “Dio non ha mani”. Ecco, io posso con certezza affermare che ciascuno di voi può essere per tanti fratelli in difficoltà…
una vera e propria mano di Dio!

Vi ringraziamo davvero sinceramente e con il cuore per tutto ciò che avete scelto di fare per tanti bimbi che sono bisognosi di tutto. A tutti giungano i nostri auguri di pace e bene.