Il profeta Isaia,
apostrofando solennemente Gerusalemme ricostruita, dice: “Esulta, godi, allarga
lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio,
allunga le cordicelle, rinforza i paletti, perché ti allargherai a destra e
sinistra…” ecco perché anch’io, amici e benefattori, vi parlo di adozioni a distanza … sullo slancio di queste parole
ispirate.
Ne abbiamo più di 500: un bel numero!
Ho usato il plurale, del resto come potrei da solo seguire tutte queste
famiglie disseminate nel vasto territorio della nostra parrocchia alla
periferia della città di Belém al Nord del Brasile?
Come potrei accompagnarmi sempre e costantemente a tutti questi piccoli che han tanto bisogno di affetto e
protezione?
Per questo ho cercato e ho trovato un valido collaboratore che parlando
l’italiano e conoscendo bene il portoghese può mantenere meglio i contatti con
le famiglie adottanti.È Giuseppe Cravero di Brà (Cn), in Brasile da più di 40
anni spesi tutti nel servire Dio e i fratelli, cominciando dagli indios per finire ai fratelli lebbrosi. Ormai sta con me da
un anno e svolge un lavoro certosino di organizzazione
e coordinamento. A lui, detto anche Pino, aggiungete alcune persone generose
del luogo dotate di un forte spirito di
servizio che con noi o senza di noi,
visitano periodicamente tutte le famiglie dei bambini in adozione e ci
segnalano le novità che possono interessare ai genitori adottanti. Se vi
chiedete dove andiamo a trovare questi bambini, vi dico
che non ci vuole molto: bastano 15-20 minuti a piedi dal convento per essere
immersi in questa realtà di miseria e di molta Vita: questi nostri poveri
credono nella Vita, forse anche troppo! Le loro famiglie sono numerose;
piccolissimi bambini sbucano da ogni parte, ci assediano, ci abbracciano come
possono, a me chiedono la benedizione e qualche furbetto chiede
anche un soldo.
Entriamo in queste case, ci sediamo quando troviamo da
sederci e parliamo, fingendo indifferenza e ricacciando in gola qualsiasi
sentimento di orrore; ci guardiamo attorno, chiediamo informazioni dei loro
figli e poi usciamo accompagnati da raccomandazioni e ringraziamenti. La sera
facciamo il punto delle nostre visite e il giorno dopo mandiamo il fotografo
dove abbiamo trovato la povertà più estrema. Le nostre
famiglie abitano in luoghi miserabili dove noi non metteremmo neppure gli
animali: uno si chiama Pantanal (pantano) l’altro Tucunduba dal fiumiciattolo omonimo; una volta passava per
il lebbrosario di frei Daniele da Samarate,
ora è trasformato in una fogna a cielo aperto, l’immenso scarico di tutta
questa massa di poveri.
Da un po’ di tempo abbiamo intrapreso un nuovo progetto e si va alla ricerca di
quei bambini già malati di lebbra o con qualcuno malato in famiglia; ne abbiamo trovati più di dieci, li abbiamo chiamati “figli
di frei Daniele”: quanta sofferenza e quanta tragedia
nascondono queste case-catapecchia! Con timore ci siamo
chiesti se qualcuno in Italia avrebbe adottato anche questi sfortunati; abbiamo
preparato le schede e, Dio sia lodato, la risposta è stata veloce ed
entusiasta: non solo sono stati accettati e adottati senza nessun problema, ma
ci sono giunte anche altre richieste.
Siano rese grazie al buon Dio che protegge i piccoli e ispira opere
meravigliosamente buone a tutti i buoni di questo mondo; nel nostro caso ai
buoni dell’Italia nostra!
E così andiamo avanti: le adozioni arriveranno presto a 600! E non ci
vorremmo fermare, “chi si ferma è perduto” dicevano gli antichi … del resto
sarebbe impossibile fermarsi con un “comandante” della fama di frei Daniele.
Il nostro grazie, anche da queste pagine che ci ospitano, a tutte le famiglie
che hanno adottato questi piccoli-piccolissimi; il nostro grazie
particolarmente a quelli che hanno accettato con gioia i “figli di frei Daniele”; la nostra riconoscenza e preghiera per
tutti.