«Madonna
Santissima, fa di lui un figlio
di San Francesco»
Ben
volentieri ho accolto l'invito di scrivere un articolo che parli un po'
della mia vocazione e della mia vita missionaria, nella ricorrenza dei
miei 50 anni di vita religiosa, che ho celebrato al convento della
Santissima Annunciata di Borno il 15 agosto scorso.
Sono
nato i12 marzo 1938 in un ridente paesello della Valcamonica: Borno in
provincia di Brescia. La mia vocazione è nata sulle ginocchia della mia
mamma, che mi faceva ballare dicendo "Madonna Santissima, prendete
questo mio figlio e fatene un frate cappuccino, figlio di San
Francesco".
All'età di 11 anni il desiderio di mia madre si è realizzato e sono
entrato al Seminario Serafico di Albino. Ho emesso i primi voti al
convento di Lovere i 15 agosto 1956.
Le
preghiere della mia mamma mi hanno accompagnato negli anni della formazione; ricordo una lettera del gennaio 1963, nella quale mi diceva
queste parole: "Quando porto le mucche alla fontana offro al Signore il
freddo alle mani perché le tue mani siano sempre pure e sante e degne di
toccare il Figlio dell'Altissimo". Dopo l'ordinazione sacerdotale,
avvenuta l'8 giugno 1963, sono partito per la missione in Brasile,
esattamente i129 ottobre dello stesso anno, così ho iniziato la mia
avventura missionaria. Dopo i primi mesi di ambientazione, sono stato
destinato come "desobrigante" presso la parrocchia di Carolina e ho
svolto questo compito per 13 anni.
Nel
primo anno di missione la mia prima batosta: la malaria. Ero in giro con
i miei muli, lontano dalla sede e quasi ci lascio la pelle. Nel delirio
gridavo che non volevo morire prima di aver visto ancora una volta la
mia mamma, così mi ha riferito più tardi chi mi assisteva durante la
crisi. E sono ancora qui, sano e salvo, sia lodato il Signore!
Un'altra batosta il 23 agosto 1996, quando ero in giro per i boschi di
Borno in cerca di funghi. Un forte sbalzo della pressione arteriosa mi
ha fatto perdere i sensi, mi sono risvegliato all'ospedale di Esine con
la testa in fiamme. Sono sopravvissuto per miracolo.
La
terza batosta i121 dicembre 1999, nella parrocchia di Nova Timboteua in
Brasile: ero nella sacrestia, alle 4.30 del mattino, intento a preparare
le tuniche dei bambini per il Giubileo de12000, mi è caduto addosso un
pesantissimo armadio assassino, che mi ha schiacciato e rotto la spina
dorsale.
Ho subìto un'operazione delicatissima a Belem e ancora oggi porto nella
schiena una protesi che ogni tanto mi da fastidio che non mi permette di
fare molti salti.
E le
cose belle della vita?
La
cosa più bella è la conversione di un appartenente a una loggia
massonica, in punto di morte, nel 1988: non voleva confessarsi, ma ad un
certo punto mi ha preso il Crocifisso dalle mani e lo ha baciato con le
lacrime agli occhi. Poi si è addormentato nel Signore; un ricordo
bellissimo, il più bello della mia vita. Bellissimi gli anni vissuti
nella parrocchia di Anil dal 1986 al 1992. Il 30 dicembre 1986 è morta
la mia mamma e io ho assunto la parrocchia di Anil come fosse la mia
mamma. |