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                                                                            Nova Timboteua, ottobre 06

Il desiderio di sua madre (insieme nella foto qui a lato) era che lui diventasse frate cappuccino. E' così oggi, in occasione del 50° di vita religiosa, frei Defendente Rivadossi ci racconta la sua lunga storia missionaria costellata di tante difficoltà anche fisiche, ma soprattutto ricca di generose occupazioni intraprese con un entusiasmo sempre vivace in numerose parrocchie.
 

Gioie e dolori al lebbrosario della Colonia do Prata, dove ho svolto la mia missione per sei anni; bellissima la mia breve parentesi a Tantum. Adesso, negli anni della maturità, sto vivendo qui alla parrocchia di San Francesco a Nuova Timboteua. Tutto quello che faccio è per i bambini, i poveri, gli ammalati. Per questo mio amore ai poveri, malati e disabili, mi hanno nominato cittadino onorario di questo paese, il giorno 16 dicembre 2003. Ai bambini sani stiamo insegnando l'arte della terracotta e della ceramica, così imparano un mestiere che ha anche il merito di toglierli dalla strada. Per il Natale ho fatto  dei bellissimi presepi. Un'altra cosa bella è la nostra banda di musica dedicata a San Francesco d'Assisi. È composta da una trentina di elementi, quasi tutti giovani.

Per la parte spirituale funziona molto bene la catechesi, sia quella destinata ai bambini che quella per i giovani e gli adulti. La nostra gente ha sete di Dio e abbiamo mandato decine di persone a corsi di formazione religiosa e spirituale. C'è stata anche una Lectio Divina. Mala cosa più bella è la recita delle Ore, cioè dei Salmi. E dallo scorso anno che stiamo facendo questa preghiera ufficiale della Chiesa: suona la campana alle 5.30 del mattino e alle 6 in punto inizia la preghiera delle Lodi, alla quale partecipano una ventina

di persone. Poi corro ai villaggi vicini dove si conserva l'Eucaristia e anche li si prega assieme. Bisogna avere molta pazienza e insegnare tutto, perché non hanno mai visto una cosa del genere. E proprio vero, la nostra gente ha sete di Dio, così come canta il Salmo 41!


Padre Defendente ringrazia

 

Padre Defendente Rivadossi nelle immagini alcuni momenti della sua testimonianza in Brasile da anni fa parte della schiera dei missionari che ogni tanto bussano alla nostra porta per chiederci di portare ai loro assistiti i gesti di bontà dei lettori di "Mamma" e dei benefattori del "Segretariato delle Opere di Papa Giovanni". "A nome dei miei poveri ringrazio di cuore ci ha detto nel corso della recente visita tutti gli amici delle missioni. Prego per tutti voi affinché Papa Giovanni porti in ogni cuore pace e serenità".

Sto invecchiando, ma la grinta è sempre la stessa. Ringrazio il Signore per tutti questi anni spesi per il Regno. Ho un cruccio: quello di non avere in seminario nessun seminarista proveniente da questa parrocchia. Sto lavorando nell'animazione vocazionale: una decina di giovani frequentano le giornate vocazionali, speriamo bene. Il mio sogno è quello di vedere uno di questi giovani intraprendere questo cammino, perché un giorno, quando assumeremo quella posizione orizzontale alla quale nessuno può sfuggire, ci sia qualcuno pronto a prendere il mio posto. Questo è il mio grande desiderio che chiedo al Signore tutti i giorni.

«Madonna Santissima, fa di lui un figlio
di San Francesco»

Ben volentieri ho accolto l'invito di scrivere un articolo che parli un po' della mia vocazione e della mia vita missionaria, nella ricorrenza dei miei 50 anni di vita religiosa, che ho celebrato al convento della Santissima Annunciata di Borno il 15 agosto scorso.

Sono nato i12 marzo 1938 in un ridente paesello della Valcamonica: Borno in provincia di Brescia. La mia vocazione è nata sulle ginocchia della mia mamma, che mi faceva ballare dicendo "Madonna Santissima, prendete questo mio figlio e fatene un frate cappuccino, figlio di San Francesco".

All'età di 11 anni il desiderio di mia madre si è realizzato e sono entrato al Seminario Serafico di Albino. Ho emesso i primi voti al convento di Lovere i 15 agosto 1956.

Le preghiere della mia mamma mi hanno accompagnato negli anni della formazione; ricordo una lettera del gennaio 1963, nella quale mi diceva queste parole: "Quando porto le mucche alla fontana offro al Signore il freddo alle mani perché le tue mani siano sempre pure e sante e degne di toccare il Figlio dell'Altissimo". Dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta l'8 giugno 1963, sono partito per la missione in Brasile, esattamente i129 ottobre dello stesso anno, così ho iniziato la mia avventura missionaria. Dopo i primi mesi di ambientazione, sono stato destinato come "desobrigante" presso la parrocchia di Carolina e ho svolto questo compito per 13 anni.

Nel primo anno di missione la mia prima batosta: la malaria. Ero in giro con i miei muli, lontano dalla sede e quasi ci lascio la pelle. Nel delirio gridavo che non volevo morire prima di aver visto ancora una volta la mia mamma, così mi ha riferito più tardi chi mi assisteva durante la crisi. E sono ancora qui, sano e salvo, sia lodato il Signore!

Un'altra batosta il 23 agosto 1996, quando ero in giro per i boschi di Borno in cerca di funghi. Un forte sbalzo della pressione arteriosa mi ha fatto perdere i sensi, mi sono risvegliato all'ospedale di Esine con la testa in fiamme. Sono sopravvissuto per miracolo.

La terza batosta i121 dicembre 1999, nella parrocchia di Nova Timboteua in Brasile: ero nella sacrestia, alle 4.30 del mattino, intento a preparare le tuniche dei bambini per il Giubileo de12000, mi è caduto addosso un pesantissimo armadio assassino, che mi ha schiacciato e rotto la spina dorsale.

Ho subìto un'operazione delicatissima a Belem e ancora oggi porto nella schiena una protesi che ogni tanto mi da fastidio che non mi permette di fare molti salti.

E le cose belle della vita?

La cosa più bella è la conversione di un appartenente a una loggia massonica, in punto di morte, nel 1988: non voleva confessarsi, ma ad un certo punto mi ha preso il Crocifisso dalle mani e lo ha baciato con le lacrime agli occhi. Poi si è addormentato nel Signore; un ricordo bellissimo, il più bello della mia vita. Bellissimi gli anni vissuti nella parrocchia di Anil dal 1986 al 1992. Il 30 dicembre 1986 è morta la mia mamma e io ho assunto la parrocchia di Anil come fosse la mia mamma.