La memoria dei nostri Missionari.
(Ricordando i nostri Missionari Cappuccini della Lombardia)


Nella scorsa Quaresima, dell’anno corrente (2011), ho avuto l’opportunità di visitare i cimiteri dove riposano i resti mortali di Mon. Luigi Gian-crisostomo Marinoni, a Clusone, nel camposanto del paese, di Mon. Albino Zenone Testa, a Vertova, nel camposanto comunale, e di Mons. Annibale Celestino, a Cerro Maggiore, nella chiesa dei Frati Cappuccini. Questi presuli missionari del Vicariato apostolico dell’Eritrea (Asmara), con il primo, Mons. Camillo Carrara, e l’ultimo, Mons. Italo Luca Milesi, rappresentano tutti i missionari cappuccini italiani che dal 1911 al 2008 lavorarono in Eritrea.
L’anno corrente (2011) si celebra il 1° centenario della costituzione del Vicariato Apostolico dell’Eritrea e nel prossimo anno (2011) si ricorderanno i cento anni della missione della Chiesa cattolica tra i cunama, fonda da Mons. Camillo Carrara e tanto amata dai missionari.
Un missionario dell’Eritrea, ancora vivente e che visse pure in Brasile, mi confidò che a Milano, nella sua Fraternità provinciale, si stava comodamente bene, in Brasile relativamente bene, ma in Eritrea, sottolineò, si stava male. In un paese, come l’Eritrea, i missionari dovevano affaticarsi e non avevano nulla che materialmente li confortasse. Il clima mite dell’altopiano eritreo poteva forse alleviare la vita del missionario europeo; ma c’era da adattarsi al caldo tropicale e l’insopportabile “khamsin”. Leggendo le prime relazioni di Mons. Camillo Carrara sulle sue visite pastorali ci si rende conto dei quotidiani sacrifici che i missionari affrontavano.
Il conforto o la soddisfazione di tali missionari era il risultato fruttuoso della loro predicazione evangelica: dopo una decina d’anni di paziente attesa, le conversioni dei Cunama avvennero in massa; la formazione delle vocazioni al sacerdote diocesano e alla vita francescana cappuccina ebbe un risultato positivo in numero e qualità, in modo da garantire la continuità della loro missione e dello spirito francescano di vita minoritica.
Uno dei pochi missionari che attualmente si trova in Italia, richiama con simpatia la vita missionaria in fraternità, dove occupava l’ufficio di vicario: la sua comunità di formazione era costituita da tre missionari italiani, tre italo-eritrei e tre nativi eritrei; i nove confratelli eterogenei erano dediti alla formazione dei seminaristi religiosi cappuccini, e concordi educavano i giovani seminaristi del postulandato e post-noviziato alla vita del frate francescano – cappuccino.
Richiamando alcune venerande figure di questi austeri e dediti missionari italiani dell’Eritrea si costata che erano dotati di particolari doti intellettuali: erano delle belle teste. Chi li conobbe da vicino ebbe a dire che la loro intelligenza era sprecata; potevano egregiamente frequentare le università patrie e finire per essere noti professori delle Facoltà ecclesiastiche romane. Hanno rinunziato alle carriere universitarie per l’annuncio itinerante del Vangelo, con la vita penitente e umile di S. Francesco.
Nel 1994 è stato celebrato il primo 1° centenario dei missionari Cappuccini “della prima ora”, in Eritrea; per la circostanza è stato pubblicato un libro sulla vita di tali missionari, oriundi della Provincia di Roma, lo studio è stato realizzato da un frate della stessa Provincia; penso che altrettanto si potrebbe concretizzare sulla vita dei loro confratelli, missionari “della seconda ora” (della Provincia di Milano) e “della terza ora” (i Cappuccini di Foggia), utilizzando principalmente gli archivi delle rispettive Provincie della Curia Generalizia dell’Ordine.
Le celebrazioni centenarie di questo anno (2011) e del prossimo (2012) sono eventi per la Chiesa cattolica dell’Eritrea in generale e in particolare per la Provincia Francescana Cappuccini, sempre dell’Eritrea, impegnata nell’apostolato tra i cunama, che inducono un momento di riflessione sulla propria presenza missionaria e a ringraziare il Signore per il dono di Frati Cappuccini poveri, di spirito di preghiera e umiltà.



 - mons. Camillo Carrara,

 - mons. Marinoni da Clusone

 - Ebarò 1958-59, mons. Albino Testa