Buon Santo NATALE
Da  Fra Gioacchino Catanzaro
progetto Centro Emmaus per malati mentali – CAMERUN
 
 
 
      Venerdì , 14 Dicembre 2012
 
 
Se ne stava sempre tra i sepolcri e sui monti notte e giorno…
(Mc 5 :5)
 
 
Il Centro per malati mentali – sostenuto e diretto dai Frati Cappuccini – in Bamenda, è situato in un luogo ameno, scosceso, verdeggiante, ritenuto dal Comune “Zona a rischio” per i grandi massi in bilico che lo sovrastano. E’ una autentica scarpata. Per noi e’ un ottimo posto di residenza e di cura terapeutica.
 
Il Centro si propone di accogliere la Persona, di partire dall’uomo e donna emarginati, dalla sua personalità, dalla sua storia, con relazione ed approccio diretto e continuo, a “modo di famiglia”. 
La disabilità o malattia e’ un incidente di percorso, e come tale viene inteso ed affrontato e curato ed accettato.
 
Come ogni psicologia insegna l’essere umano dalla nascita alla morte necessita di un affetto, fondamentale per il proprio benessere spirituale, materiale e psichico.
 
Il Centro si prefigge di rendere conscio l’ammalato del suo diritto di persona, di stima, di valore, infonderglielo e recuperarlo. 
Dargli una grande fiducia in se stesso e nelle sue capacita’. Fargli capire che è un essere ed un cittadino come tutti gli altri. E come tutti noi può fare qualche cosa di utile e di buono nel palcoscenico dell’umanità.
 
Non e’ tra la perduta gente.
 
Prima di ogni altra terapia si restituisce e si apprezza e rispetta la dignità.
La dignità di figlio di Dio per cui “fratello” di ogni uomo e donna.
 
Si sa che molte volte l’origine del disturbo mentale e psichico è dovuto ad ambiente familiare e sociale e qualche volta incidente traumatico. Può capitare a tutti noi!
 
Approccio familiare – umano.
Qual è il nostro approccio spirituale, familiare, pratico ,terapeutico – medico?
La nostra è veramente una bella sintesi che sta dando i suoi frutti. Cerchiamo di farne un luogo per sviluppare capacità e restituire vite.
Si dimostra che l’uomo o la donna anche se perde il senno non perde il senno del Divino che in lui ed in lei si trova indelebilmente impresso.
 
Preghiera:
La preghiera comunitaria prima di ogni atto comune diventa una prassi sentita.
Chiedere perdono a Dio è insito nell’animo umano. Si ha bisogno di togliere il senso di colpa ed ottenere la remissione. La pace spirituale è necessaria per una cura psichica e fisica.
Così avete capito che abbiamo momenti comuni di preghiera.
La Santa messa celebrata tutti i sabati proprio nel luogo dove si mangia in comune e’ uno dei momenti attesi e partecipati. Un momento dove ci si sente tutti fratelli, non si sente più la vergogna della malattia mentale, si chiede aiuto e cura a Dio ed ai fratelli. Si fa sentire la propria voce che certamente sale a Dio Sonora e limpida e osannnante. O forza dell’Eucarestia ! L’esortazione omiletica e l’incoraggiamento danno rinnovato vigore e fiducia!
Si chiede protezione degli abitanti, dell’ambiente, e la scacciata di satana e le sue tentazioni e possessioni e seduzioni.
E’ veramente bello essere tutti insieme, cantare disordinatamente e fuori tono le lodi al Signore.
E’ uno dei diritti della Persona: Cantare a squarciagola. Non più reclusione di folli, violenza fisica e psichica! Ma libertà di espressione! 
 
Avete capito perché all’inizio abbiamo detto della nostra abitazione dichiarata zona a rischio?
E’ nostra o no la mentalità che il folle deve vivere emarginato dalla società? Vada là a vivere la sua pazzia dove uomo “normale” non lo possa incontrare! 
 
“Poiché più volte era stato legato con ceppi e catene. Se ne stava sempre tra i sepolcri e sui monti notte e giorno…” (Mc 5 :5)  Chi non la pensa cosi “scagli la prima pietra”!
 
Esistono ancora le grate (le gabbie) e i lacci ai bordi del letto? Un modo per disfarsene di un fratello e sorella ammalata! Qui in Cameroon si sente dire loro ( I box you!) Ti prendo a pugni!
 
Umanizzazione del Centro.
Il dormitorio è diviso in camerette, ognuno possiede un letto, un comodino, un armadio dove tiene gli effetti personali e li ordina secondo un suo criterio.
 
Il Centro.
Come in ogni famiglia “la casa” e dintorni appartiene a chi l’abita. Manutenzione e pulizia e sostentamento e dovere di ogni singolo inquilino. Ognuno deve apportare il suo contributo.
E così nella nostra famiglia di “folli”: molti hanno capito che la disciplina fa parte della convivenza, attendere il campanello per la chiamata ad iniziare le pulizie, ad andare a lavorare, ad andare a tavola, ad andare a letto e sveglia ecc.. In una parola obbedire fa parte della convivenza.
 
Giardinaggio o agricoltura:
E’ un percorso terapeutico di grande valore. Il Signor Amontum, per esempio, si sente preso in considerazione e valorizza la sua personalità quando munito di un innaffiatoio va ad irrorare le aiuole di cavoli e carote. Le vede crescere di giorno in giorno, La sua gioia trascende quando viene a dire che è ora che lo si mangi e ve lo porta in cucina. Ha guadagnato con il suo lavoro e può dignitosamente mangiare e condividere. Ha lavorato a contatto con le persone e con la terra, ha eseguito un consiglio, un ordine, si sente dignitoso.
 
Papa Asongwe che malamente si regge in piedi ha un pneumatico riempito di terra fertile nel quale ha piantato un granoturco, gli cresce a meraviglia. Gli è stato detto di dare la stessa quantità di acqua che egli stesso beve ogni giorno, una bottiglia da un litro e mezzo. E’ atteso in cucina a quando porterà le pannocchie. Ma è felice e ride sonoramente barcollando. Fortunatamente ha l’accortezza di non appoggiarsi al gambo del granoturco.
 
 
Animali:
Albert è appassionato di animali. Ha due pecore da accudire, va a legarle e dove c’è l’erba porta loro da    bere, all’imbrunire le riporta, le accarezza, parla loro a voce alta, ed attende che facciano almeno un piccolo. Spero che lo accontentino.
Un giorno, un’anatra perduta, si è posata ai piedi di Clarkson, l’ha subito adottata, sbricciolandole del pane e quant’altro. Ogni giorno così. Ora ci sono una decina di anatre che sono in attesa che qualcuno costruisca loro una piscine guazzabile. Intanto sono la gioia dei residenti.
 
I farmaci:
Cerchiamo di tenerli possibilmente al largo.
Come il latte materno non nutre il neonate, se mamma è disaffezionata, così un medico ed i farmaci da soli non curano se non sono legati anch’essi al modo in cui il paziente e’ ascoltato ed al modo in cui la terapia viene prescritta ed applicata.
 
Dieta:
Possibilmente diamo grande importanza alla dieta. L’integrazione degli elementi nutritivi gioca un ruolo di equilibrio mentale e psicologico. Ne siamo convinti. La convivialità fa parte del gioco.
Non vi dico la loro gioia quando alcuni volontari italiani prepararono un pranzo e mangiarono insieme!
 
Ricamo:
Benedicta e’ capace di usare i ferri e ricama i sacchi di riso per farne borse da spesa. Desidera insegnarlo anche agli altri. Ma quando le si dice che non è giusto che stia in mezzo agli uomini lascia il centro per qualche giorno per far capire che non è una bambina che deve essere ripresa. E lo dice chiaramente e con forza. E se ne va! Poi tranquillamente torna al Centro come niente fosse.
 
Ringraziandovi, saluto fraternamente e vi auguro un sereno Santo Natale!
 
Pace e bene!
 
Fra Gioacchino Catanzaro