Carissimi Benefattori,

voglio dirvi un grazie sincero per tutto quello che fate per coloro che sono privi della loro sacrosanta libertà.

Questa gioia e speranza viene loro donata attraverso il vostro generoso gesto di solidarietà. Ed è tanto apprezzata quanto attesa! La gara di tutti voi nel donare durante il periodo Natalizio 2010 è stata veramente generosa e sorprendente!

Con il vostro contributo abbiamo potuto alleviare sofferenze morali, spirituali e fisiche.
Abbiamo potuto riconciliare – come si suol dire – i padri con i figli, riportare pace nelle famiglie.
Abbiamo potuto estendere la nostra opera dal conforto, alla consolazione, alla giustizia, alla conciliazione, alla sanità, all’igiene, all’istruzione, all’educazione ecc.

Sentitevi sicuri che neanche un centesimo del vostro contributo va assolutamente perduto.

Ci sono poi cose straordinarie che capitano nelle prigioni. Ebbene è capitata una rivolta perché i detenuti erano stati per troppo tempo tenuti sotto arbitraria stretta disciplina e tortura (all’arrivo di un nuovo sovrintendente). All’insistenza dei delegati dei prigionieri – anche nostro tramite – presso le autorità penitenziarie di alleviare la severità e di rispettare alquanto i diritti umani, è stata data sempre piuttosto una risposta sprezzante e negativa.

Il 6 settembre 2010 i detenuti, dopo una ennesima prova di forza da parte delle guardie, si rifiutarono di rientrare nelle loro rispettive celle. Iniziarono spintoni e vociferazioni, volò qualche oggetto.
Una serie di fucilate vennero sparate in aria ed all’indirizzo dei detenuti. Uno cadde sul colpo, otto furono gravemente feriti, e furono stesi nel cortile, nuda terra, in attesa di soccorsi.

All’orribilità della scena e presi dallo spavento, i detenuti rientrarono nelle loro rispettive celle dove le guardie entrarono con spranghe e cinghie militari ferrate e pugni ferrati ed incominciarono a battere alla cieca, al punto che alcuni caddero inconsci: Risultato: 175 feriti, 15 seriamente feriti in testa, 25 ustionati con deliberato versamento di acqua calda nei loro corpi.

Quindi ogni oggetto, trafugato dalle celle e buttato in aria, documenti, libri, materassi, televisori e quant’altro fu portato nel cortile e messo a fuoco.

Anche i nostri atelier di sartoria, calzoleria ed elettronica, tutto un rogo unico!

I primi ad essere chiamati sul posto siamo stati noi per portare i primi soccorsi e sopratutto calmare gli animi esasperati sia dei carcerati come delle guardie.

A tutt’oggi stiamo facendo quello che possiamo per poter rimettere le cose in ordine.
Fortunatamente alcuni elementi dell’amministrazione penitenziaria sono stati rimossi.

Carissimi, è dura, sentire il sapore della sofferenza dei detenuti e di coloro che sono loro vicini con il soccorso e le visite, però è consolante per entrambi, ed in particolare a voi benefattori, sapere che la vostra donazione viene tradotta in intervento e sollievo mirato ed immediato.

Grazie!

                                                              Fra Gioacchino Catanzaro



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