Carissimo fra Agostino

non ho ancora trovato il tempo per un resoconto dell’intera settimana di soggiorno in Costa d’Avorio(dal 6 al 13 novembre) – e ne varrebbe la pena – ma forse potrà, per il momento, bastare il focus sui festeggiamenti veri e propri avvenuti a ZH. in occasione dei 50 anni della Parrocchia di S. Benedetto.
Questi ultimi sono iniziati, per me, all’arrivo ad Abidjan il 6 novembre; già nel 2012, finita la crisi, avevo avuto l’impressione di respirare un’aria nuova, ma adesso è proprio un altro pianeta! I progressi in fatto di ordine pubblico sono indiscutibili, e poi c’è un fermento di attività, cantieri aperti e funzionanti, gente serena, dignità: avanti di questo passo, temo che la Costa d’Avorio diventerà un posto troppo bello per noialtri!
Anche l’autostrada che collega Abidjan a Yamoussoukro è in rifacimento, e in generale la rete stradale mi sembra in condizioni piuttosto buone – e i barrages ormai quasi completamente scomparsi, grazie a Dio e a Ouattara.
Arriviamo a Zouan Hounien verso le sei del pomeriggio del giorno 7, perfettamente allineati con la tabella di marcia, e la città appare nella sua luce migliore: un sole sfolgorante (per la prima volta non arrivo nel pieno della stagione piovosa), vedo le nuove costruzioni, l’hotel, il campo dei Caschi Blu sempre più assestato e, soprattutto, la missione in fermento e la chiesa, quest’ultima assai più grande di come l’avevo lasciata, e già tutta pavesata a festa!
Che la cosa sarebbe stata seria, del resto, era scontato. Ad esempio, Padre Marco ci accoglie col pennello in mano, mangia con gli abiti da pittore ancora indosso, e sparisce subito dopo verso l’apatam, perché è nel colmo di una maratona pittorica di diversi giorni: i nuovi affreschi dovranno essere pronti e asciutti entro l’inizio dei festeggiamenti: e che affreschi! Ancora dopo cena, quando raggiungiamo Curé, vice-Curé e fedeli in chiesa per gli ultimi ritocchi e preparativi (musiche, cerimoniale, e quant’altro) sembra di annegare nel colore anche a luce bassa.
I preparativi sono stati accuratissimi: fra Siver e fra Cyril, precisissimi come solo i camerunensi, non hanno lasciato proprio nulla al caso, e hanno pensato anche ai più minuti dettagli. Ne ho puntuale riprova quando ricevo il mio abbigliamento per la festa: quando mi ero preoccupata che il poco tempo a disposizione non mi avrebbe permesso di farmi fare una camicia con il pagne celebrativo del giubileo di San Benedetto, Gianluca mi aveva rassicurato che una camicia per me ci sarebbe stata di sicuro, ma proprio non ero preparata a vedere arrivare Siver con in mano un fascio di camice destinate ai frati ospiti, sì, ma anche un tubino (!) alla Audrey, confezionato sulle misure di una donna alta suppergiù quanto me (ma un po’ più sottile, bisogna ammetterlo: per fortuna le monitrici hanno lasciato saggiamente stoffa d’avanzo, e sono rapidissime a fare la modifica), e con tanto di cerniera che termina con un occhiello a forma di “A”!
Preferisco conservare fresco l’abito per la celebrazione del giorno fatidico (Domenica 10), ma già il pomeriggio della vigilia quasi tutti sono bardati in camicia e/o abito d’ordinanza, per la conferenza dell’insigne storico venuto ad illustrare la storia della parrocchia, che si tiene in chiesa, e vede la presenza nientemeno che di un Ministro della Repubblica.
Quest’ultimo, anzi, parteciperà anche (in veste di giocatore della squadra laica, maglietta e pantaloncini verde-oro) alla partita che si terrà poco dopo, sullo stesso terrain della missione, contro la squadra della parrocchia (nella quale giocherà immancabilmente la sua parte Padre Antonio, maglietta e pantaloncini blu a riga bianca).
Mangiamo in tutta fretta per assistere alla serata di animazione (canti e danze) prevista per le 21; peccato che inizi a piovere proprio quando il tutto è in procinto di cominciare, il che comporta un inevitabile slittamento alle 23, ed il protrarsi dei festeggiamenti ad altissimo volume per buona parte della notte – fino alle 4, per la precisione, con le casse sparate ad altissimo volume verso le nostre porte, come le Trombe del Giudizio.
Malgrado ciò, la mattina seguente il tutto inizia con la massima puntualità, alle 9.00, e si svolge fluidamente: arrivo del Vescovo (e che vescovo!) con presentazione ospiti intervenuti (compreso il M. Rev. Père Dino Franchetto, ancient Curé, ici present) inizio celebrazione, offertorio, omelia, Eucaristia, benedizione, discorso del Ministro (che ho apprezzato molto, malgrado la lunghezza, o forse proprio per quella: ha trovato il modo di ringraziare e menzionare proprio tutti, e ha avuto parole di pace… fossero tutti così), consegna dei bu-bus (abiti tradizionali) agli ospiti (vescovo, ministro, frati tutti), esodo gioioso verso il rispettivo pranzo.
E io capisco di essermi persa in mille dettagli insignificanti e in un resoconto che lo è altrettanto, ma credimi: sarà difficile che riesca a rendere le sensazioni vissute nel contesto –quello della celebrazione in particolare – della mattina del giubileo, i mille colori degli abiti e le espressioni raggianti della folla intervenuta (tanto che sono stati necessari padiglioni e sedili all’esterno, affinché la maggior parte potesse trovare posto), e quelli ricchi e generosi scelti da Marco per affrescare la chiesa, i canti e l’andirivieni, il fioccare e fiorire di mille saluti e sorrisi, il sole, la pulizia e l’ordine pubblico, la speranza radiosa – specie se li confronto con quello che avevo visto al mio primo arrivo, nel 2006, con minore e timorosa partecipazione, persone abbigliate dimessamente e diffidenti, incerte perfino nel sorriso – quasi grigi in una chiesa grigia, e ancora deturpata dalle pustole delle raffiche dei kalash, dove quasi ci si rifugiava per uscire alla fine senza intrattenersi, un folto di banani (o covo di serpenti, come sospettavamo) là dove ora c’è la Grotta della Santa Vergine, una statua con l’abito bianco ed il manto azzurro brillante, circondata da un anfiteatro che è la copia esatta (in piccolo, d’accordo) dell’oratorio della Cattedrale di Abidjan, dove al venerdì si riuniscono le Dames della Legione Mariana per il Rosario e le intenzioni. Senza paura.
Cinquant’anni, già; e un poco di questi li abbiamo vissuti anche noi volontari – pochi in termini di tempo effettivamente speso, perché riposa là una parte più o meno estesa, ma sempre pulsante, del cuore di tutti coloro che ci sono passati, e si sono sentiti subito a casa.
Quindi, vedi: per quanto mi sforzi, sarà difficile che possa rispecchiare anche parzialmente la cosa: fossi Marco, e avessi un’immensa parete da affrescare, allora, forse…


To be continued, pace e bene.


Alessia Allegri



  – news del 25 settembre scorso sulle preparazioni in vista del Giubileo



immagini:

 - fra Dino, fra Giuseppe, fra Oliviero e Alessia Allegri

 - due immagini dei festeggiamenti in occasione del 50°

 - in homepage il Vescovo