14 gennaio 2010_
Un frate cappuccino che si trovava in loco, Demetrio De la Cruz Jiménez, Viceprovinciale dei Missionari Cappuccini di Haiti e Santo Domingo, ha parlato all’agenzia missionaria ‘Misna’
 
"È stata una scossa fortissima e lunga almeno 30-40 secondi; noi ci siamo buttati tutti sul pavimento. Quando la scossa è finita ci sono stati un paio di secondi di silenzio assoluto, poi si sono sentite da fuori le urla della gente, altissime che provenivano da tutte le direzioni. Sembrava la fine del mondo": così frate Demetrio De la Cruz Jiménez, viceprovinciale dei missionari cappuccini di Haiti e Santo Domingo, racconta alla MISNA il terremoto del 12 Gennaio, quando lui stesso era a Port au Prince, nella sede della Conferenza episcopale haitiana situata nel centro della capitale.
"Eravamo un centinaio di religiosi haitiani e di altri paesi caraibici riuniti per
un’assemblea della sezione caraibica della Clar (Conferenza dei religiosi dell’America Latina, ndr)" racconta il missionario contattato a Santo Domingo dove è rientrato ieri dopo aver trascorso le prime 24 ore del dopo sisma a Port au Prince.
Dopo la scossa tutti i religiosi e il personale hanno lasciato l’edificio che mostrava grosse crepe ma non ha subito crolli, ha raccontato ancora fra’ De la Cruz. "Abbiamo visto cominciare ad affluire decine di feriti: venivano alla sede della conferenza episcopale perché in una delle stanze dell’edificio le suore gestiscono un dispensario medico. Li abbiamo sistemati come potevano nel cortile della casa e abbiamo cominciato a curarli, mentre i religiosi haitiani sono corsi a raggiungere i loro familiari e confratelli che non erano riusciti a contattare con il telefonino" dice ancora fra De la Cruz.
 Il missionario racconta che le suore sono riuscite a rintracciare un medico cileno e due dottoresse volontarie, una delle quali arrivata solo domenica dalla Svizzera, ed hanno cominciato a curare i feriti. "La maggioranza aveva ferite alla testa, al volto e agli arti – continua il frate – e quelli più gravi sono stati portati all’ospedale con le auto dei religiosi. Erano le sei o le sette di sera, ma dopo neanche un’ora sono tornati tutti indietro perché all’ospedale non c’era posto e non li potevano curare, così abbiamo continuato ad assisterli come potevamo per tutta la notte".
Il missionario cappuccino dice che i feriti raccolti nel cortile saranno stati una sessantina o anche di più. "La città è una distesa di detriti, non c’è un quartiere di quelli che ho attraversato che sia stato risparmiato" ha detto ancora il missionario parlando con la MISNA,ritornando con la mente al paesaggio visto mentre ieri mattina si dirigeva verso Santo Domingo per la strada che porta a Croix-des-Bouquets e più oltre Fond-parisien, due sobborghi della capitale, ad est dal centro, anch’essi duramente colpiti.
"Le pareti di gran parte delle abitazioni sono tutte crollate e quelle che sono riamaste in piedi sono danneggiate" prosegue, spiegando di aver percorso quella strada in macchina. Fuori dalla città fra’ De la Cruz e i suoi accompagnatori hanno trovato un taxi che li ha portati alla frontiera , dove in autobus sono rientrati a Santo Domingo.

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