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COSTA D'AVORIO

 

 

       I primi cappuccini si insediano nella missione di Toulepleu nel dicembre 1976,  nella diocesi di Man, nella zona nord-ovest del Paese e, alcuni mesi dopo, a Memni, a una quarantina di km da Abidjan, al sud. Da allora, l’impegno prioritario dei missionari è stata la creazione di nuove comunità di base nei villaggi. Per questo motivo, negli anni successivi, sono state assunte le responsabilità pastorali e sociali di Dabré, vicino a Memni, e di Zouan-Hounien e di Tiobly, rispettivamente a 50 e 15 km da Toulepleu. Ciò ha reso possibile costituire centri di animazione articolati in modo da rispondere sia ad esigenze di promozione umana, sia di evangelizzazione. Sono state così realizzate opere sociali come scuole, “foyer” (case di accoglienza per giovani) e dispensari medici.

     Venticinque anni non sono una tappa insignificante nella storia di una missione. Si tratta di un passaggio che permette di guardare indietro con sufficiente distacco e di fissare lo sguardo con fiducia verso il futuro, consapevoli che una parte di cammino è stata fatta ma ancora resta da fare.

     All'inizio di questa avventura va notata una proposta della Provincia dei Cappuccini di Lombardia (26 luglio 1975 ) "per un nuovo campo di lavoro caratterizzato dal servizio alla Chiesa locale, dalla testimonianza di vita francescana e da una pastorale vocazionale". Una risposta incoraggiante è venuta dalla Chiesa della Costa d'Avorio nelle persone del Cardinale Yago e Mons. Bernard Agré. Quest'ultimo, ci tengo a ricordare, mi ha fatto il grande dono quest'anno, in occasione delle celebrazioni e del mio 50° di sacerdozio, di venire a farci visita nella nostra comunità di Alépé.

     Il Vicario Provinciale, padre Lino Garavaglia faceva una visita preliminare in loco, lasciandovi due sacerdoti cappuccini, padre Raimondo Redaelli e padre Luigi Forchini. Così nel raggio di un anno (1976) si arrivava all'approvazione del progetto da parte dei rispettivi Superiori maggiori, con impegni d'apostolato nelle diocesi di Man e di Abidjan.

     Non è facile narrare in dettaglio gli avvenimenti lieti, dolorosi e gloriosi di questi venticinque anni, ma sta il fatto che i protagonisti di questa evangelizzazione si sono immedesimati della crescita della vita cristiana in Costa d'Avorio. Alcuni di essi, come i padri Raimondo Redaelli, Luigi Castelli, Glisente Moscardi, Marcello Rota, Claro Lazzari, Romedio Endrizzi venivano dalla precedente esperienza missionaria in Eritrea; per altri invece tutto era da inventare e costruire. Così per i padri Antonio Forchini, Ernesto Giudici, Marco Pirovano, Oliviero Bergamaschi, Francesco Calloni, Giuseppe Attorre, Antonio Giupponi, Patrizio Bernini, Giuseppe Lecchi, Romano Confortini, Pino Radice, Marco Di Fronzo. La loro formazione avveniva sul campo: con il metodo classico in uno spirito di famiglia che portava all'unità di intenti, ad un lavoro comune da realizzare insieme al clero diocesano.

     Certo le distanze (750 km da Toulepleu a Memni), quando ancora la strada era una pista appena appena percorribile, erano enormi, specialmente per raggiungere i villaggi della foresta: tutto questo ha reso il corpo della missione pieno di cicatrici e di protesi, ma non sufficienti per fermare questi esemplari di dedizione alla causa missionaria, questi animatori naturali della missione del popolo di Dio.

     La parrocchia di preferenza rimaneva la nostra area di servizio, dove in genere mancava tutto un sistema di informazioni e d'accompagnamento, aperta ad ogni evenienza con una disposizione all'accoglienza e all'assistenza.

     Era questo il luogo naturale dell'educazione cristiana.

     Un insieme di gruppi familiari e di persone unite nella solidarietà, là dove la fede è vissuta al quotidiano: catecumenato, sacramenti, insegnamento della dottrina, liturgia e canto corale. Ci aprivamo con molta libertà di fronte alla varietà dei bisogni esistenti. Quello che ci caratterizzava era lo stile francescano con cui si prestava il nostro servizio educativo e sociale: l'attenzione agli umili (come l'attività del dispensario di Monga), l'evangelizzazione in profondità (ad gentes), il servizio della Chiesa locale secondo le necessità più urgenti.

     Punto determinante negli ultimi anni è stato il centenario dell'evangelizzazione della Costa d'Avorio (1995). Con il bilancio conseguente si riparte verso nuovi orizzonti di evangelizzazione, di promozione umana e di servizio degli ultimi. In questo contesto è giocoforza citare l'ospedale di Tiobly e di Zouan- Hounien per la piaga del Buruli e l'apporto di un laicato generoso. Le nostre case diventano sempre più piattaforma di riflessione e di condivisione su diversi soggetti, specie nei confronti del mondo giovanile, dei movimenti ecclesiali e della famiglia.

     Un aspetto caratteristico va assumendo la nostra presenza alla periferia di Abidjan: i villaggi da noi conosciuti si identificavano talvolta per una presenza notevole di cattolici. Tipico era il centro di Memni, una delle prime missioni nel paese e focolaio di vocazioni sacerdotali e religiose. L'offerta di quella parrocchia è stato un atto di fiducia verso di noi e i propositi delle nostre opere.

     Ora, nella recente fraternità intitolata a Padre Pio ad Abidjan-Angré, siamo stati inviati per incontrare altre culture, altre realtà, altre chiese, altri giovani. Amarli, conoscerli, formarli, illuminandoli con la sapienza del Vangelo perché possano compiere scelte libere e consapevoli, anche quelle che riguardano la vita sacerdotale e religiosa è un eminente servizio di carità e di fraternità. Come francescani, il dialogo con la realtà della grande città (Abidjan) e della sua periferia non è una scelta fra le altre, ma un'esigenza di notevole complessità e una grande sfida che richiede molto impegno e dedizione. Infatti il convento nasce proprio, oltre che per la formazione, anche per ospitare gruppi e con l'intento di preparare dei laici nello spirito cristiano.

     Per meglio rispondere come frati cappuccini, a queste esigenze sempre più incalzanti, abbiamo riconsiderato le nostre  presenze, disseminate qua e là, e ci siamo concentrati in tre fraternità principali: Abidjan, Alepé e Zouan-Hounien.

     Venticinque anni di missione in Costa d'Avorio rappresentano un dare, un esporre se stesso per un altro, un'oblazione di carità, una testimonianza vissuta e sofferta per Cristo. Come non esortare questi frati a continuare tale diaconia umile e generosa? Come non dimostrare la nostra stima per quanti lavorano con grande fedeltà, nel silenzio e non senza sacrificio? Essi appartengono a quella Chiesa-Famiglia, all'Ordine francescano, a quel popolo del quale conoscono le vicende e le realtà etniche, politiche ed economiche. Ma non ne parlano. Non è per ignoranza: essi si sentono solidali delle situazioni di crisi, ma ci vivono e camminano con loro. Insieme godono dei risultati positivi e si rammaricano per le sfide da affrontare. Man mano che gli anni passano, l'amicizia si consolida; il capitale di simpatia cresce sempre più. Ognuno di loro lo può testimoniare.

 

Custodia della Costa d’Avorio

 

custode P. Antonio Forchini

06 B.P. 2546 ABIDJAN 06 (Costa D’Avorio)

Tel/fax 00225 – 22.52.59.59

                   e-mail:  fcapucins@aviso.ci

 

Vi operano i seguenti missionari:

Fra Marcantonio Pirovano

Fra Giuseppe Lecchi

Fra Paolo Santagostini

Fra Oliviero Bergamaschi

Fra Dino Franchetto

Fra Patrizio Bernini

Fra Gianluigi Marcassoli

Fra Ernesto Giudici

Fra Giuseppe Radice, in Benin

Fra Gianluca Lazzaroni, in Camerun

Fra Renato Ceriani

Fra Zacharie Kolantrin

Fra Serge Okpo Ollo

Fra Eric Dingui