ETIOPIA
La presenza dei Cappuccini in Etiopia
Dal sec. XVII ad oggi
La Chiesa ortodossa etiopica non e' in comunione con Roma, ed i primi
tentativi di presenza cappuccina furono finalizzati al tentativo,
naufragato, di convertire al cattolicesimo gli etiopici. I due cappuccini
francesi Agantangelo da Vendome e Cassiano da Nantes furono i primi a
cercare di entrare in Etiopia per una presenza missionaria, ma furono
martirizzati a Gondar nel 1638.
L'attività' missionaria riprese nell'Ottocento ma si concentrò nella
conversione al cattolicesimo delle numerose popolazioni etiopiche ancora
animiste, ed estranee quindi al cristianesimo ortodosso. Il cappuccino
italiano fra Guglielmo Massaja dal 1846 fu protagonista di una grande epopea
missionaria, descritta nella sua biografia "I miei 35 anni di Missione
nell'alta Etiopia". Egli fu nominato primo vicario apostolico per i
Cattolici Etiopici e fu anche creato cardinale. Un altro cappuccino
francese, mons. Andre' Jarosseau, continuò come vicario apostolico l'opera
del Massaja, specie nella regione di Harar.
Le comunità cristiane fiorirono numerosissime fra 1923 e 1945
soprattutto grazie all'attività 'del cappuccino francese p. Pascal Luhon,
apostolo dell'Hararghe, Guraghe, Kambatta , Hadya e Wolaita,. Durante
l'occupazione italiana dell'Etiopia, fra 1936 e 1941, alcune province
cappuccine italiane inviarono missionari in gran numero: del Piemonte, di
Lombardia, di Venezia, di Trento, di Genova, di Roma, ma alla fine della
guerra tutti i missionari italiani furono espulsi. Alcuni cappuccini maltesi
rimasero solo come cappellani della comunità cattolica internazionale. Nel
1952 i cappuccini francesi provenienti dalla provincia di Parigi rientrarono
in Etiopia, alcuni di loro continuano ancor oggi il loro ministero
missionario. I cappuccini italiani ricominciarono la loro presenza
missionaria in Etiopia con alcuni missionari della provincia delle
Marche[1969] nel Wolaita e di Bologna (1970) nel Kambatta e Hadja.
Dall'Eritrea i cappuccini lombardi, specie con p. Dositeo Magoni da
Selvino, fondarono alcuni insediamenti in Etiopia, volti soprattutto ad
aiutare le popolazioni locali nelle gravi carestie degli anni 70-80, e
distinguendosi come apostoli dell'assistenza agli orfani.
L'attività' missionaria ha permesso la crescita delle comunità cristiane ed
un numeroso fiorire anche di vocazioni sia sacerdotali che religiose. Tutte
queste numerose presenze furono unificate dall'allora ministro generale fra
Roberto Carraro che il 7 gennaio 1993 eresse la Vice provincia generale d'
Etiopia, con il titolo di Nostra Signora della Misericordia (Maria Kidane
Meheret), patrona della nazione etiopica.
Attualmente ci sono 19 fraternità di cappuccini, con 106 confratelli,
di cui 88 sono etiopici e 18 sono stranieri (italiani e francesi), con una
cinquantina di frati in formazione fra novizi e studenti.
Vice Provincia Etiopia
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