Padovese/ Omelia funerale: Ha pagato con sangue fede a Vangelo
 
16:24 – POLITICA- 07 GIU 2010
 
Mons. Franceschini: Amico di musulmani, è morto martire
Roma, 7 giu. (Apcom) - "A noi cristiani, in modo particolare, questa sua morte ricorda come la fedeltà al Vangelo, in certe situazioni, possa essere pagata con il sangue": così mons. Ruggero Franceschini, arcivescovo di Smirne, ricorda mons. Luigi Padovese, ucciso la scorsa settimana dal suo autista. "La tragica notizia della morte violenta di Mons. Luigi Padovese ci ha lasciati sgomenti, incapaci di capire come potesse essere accaduta una cosa così orribile, soprattutto nei confronti di un Uomo di Chiesa, un Vescovo molto amico dei Turchi e della Turchia. Questa terra si conferma così, ancora una volta, luogo di martirio anche per chi la amava tanto", ha detto il presule durante l’omelia delle esequie del confratello. Mons. Franceschini ha sottolineato che "la memoria di padre Luigi non avrebbe bisogno di essere esaltata con un elenco di opere buone; ma – ha aggiunto – per amore di verita e di giustizia, ci piace ricordare alla Chiesa di Turchia e agli amici non-cristiani alcune delle cose che ha potuto operare, nell’ambito della carita e della cultura, nel breve periodo del suo ministero come Vescovo in Anatolia. Dalle cose piu semplici fino all’impegnativa organizzazione dei Simposi, degli incontri e dei convegni di studio". In particolare, il presule ha ricordato "la condivisione del cibo con gli amici musulmani durante le reciproche feste", "la creazione di un servizio di distribuzione a domicilio di generi alimentari ad oltre 70 famiglie in difficolta (di cui una sola cristiana)", nonché "la simpatia verso la cultura islamica confermata anche dagli ottimi rapporti con il mufti di Iskenderun". Inoltre, "il personale stesso della casa del Vescovo (oltre 10 lavoratori) e composto in maggioranza da persone di religione islamica". "Con lui, anche noi qui continueremo a pregare perché – ha detto mons. Franceschini – su questo Medio Oriente il cielo torni ad essere piu sereno, e i cuori ritrovino la strada della pace, per una coesistenza armoniosa nella collaborazione per il bene comune".
 
 
 
 
07 giugno 2010 S. Antonio Maria Gianelli vescovo
   
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Economia
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7 Giugno 2010
CHIESA FERITA
Turchia, oggi le esequie
di monsignor Padovese
«Verrà una folla enorme, che nessuno si aspetta, vedrà – annuncia l’arcivescovo di Smirne Ruggero Franceschini –. Ci saranno tutti i vescovi della Turchia e sarà un momento intimo, ma grande per dare un saluto a questa nostra persona tanto cara». La polvere che arranca dal deserto siriaco e si gonfia in una caligine umida e quasi oleosa è certamente la stessa nella quale Alessandro il macedone si trovò avvolto a Isso, di fronte alle armate di Dario in fuga. Perché la sua Alessandretta – che i mori chiamarono poi Iskenderun – da sempre è costretta a fare i conti con questo sudario fatto di nubi dense color piombo, come se in questo estremo lembo meridionale della Turchia il clima volesse dire la sua e oggi ci accompagnasse in un luttuoso mutismo dietro ai passi – gli ultimi passi – di monsignor Luigi Padovese.

E accanto ai suoi ci sembra di sentire anche i passi di Murat Altun, l’autista del vescovo, l’uomo fidato, ci sembra di udirli anche quel 3 giugno, mentre Altun attraversa il viale che porta alla residenza del vescovo al 17 di Sultankoy, una villetta bianca con uno spicchio di mare sullo sfondo, le montagne corrucciate alle spalle, la vite che la avvolge dolcemente. Aveva già con sé l’arma con cui avrebbe ucciso? Perché all’improvviso, non sapremo forse mai come, scorre il sangue, la vita terrena di Luigi Padovese lascia il posto al crepitare delle lacrime e dello sgomento che avvolge la piccola comunità cristiana di Iskenderun e di rimbalzo, via via, come cerchi nello stagno, l’Anatolia, l’Europa, la Chiesa tutta.
«Di ipotesi ne sono state fatte molte – dice Maria Grazia Zambon, già assistente del successore di don Santoro a Trebisonda e oggi a Iskenderun, a ricevere fedeli, a smistare devoti a confortare i confusi per conto di monsignor Franceschini – e soprattutto i giornali si sono presi la libertà di immaginare ogni possibile congettura. Io credo che la tragedia del vescovo si racchiuda in quel gesto folle e definitivo. Nient’altro».

Nient’altro. Assediata da una modernità convulsa che allinea la promessa di un benessere che ancora non è arrivato assieme all’onnipresente orgoglio nazionalistico alimentato dal mosaico di custodi del kemalismo, Iskenderum ha finito per dimenticare presto l’orribile morte del vescovo cristiano, presa com’è dal lutto nazionale degli otto «martiri della Mavi Marmara», come li hanno battezzati i giornali.
«Eppure – dice monsignor Franceschini – dietro il laicismo di Stato c’è un mondo musulmano con il quale il dialogo c’era e c’è ancora. Quel dialogo che il vescovo Padovese promuoveva in ogni modo. Pensi alla ventina di simposi sul Medio Oriente, nei quali cercava di imitare e ripristinare la creatività delle prime comunità cristiane».

Dice Hakan Sentürk, giovane imprenditore di Iskenderun e marito di Iris, ex sindaco della città: «I cristiani sono una minoranza, quasi non ci si accorge di loro. Ma alle feste musulmane li abbiamo sempre invitati. Il dialogo secondo me c’è sempre stato. Come però i fatti di sangue, Trebisonda, i quattro protestanti assassinati, il giornalista armeno. C’è sempre qualcuno che accende la fiamma della follia».

«Ha ragione lei – dice l’arcivescovo di Smirne – sono tanti piccoli Alì Agcà di provincia, una punta di spillo nel corpo immenso della sterminata moltitudine dei musulmani turchi». La polizia è stata chiara: Murat ha agito probabilmente da solo, la tesi politica di una ritorsione dopo i fatti di Gaza non ha sostanza, quella dell’intolleranza religiosa nemmeno.

E si fa strada una spiegazione, plausibile, pur nella sua crudezza. Secondo il vescovo emerito di Verona, padre Flavio Carraro, Murat era preoccupato per le condizioni economiche della famiglia ed aveva chiesto a monsignor Padovese che gli trovasse un posto di lavoro in Italia. «Eravamo riusciti a trovargli un impiego presso un imprenditore veneto, che era disposto ad assumerlo immediatamente. Ma ci è stato poi spiegato che dovevamo aspettare l’assegnazione delle quote di immigrati. Non so se anche questa attesa possa avere in qualche modo esasperato l’animo del giovane».

Forse la verità è proprio questa. Eppure il giornale locale Soz scrive a chiare lettere: «Massacrato il vescovo. Il prossimo chi sarà?». Il governatore del distretto di Iskenderun Gengiz Aksak si premura di smentire: «Questi gesti isolati non intaccheranno l’amicizia costruita in questi anni». È la versione ufficiale, quella della follia, anche se sotto traccia il mormorio, il brusio di fondo che accompagna lo sgomento a due giorni dalla tragedia sta diventando sempre più udibile. «Forse Murat non era solo – azzarda l’arcivescovo di Smirne: per quanto forte possa essere una persona, tutte quelle ferite, la testa quasi staccata dal tronco… Forse qualcuno l’ha ispirato, è facile con le menti deboli. La polizia dice che è stato un raptus. Ci credo, mi attengo. Ma mi tengo anche i miei dubbi».

Monsignor Franceschini non ci tiene a farlo sapere, ma a Smirne è stato ripetutamente oggetto di attenzioni. E anche di una bomba incendiaria contro la cattedrale. «È vero, ma è vero anche che ho detto al giudice: tanto lo so che troverete in poche ore un “pazzo” e che lo accuserete del gesto. E so anche che lo libererete prestissimo. Anche l’assassino di don Santoro è tornato pr esto in libertà. Così ho rifiutato la guardia del corpo che mi era stata offerta dalle autorità di Smirne. Perché noi non ce ne andremo mai da qui, questo lo debbono sapere».

Sventolano sui balconi le centinaia di bandiere con la mezzaluna fra la selva di antenne paraboliche e il profumo onnipresente del kebab, fra il traffico selvaggio e il carosello sgangherato delle automobili in quella mesta imitazione del fasto occidentale che fa di Iskenderun una sorta di caricatura asiatica del tratto meno nobile del consumismo, un po’ come accade a Ramallah, a Gaza, ad Amman.

I funerali del vescovo Padovese si svolgeranno domani alle 16 e forse esattamente una settimana più tardi una cerimonia sarà tenuta a in Duomo a Milano, città dove sarà tumulato. Nella veglia di preghiera di ieri, mentre inaspettatamente dopo un giorno grigio il tramonto si tingeva di rosa, monsignor Franceschini ha detto: «È stato un grande vescovo. Teneva al dialogo interreligioso, ai diritti delle minoranza. Nessuno potrà mai dimenticarlo».

 
Giorgio Ferrari
 
 
 
 
 
lunedì 07 giugno 2010
 ESTERI
sabato 05 giugno 2010, 08:00
Il Papa: l’islam non c’entra col caso Padovese
di Andrea Tornielli
 



·          1 L’assassinio di monsignor Padovese non ha nulla a che fare con il fondamentalismo islamico e non getta un’ombra sulla prosecuzione del dialogo con i «fratelli islamici». Lo ha affermato Benedetto XVI, a meno di ventiquattr’ore dal barbaro assassinio del Vicario apostolico dell’Anatolia, rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo che lo stava portando a Cipro. Sul sedicesimo viaggio internazionale di Ratzinger, prima visita di un Papa nell’isola evangelizzata fin dai tempi apostolici da Paolo e Barnaba, gravano le notizie provenienti dalla Turchia, dopo l’omicidio del vescovo italiano, e da Israele, dopo il blitz alla flotta pacifista che voleva raggiungere Gaza.
Benedetto XVI non accredita la pista del fondamentalismo anticristiano e spiega che quello del Vicario dell’Anatolia: «Naturalmente sono profondamente addolorato per la morte di monsignor Padovese, che ha anche molto contribuito alla preparazione del Sinodo, ha collaborato, è sempre stato un elemento prezioso in questo sinodo: raccomandiamo alla bontà del Signore la sua anima. Questa ombra tuttavia non ha niente a che fare – ha aggiunto – con i temi né con la realtà del viaggio perché non dobbiamo attribuire alla Turchia o ai turchi questo, è una cosa sulla quale abbiamo poche informazioni: sicuro è che non è stato un assassinio politico o religioso, si si è trattato di una cosa personale, aspettiamo ancora tutte le spiegazioni, ma non vogliamo adesso mescolare questa situazione tragica con il dialogo, con l’Islam».
Parlando della crisi internazionale seguita al blitz israeliano in acque internazionali, Ratzinger ha invitato tutti alla pazienza: «Possiamo anche essere di aiuto con consigli politici, strategici, ma il lavoro essenziale del Vaticano è sempre quello religioso, che tocca il cuore. Con tutti questi episodi che viviamo, c’è sempre il pericolo che si perda la pazienza, che si dica: adesso basta, che non si voglia più cercare la pace». «Mi sembra – ha continuato – che dobbiamo quasi imitare Dio, la sua pazienza, e dopo tutti i casi di violenza non perdere il coraggio, non perdere la longanimità, e ricominciare: creare questa disposizione del cuore e ricominciare sempre di nuovo nella certezza che possiamo andare avanti, che possiamo arrivare alla pace, che la violenza non è la soluzione ma la soluzione è la pazienza del bene».
Ratzinger ha quindi esortato a continuare il confronto anche con il mondo islamico, e ha invitato tutti i cristiani ad avere «una comune capacità» di dialogo con i musulmani che «sono nostri fratelli nonostante le diversità». Anche questo dialogo è tra gli obiettivi del prossimo Sinodo dedicato al Medio Oriente. L’incoraggiamento del Pontefice è a «continuare il dialogo con loro», dato che «tutti i tentativi per una convivenza sempre più fruttuosa e fraterna sono molto importanti».
Il Papa ha voluto dunque sottolineare il carattere squisitamente religioso del suo viaggio a Cipro, Paese diviso in due da un muro dopo l’invasione dei militari turchi nel 1974. L’arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos II, nell’accogliere il Papa durante la cerimonia ecumenica a Paphos, ha rivolto un duro atto di accusa contro il governo di Ankara, definendo «barbara» l’invasione e l’occupazione di una parte del territorio cipriota, e chiedendo al Pontefice «una cooperazione attiva» alla causa del Paese. Ma Ratzinger non ha risposto all’appello, e nel suo discorso ha evitato accenni politici, lanciando invece un invito al dialogo ecumenico tra i cristiani. Mentre usciva dall’antica chiesa mariana di Paphos, Benedetto XVI ha costeggiato una transenna dietro la quale erano assiepati molti fedeli, e alcuni bambini sono riusciti a sgusciare verso di lui per salutarlo.
 
 
 
L’Eco di Bergamo, 06 giugno 2010
 
«Uomo del dialogo in Turchia. Coglieva i segni di speranza»
 
Il vescovo di Bergamo ricorda l’amicizia con monsignor Luigi Padovese. «Nei suoi resoconti la passione e anche la sofferenza per i cristiani nel Paese»
Bergamo. Sapeva cogliere ogni piccolo passo compiuto nel dialogo interreligioso e politico in Turchia come un segno di speranza grazie a un’intelligenza lucida e non certo ingenua del difficile contesto mediorientale. Il vescovo di Bergamo ricorda monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, morto giovedì scorso per mano del suo autista, un giovane turco di 26 anni afflitto da una grave depressione.
Monsignor Francesco Beschi rievoca i momenti di condivisione e preghiera con monsignor Padovese e «il suo carattere amabile e cordiale» manifestato dal primo incontro, in una fine di giugno del 2003 per gli esercizi spirituali dei vescovi lombardi sul Garda, fino a quello che di lì a pochi giorni si sarebbe rivelato l’ultimo incontro, a fine maggio, in occasione dell’assemblea generale della Conferenza episcopale italiana a Roma.
Eccellenza, lei ha ribadito durante l’ultimo Consiglio pastorale diocesano la vicinanza della Chiesa di Bergamo a monsignor Luigi Padovese. Qual è il suo personale ricordo del presidente della Conferenza episcopale turca?«Ho conosciuto monsignor Padovese per la prima volta a fine giugno 2003 quando non era ancora vescovo e, come frate cappuccino, veniva molto apprezzato per i suoi studi di Patristica. Conduceva nell’Eremo di Montecastello sul Garda la predicazione per i vescovi lombardi riuniti negli esercizi spirituali. Non eravamo in tanti, una quindicina di vescovi in tutto, e la ricordo come un’esperienza intensa e gradita. Da allora si è consolidato un legame, un’amicizia, una cordialità di rapporti rinnovati nel tempo. Monsignor Padovese infatti frequentava la Conferenza episcopale italiana nell’assemblea annuale a maggio e quasi sempre prendeva la parola per portarci la sua testimonianza sulla situazione in Turchia. Una voce sempre pacata, equilibrata e allo stesso tempo forte. E in quelle occasioni potevo salutarlo ancora, avvertire tutta la sua passione e anche la sua sofferenza per i cristiani in Turchia».
In questi giorni monsignor Padovese è stato da più parti ricordato come l’uomo del dialogo e della riconciliazione. «Apprezzava i segni di speranza, quei piccoli passi verso il dialogo che erano continuamente compiuti in un contesto piuttosto difficile. L’anno paolino che si è concluso di recente era stato una grande occasione: lui aveva molto lavorato perché i luoghi di San Paolo fossero curati, perché il governo turco sostenesse la celebrazione di questo evento e l’accoglienza dei pellegrini cristiani da tutto il mondo. C’era stato un grande sforzo e molti lo avevano conosciuto anche in quella circostanza come un uomo di grandissima cordialità. Gli stessi sacerdoti bergamaschi mi hanno riportato i loro ricordi positivi dell’incontro avvenuto durante il pellegrinaggio in Turchia».
Tra l’altro la diocesi di Bergamo nutre un profondo legame con la comunità cristiana in Turchia e il vicario apostolico dell’Anatolia.«Monsignor Padovese ha frequentato Bergamo in nome di Papa Giovanni XXIII. Proprio di recente ci eravamo sentiti pensando a un progetto che ricordasse l’apertura, 50 anni fa, della prima nunziatura a Istanbul con la nomina di monsignor Angelo Giuseppe Roncalli nel ruolo di delegato apostolico. Ci eravamo accordati promettendo che la diocesi di Bergamo avrebbe sostenuto la pubblicazione di un volume per celebrare quella circostanza. Purtroppo monsignor Padovese è venuto a mancare, ma noi proseguiremo certamente in questo progetto anche per onorare la sua memoria».
Fu proprio monsignor Padovese a celebrare i funerali di un altro sacerdote italiano ucciso in Turchia, don Andrea Santoro, nel 2006. In quell’occasione ricordò il valore della testimonianza di fede oltre il fanatismo religioso.«Monsignor Padovese era una persona di grande intelligenza e quindi aveva una capacità di giudizio molto lucida in relazione a questo fatto. Sapeva che i contatti con la popolazione erano positivi, anche se connotati da una certa difficoltà di poter stabilire un dialogo con l’islamismo turco. Non considerava, però, questa circostanza un ostacolo insormontabile. Si trattava di compiere passi progressivi: ogni piccolo passo in direzione del dialogo e dell’incontro era sempre molto valorizzato da lui. Sottolineo, però, che non era un uomo ingenuo, anzi lucido e consapevole».
La tragica morte di monsignor Padovese ha una singolare concomitanza con il viaggio a Cipro del Papa.«È stato appurato che non vi è una coincidenza voluta tra i due eventi (è stato accertato che la morte di monsignor Padovese non ha alcuna matrice politica e religiosa: ndr). Proprio monsignor Padovese avrebbe dovuto recarsi a Cipro ad accogliere il Santo Padre. Il Pontefice ha raccolto questa concomitanza per rilanciare immediatamente, nel ricordo del vicario apostolico scomparso, l’importanza del dialogo».
Elena Catalfamo
 
 
ZI10060509 – 05/06/2010
Permalink:
http://www.zenit.org/article-22734?l=italian
 
Il Papa addolorato per l’assassinio di monsignor Padovese
Invia un telegramma di cordoglio al Nunzio Apostolico in Turchia
 
CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 5 giugno 2010 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha accolto con grande dolore la notizia dell’uccisione di monsignor Luigi Padovese, OFM Cap, Vicario Apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza Episcopale Turca, accoltellato questo giovedì dal suo autista, Murat Altun, a Iskenderun (Turchia).
Il Papa ha espresso la sua tristezza in un telegramma di cordoglio che ha inviato tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone al Nunzio Apostolico in Turchia, monsignor Antonio Lucibello.
Nel testo, il Cardinal Bertone spiega che il Papa è “profondamente rattristato” dalla morte del presule e chiede al Nunzio di “presentare le sue sentite condoglianze e l’assicurazione della sua vicinanza nella preghiera ai Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici della Chiesa in Turchia”.
Allo stesso modo, il Pontefice raccomanda “la nobile anima di questo amato pastore all’infinita misericordia di Dio nostro Padre”, ringraziando “per la generosa testimonianza al Vangelo e l’impegno risoluto per il dialogo e la conciliazione che hanno caratterizzato la sua vita sacerdotale e il suo ministero episcopale”.
Nel volo verso Cipro, questo venerdì, Benedetto XVI si è detto “sicuro che non si tratta di un assassinio politico o religioso”.
Il Vescovo era nato a Milano il 31 marzo 1947 ed era stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1973. Nel 2004 era stato nominato Vicario Apostolico dell’Anatolia.
I suoi funerali si svolgeranno questo lunedì, 7 giugno, alle 16.00 nella Cattedrale di Iskenderun. Le esequie saranno presiedute da monsignor Ruggero Franceschini, Arcivescovo di Smirne, alla presenza delle autorità locali.
Un comunicato del portavoce della Conferenza Episcopale Turca ricorda che, come nelle volontà del defunto, il corpo di monsignor Padovese verrà tumulato a Milano nella tomba di famiglia.
Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) ha espresso in una nota “comunione di preghiera” e “vicinanza ai Vescovi, sacerdoti, consacrati e tutto il popolo cristiano in Turchia” per questo evento drammatico, affermando che “la loro sofferenza è anche nostra”.
“La morte così tragica di mons. Luigi Padovese, avvenuta nella Solennità del Corpus Domini, lo unisce in un modo particolare al Signore Gesù che ha dato la vita per il Suo popolo – afferma il CCEE, una rappresentanza del quale parteciperà ai funerali –. Noi preghiamo anche per chi ha compiuto un tale delitto perché solo il Signore può scrutare e cambiare il cuore degli uomini”.
 
 
 Agenzia SIR, venerdì 04 giugno 2010, www.agensir.it
 
18:21MONS. PADOVESE: MESSAGGIO DI CORDOGLIO DEL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO
Con grande dolore abbiamo ricevuto la notizia della tragica morte del compianto Vescovo Luigi Padovese, che ha reso un servizio preziosissimo alla Chiesa cattolica e al popolo di Dio”. È questo il contenuto del messaggio di cordoglio inviato oggi al Santo Padre da Sua Santità il Patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, per l’uccisione di mons. Luigi Padovese. “Dopo aver pregato per il riposo dell’anima del compianto fratello nelle tende dei giusti con coloro che sono stati graditi al Signore, esprimiamo alla Vostra molto amata e reverendissima Santità la vicinanza e le condoglianze del Patriarcato Ecumenico e le nostre personali per la morte di questo eccellente Vescovo – prosegue il messaggio -, invocando che il Cristo nostro Dio, il quale ha il potere sia sui morti che sui vivi, conceda il riposo all’anima di colui che ci ha lasciati per dimorare all’ombra del Legno dal quale scaturiscono le sorgenti della vita. La sua memoria rimanga per sempre”. Il messaggio del Patriarca si conclude con “un abbraccio fraterno” al Santo Padre e i saluti “con profondo amore e grande stima”.