Il nostro Fratello, Mons. Luigi Padovese, è morto tragicamente giovedì scorso. La sua

vita è stata soppressa repentinamente da una mano omicida, che ha agito con inaudita

violenza. Tutti siamo ancora sgomenti ed esterrefatti per questo terribile evento; tutti ci

interroghiamo sul perché e sul come ciò sia avvenuto; tutti vorremmo sapere…

Non è questo ciò che più importa. Di fronte a un evento così triste e doloroso non c’è da

chiacchierare; è necessario tacere e adorare. Questo è il momento del silenzio; è il momento

dell’adorazione degli imperscrutabili disegni di Dio, che è amore e misericordia,

che è Padre, cha ha sempre pensieri di pace e non di afflizione.

Tuttavia era ben giusto che fr. Luigi Padovese venisse ricordato in maniera particolare

in questa Fraternità del Collegio Internazionale. Ringrazio il Rettore che ha preso

l’iniziativa e mi ha invitato a presiedere questa Eucaristia nella quale vogliamo esprimere

tutta la nostra gratitudine al Signore, che ci ha dato fr. Luigi come compagno di viaggio,

con il quale abbiamo condiviso tante ore tristi e liete di vita fraterna. Con lui si stava

bene; gli si poteva parlare con facilità; non creava soggezione; era una persona semplice,

forse a volte appariva un po’ ingenua.

La sua vita è legata a questo Collegio, dove egli ha trascorso la maggior parte della sua

esistenza. Venne qui nei primi anni 70 per gli studi universitari che lo portarono alla

laurea in teologia patristica. Io ho condiviso con lui quegli anni universitari, in questa

Fraternità; abbiamo vissuto assieme le grandi idealità e il grande fervore che caratterizzò

l’immediato post Concilio e l’avvio di un grande movimento di rinnovamento nella

Chiesa e nell’Ordine; anni che, pur tra le tante contraddizioni che li caratterizzarono, in

qualche modo dovrebbero oggi costituire un punto di riferimento per noi, perché, per

dirla in breve, erano anni più di carisma che di amministrazione, a differenza degli attuali,

sia all’interno che all’esterno dell’Ordine.

Luigi ha molto collaborato per l’animazione di questa Fraternità: nominato Prefetto degli

Studi nel 1983, l’anno successivo ricevette anche l’incarico di Vice Rettore e mantenne

ambedue gli uffici sino al 1988.

Per decenni ha svolto l’attività di docenza alla Gregoriana e all’Antonianum e si è dedicato

alla ricerca scientifica, non omettendo un servizio alla Vita consacrata in diversi Istituti

religiosi con la predicazione e l’animazione degli Esercizi spirituali e di Corsi di

aggiornamento.

Per diversi anni è stato Preside dell’IFS e si è molto adoperato per l’incremento e lo sviluppo

di questa nostra Istituzione di formazione universitaria. La sua generosa e intensa

attività all’IFS gli ha prestato l’occasione, tra l’altro, di evidenziare il suo grande amore

per l’Oriente, in particolare per la Turchia, terra delle origini cristiane, la Terra Santa

della Chiesa. Promosse quindi strenuamente e intensamente tante iniziative scientifiche

e culturali, che gli offrirono possibilità di sviluppare anche un impegno a livello

dell’Ecumenismo e del dialogo inter-religioso. I Simposi di Efeso e di Tarso, per esempio,

portano l’impronta della sua fervorosa e intelligente attività. Altrettanto grande fu la

sua collaborazione con la Congregazione per le Chiese Orientali.

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Nel 2004 venne nominato Vicario apostolico dell’Anatolia e fu consacrato Vescovo. La

sua vita acquisì una grande dimensione pastorale; divenne ancora più impegnata e sempre

meno gratificante, in mezzo a disagi e difficoltà di ogni genere, aperta ad ogni rischio.

“Porta e non muro” – ha detto il card. Tettamanzi – è stata la vita di mons. Padovese,

spesso sotto scorta eppure così libera di annunciare il Vangelo in terra arida; “porta e

non muro” la Chiesa che egli ha voluto, piccolo gregge aperto all’amicizia delle genti;

porta e non muro per accogliere le lacerazioni che abitano il cuore dei popoli e degli

uomini, anche di colui che follemente ha levato la sua mano e per il quale egli continua

ad essere “fratello” e “padre” (Card. D. Tettamanzi).

Luigi è stato un uomo semplice, alla mano, umile, e da Vescovo impegnato ad aiutare i

poveri, i sofferenti, i bisognosi. Uomo dalle buone relazioni. Sapeva parlare ai semplici

e agli uomini di cultura e alle autorita civili e religiose. Aveva una parola buona per tutti.

Uomo del dialogo ecumenico e interreligioso. Basti ricordare gli ottimi rapporti con il

mufti della regione e la profonda amicizia con il Patriarca ortodosso Bartolomeo I.

Il Papa ne ha ricordato la generosa testimonianza al Vangelo e l’impegno risoluto per il

dialogo e la conciliazione che hanno caratterizzato la sua vita sacerdotale e il suo ministero

episcopale.

Domenica scorsa, consegnando l’Instrumentum Laboris della prossima Assembllea del

Sinodo dei Vescovi per la regione del Medio Oriente, il Papa ha detto ancora: “… ritengo

doveroso fare memoria del defunto Vescovo Luigi Padovese, che, come Presidente

della Conferenza Episcopale Turca, ha contribuito alla preparazione dell’Instrumentum

Laboris, che oggi vi consegno. La notizia della sua morte improvvisa e tragica, avvenuta

giovedì, ha sorpreso e colpito tutti noi. Affido la sua anima alla misericordia di Dio onnipotente,

ricordando quanto egli si impegnò, specialmente come Vescovo, per la mutua

comprensione in ambito interreligioso e culturale e per il dialogo tra le Chiese. La sua

morte è un lucido richiamo alla vocazione che tutti i cristiani condividono ad essere, in

ogni circostanza, testimoni coraggiosi di tutto ciò che è buono, nobile e giusto”.

Anch’io voglio ricordare così Luigi Padovese, nostro Fratello Vescovo, e con voi presentarlo

al Signore e raccomandarlo all’amore misericordioso del Padre.

La Parola di Dio di questo martedì della X settimana per annum ci illumini e, nel ricordo

di Luigi che l’ha seminata a piene mani con la sua intensa operosità e generosità, ci

spinga a essere realmente luce del mondo e sale della terra per contribuire alla trasformazione

della società secondo i valori evangelici e la costruzione della civiltà

dell’amore.