| PROGETTI 2007 |
La realtà del carcere è davvero
impressionante ma si può intervenire per migliorare la condizione dei
detenuti e favorire la loro rieducazione
e il loro reinserimento sociale.
Dal 1994 i nostri frati cappuccini, su invito del Vescovo, offrono
la loro assistenza al carcere centrale di Bamenda; oltre al carcere
centrale si seguono anche i tre penitenziari distaccati di N dop, Mbengwi e
Wum. La popolazione carceraria varia da 650 a 800 detenuti, un quarto sono
ragazzi con un’età compresa tra i 14 e i 18 anni che spesso sono stati
ripudiati o addirittura non hanno parenti che possano occupar si della loro
situazione legale.
Il più delle volte vengono incatenati ai piedi e
vengono a contatto con i peggiori criminali; violenze e maltrattamenti
sono all’ordine del giorno. Qui le condizioni di vita sono durissime: il
governo passa soltanto un pasto giornaliero consistente in un pugno di
farina di granoturco cotta nell’acqua ed una forchettata di erbe amare;
non ci sono medicinali né vestiti.
I frati, con altri operatori pastorali, sono una presenza religiosa
accanto a loro per cercare di affrontare le più disparate situazione di
bisogno: oltre alla formazione religiosa e morale, si provvede a fornire
una integrazione alimentare di riso, olio, verdure e legna da ardere; si
fornisce vestiario e i medicinali necessari per far fronte alle situazioni
di disagio sanitario. Fortunatamente si trova una buona collaborazione con
l’ospedale centrale di Bamenda e con le varie corti giudiziarie locali.
Ci si occupa anche dell’assistenza sociale, legale e di
conciliazione. L’opera più impegnativa è quella di educazione e formazione
professionale rivolta particolarmente ai giovani detenuti, si organizzano
corsi di sartoria, calzoleria, informatica, teoria e pratica di
elettricità e teoria e pratica di elettronica. Con quest’opera di
formazione si fornisce una base a questi giovani affinché una volta fuori
dal carcere possano trovare un impiego nella società. La risposta dei
ragazzi è stata positiva, desiderosi di imparare per poter rifarsi una
vita una volta usciti.
La vostra generosità ha permesso tutto questo: "ero in carcere e mi avete
visitato", tramite i missionari continuiamo questa opera di carità. |
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