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Viviamo
in un mondo in cui le parole hanno il sopravvento: di tutto si parla, di
tutto si discute, si fanno dibattiti, si pubblicano libri, giornali, si
esalta la comunicazione a ogni livello e in ogni forma. La televisione è
un contenitore che libera parole in modo indiscriminato e ci abitua a
tutto: basta pigiare il telecomando e con estrema disinvoltura si passa
dal resoconto di un bollettino di guerra che comunica cifre agghiaccianti,
ad un gruppo in salotto che discute di stupidaggini. Le parole ci
bombardano e la loro quantità ci rende, all’opposto, sempre più
indifferenti. Parliamo di tutto e spesso corriamo il rischio di non
approfondire nulla. Kahlil Gibran, poeta, pittore, filosofo di origine libanese, ma vissuto per la maggior parte del tempo in America, ci invita, proprio partendo dalle parole, a riflettere sul significato del silenzio.
In uno dei suoi libri più famosi, “Il profeta”, pubblicato per la prima volta nel 1923, l’eletto Almustafà, in procinto di abbandonare la sua città di Orfalese è raggiunto dai concittadini che nel triste commiato gli chiedono di rispondere agli interrogativi eterni sui più grandi temi come l’amore e l’amicizia, la gioia e il dolore, il bene e il male, la religione, la conoscenza, la morte. Le sue considerazioni illuminanti, ricche di verità e mistero, sono in realtà un monito a fermarsi a pensare, a recuperare il dono della riflessione, perché “il canto della voce è dolce, ma il canto del cuore è la pura voce dei cieli”. Paradossalmente nel mondo moderno, a fronte di un proliferare spesso insensato di voci e parole, ci sono ancora tante persone che al silenzio sono costrette e spesso il loro silenzio diventa anche silenzio dell’anima che non ha la possibilità di innalzarsi al cielo. Sono tutti quegli esseri umani che vivono nei paesi sottosviluppati dove la povertà estrema, le inutili guerre che proliferano inosservate, la mancanza di alimentazione, di igiene, di strutture sanitarie, di educazione, alimentano il silenzio che nasconde problemi scomodi da affrontare e accentuano il mutismo interiore di tante anime vittime di ingiustizie, maltrattamenti, tragedie e morte.
Fra di loro ci sono anche milioni di bambini sottoposti a gravi forme di sfruttamento e discriminazione che sono diventati “invisibili” al mondo e il loro silenzio non ha i mezzi né la forza di trasformarsi in voce.
Il Rapporto Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2006 - Esclusi e invisibili” prende in esame i fattori che riducono i bambini all’invisibilità rendendoli perciò più vulnerabili. Prima di tutto la mancata registrazione al momento della nascita che non permette loro di essere riconosciuti quali membri della società causando la negazione di un’istruzione, un’assistenza sanitaria e altri servizi fondamentali per la loro crescita e per il loro futuro. In secondo luogo, ci sono i bambini che, avendo perso i genitori principale veicolo di protezione, sono costretti a provvedere a se stessi: lasciano la scuola, vivono per strada esposti ad ogni forma di sfruttamento ed i loro bisogni sono completamente trascurati. Un altro fattore causa di esclusione è che i bambini sono spesso costretti ad assumere prematuramente il ruolo di adulti. Oltre 250.000 fanciulli sono attualmente arruolati come soldati nelle guerre in corso in varie parti del mondo, molti sono coinvolti come combattenti, altri svolgono attività di cuochi, portatori, corrieri, schiavi sessuali. Ci sono poi quelli (171 milioni) che lavorano in fabbriche, in miniera, nel settore agricolo con macchinari pericolosi, in condizioni rischiose, esposti alla possibilità di lesioni, malattie e morte.
Infine è impossibile conoscere il numero di giovani vittime di varie forme di sfruttamento: molti scompaiono in traffici illegali, magari per lavorare nell’industria del sesso. Tutti questi bambini, i più invisibili, sono esclusi dall’istruzione, subiscono maltrattamenti fisici e sono sovraccaricati di lavoro.
I Missionari Cappuccini da sempre sono impegnati a combattere queste ingiustizie ed hanno intrapreso una rete di aiuti per intervenire nelle situazioni più drammatiche. Progetti per la realizzazione di opere e strutture sociali, adozioni (sostegno) a distanza, sono tutti mezzi che stanno producendo frutti importanti ed hanno contribuito a cercare di dare voce a chi non ha voce.
Il calendario del 2007 nasce da queste riflessioni ed è ricco di tante bellissime immagini, realizzate da padre Francesco Calloni, un cappuccino che ben conosce le realtà difficili e che da sempre ha contribuito a testimoniare all’occidente chi spesso non è oggetto dei discorsi importanti. Bambini e donne di paesi lontani che ci offrono momenti intensi e che nel silenzio di una fotografia hanno, in realtà, tante cose da dirci e soprattutto riescono a trasmetterci la dolcezza e un sentimento d’amore, d’amicizia e tenerezza nonostante le difficoltà della loro triste situazione.
Non serve aggiungere troppe parole; semplicemente la loro presenza possa diventare uno stimolo per la nostra anima, portarci a pensare a ciò che noi realmente possiamo fare, perché “il pensiero”, come ci ricorda Gibran, “.. è un uccello dell’immenso, che in una gabbia di parole può anche spiegare le ali, ma non volare.”
Loro forse avrebbero di che parlare se gli fosse data una voce, ma a volte il silenzio di uno sguardo vale più di mille inutili parole.
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Kahlil Gibran
Nasce in
Libano il 6 gennaio 1883 da una famiglia cristiano maronita, comunità di
cattolici di rito siriano che vive in Libano; crebbe con due sorelle e il
fratellastro. Dopo una prima emigrazione negli Stati Uniti, torna nel 1899 a
Beirut per studiare la lingua e la letteratura araba, soggiornò poi in
Libano e Siria, ma nel 1902, desideroso di rivedere la terra che aveva
segnato gran parte della sua vita, rientra a Boston. Nel 1908 è a Parigi per
studiare all'Accademia di Belle Arti e si avvicina alla filosofia di
Nietzsche e di Rousseau. Conosce Mary Haskell che sarà sua mecenate,
collaboratrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Nel 1920
è tra i fondatori a New York della Lega Araba, che doveva rinnovare la
tradizione araba con l'apporto della cultura occidentale. Il successo di
Gibran si deve soprattutto alla raccolta poetica "Il profeta" (1923): su
tutto prevale l'idea di una concezione della divinità, in cui vi si
intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia. La mistica di
Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per immagini ricorrendo
a un mondo simbolico dai mille significati, che per la sua universalità
sollecita l'uomo indù e il cristiano, l'ateo e il credente. La sua
personalità che si pone tra oriente e occidente, è davvero eclettica: oltre
che scrittore, fu anche pittore e organizzatore di cultura, in
controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Altre sue produzioni
da ricordare sono il testo autobiografico "Le ali infrante" e le "Massime
spirituali", un testo tipico della sua produzione, tra l'aforistico e il
mistico, teso a una conciliazione tra occidente e oriente. Morì a New York
nel 1931e la sua salma fu portata, secondo le sue volontà, in un eremo
libanese.
Francesco Calloni
Sacerdote cappuccino, è
nato a Buscate (Mi) nel 1942; ha conseguito la Licenza in Teologia nel 1968
all'Università Lateranense di Roma, poi il diploma di Belle Arti nel 1969
all'Accademia di Brera a Milano e la laurea in lettere moderne con indirizzo
artistico all’Università Cattolica nel 1978.
Dopo aver praticato la pittura e allestito mostre personali e dopo aver
insegnato per nove anni storia dell'arte nel liceo classico di Varese, ha
trascorso sei anni come missionario in Costa d'Avorio. Dal 1985 è stato
direttore delle riviste «Cammino» e «Continenti». Dal 1988 ha pubblicato
numerosi volumi che, illustrati dalle sue fotografie spettacolari, sono
diventati in breve tempo grossi successi nel campo della saggistica
antropologica. Attualmente vive nel convento dei frati Cappuccini di Cerro
Maggiore (Mi), dove esercita il ministero religioso.
I momenti liberi vengono trascorsi tra le sue grandi passioni: la pittura e
la gestione del suo immenso archivio fotografico.
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progetti calendario:
"Ye Selam Mender" - Villaggio della pace (in
Etiopia) - Gennaio
Alimentazione integrativa (Eparchia di Barentù)
- Febbraio
Giovani nelle prigioni (a Bamenda in Camerun)
- Marzo
Contro l'aids (a Shisong in Camerun) -
Aprile
Lotta alla piaga di Burulì: Centro "San Padre Pio" (Costa D'Avorio)
- Maggio
Centro accoglienza "Frei Alberto Beretta"
(Grajaù, Brasile) - Giugno
Estensione acquedotto Bambui
(Camerun) - Luglio
"O bom pão de São Antonio"
(São Luís, Brasile)
- Agosto
Lebbrosario San Marino (Grajaù,
Brasile) - Settembre
Centro "La Paix" per la formazione femminile (Costa d'Avorio) - Ottobre
"Progetto Famiglia"
(Zouan-Hounien, in Costa D'Avorio) -
Novembre
Centro bambini denutriti "Vila Litoranea"
(São Luís,
Brasile) -
Dicembre
altri
progetti:
FIORE DELLA CARITA'
(Sante Messe celebrate
dai Missionari a suffragio dei nostri defunti)
OPERE DI RICOSTRUZIONE
delle zone colpite dal
maremoto in TAILANDIA
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