| MISSIONICosta
d'Avorio |
di
Lucy Moscardi
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Essere
donna, in Africa, non è facile. Fin da piccola la bambina deve aiutare
la madre nelle faccende domestiche ed occuparsi dei fratellini appena nati.
Considerato che il suo ruolo nella società sarà sostanzialmente
quello di moglie e di madre, si preferisce mandare a scuola soltanto i
figli maschi La bambina può apprendere tutto ciò che le serve
stando a casa e partecipando alla vita di tutti i giorni.
LA
FATICA DI ESSERE DONNA
Non c'è lavoro che sia considerato
troppo pesante: coltivare i campi, fare il mercato, trasportare materiale.
Ma in aggiunta ci sono lavori riservati esclusivamente a lei: cucire, lavare
i panni, pulire la casa, cucinare, accudire i bambini.
Il passaggio dalla fanciullezza
all'età adulta è segnato da un rituale di iniziazione molto
più breve rispetto a quello del maschio che ha necessità
di maggiore esperienza visto che soltanto a lui spetterà il potere
decisionale ed il diritto di parola all'interno della società.
Oltre a tale rituale che
consiste principalmente nello stare lontano dalla famiglia per qualche
tempo, affidate alle cure di un'insegnante, la fanciulla sarà sottoposta
alla dolorosissima e crudele "escissione" o "infibulazione" che consiste
in una serie di mutilazioni praticate sugli organi genitali.
Le giustificazioni a tale
rito sono le più diverse: preparare la donna alle future sofferenze
del parto, garantire al marito la sua fedeltà coniugale, privarla
del piacere di tipo sessuale. Tale pratica è molto pericolosa, le
infezioni sono altrettanto diffuse e spesso si rischia addirittura la morte.
La circoncisione maschile è senz'altro meno dolorosa e dettata da
norme igieniche di prevenzione.
In questo modo la bambina è pronta ad essere donna e ad entrare nella società
con il suo ruolo di madre e di compagna di vita per un uomo.
La società africana
si sta rapidamente evolvendo utilizzando spesso modelli mutuati da quelli
occidentali - e non sempre i migliori - ed in compenso non ci sono nuovi
valori validi che possano sostituire quelli tradizionali.
Per esempio nella concezione
tradizionale era forte il valore della verginità. Prima del matrimonio
quando due giovani decidevano di sposarsi, o meglio quando le due famiglie
decidevano per loro, si stabiliva un accordo secondo il quale il futuro
marito doveva versare una sorta di dote variabile a seconda della "qualità"
della ragazza: la ragazza istruita, per esempio, valeva decisamente di
più! Il ragazzo lavorava presso la famiglia della sposa per un lungo
periodo - anche per dieci anni - fintanto che non avesse dimostrato la
sua buona volontà e le sue serie intenzioni senza avere contatti
sessuali di alcun tipo con la ragazza. Questa prassi detta mariage coutumier
(matrimonio
tradizionale) rappresentava non solo un accordo raggiunto tra due individui,
ma soprattutto l'alleanza sancita fra due famiglie.
Questa è tuttora
la prima tappa del matrimonio anche se oggi, accanto a questo patto valido
come impegno pubblico di fronte alla società, esistono anche il
matrimonio religioso e civile.
Ma proprio nel matrimonio
la donna sarà sottoposta alle maggiori difficoltà e frustrazioni.
Oltre al fatto che molti
uomini non vogliono impegnarsi ufficialmente - rifiutano cioè anche
il matrimonio "tradizionale" oltre a quello civile e religioso - e ciò
avviene anche dopo vent'anni di convivenza e parecchi figli! Inoltre c'è
il problema dell'infedeltà: alcune donne del luogo sostengono che
trovare un uomo fedele sia una vera e propria rarità.
Al di fuori dell'educazione cristiana un uomo, in qualsiasi momento, può
imporre alla moglie una o più co-spose, semplicemente mettendo la prima
moglie davanti al fatto compiuto, oppure discutendone e offrendole una sorta di
"risarcimento" in soldi o regali.
Generalmente questa decisione
è motivata da stanchezza (durante il periodo dell'allattamento,
per esempio, che dura due anni, i coniugi si devono astenere dai rapporti
sessuali, poiché si ritiene che il latte materno possa diventare
avvelenato) o per aumentare il numero dei figli, soprattutto nel passato,
quando la prole numerosa era la dimostrazione di maggior potenza economica.
La sterilità è
sempre imputabile alla donna. La possibile sterilità maschile non
è neppure presa in considerazione, anzi l'uomo potrà rinnegare
la moglie e spesso la famiglia lo costringe a farlo. Per questo non vi
è alcun problema nello sposare una donna che ha già dei figli,
ciò garantisce anticipatamente la sua fecondità!
La donna non ha quasi possibilità
di chidere il divorzio. L'unico caso grave contemplato è l'infedeltà
del marito consumata con la compagna del figlio per il resto, in caso di
divorzio, la donna deve andarsene senza alcun diritto, senza soldi né
casa e vivere la condizione di "isolata" sia dai parenti del marito che
dai suoi. Tale isolamento è la cosa più terribile perché
l'africano, per natura e cultura, non vive mai solo ed è sempre
inserito in un grande contesto familiare - la "Grande Famiglia", ambito
protettivo ed ospitale, da quale non ci si staccherà mai, neppure
dopo la morte e nel quale entrerà a far parte automaticamente ogni
nuovo membro che si sia sposato.
Anche la vedova non ha
vita semplice. Innanzitutto viene considerata con gran sospetto, poiché
la morte non è mai un fatto casuale, è sempre provocata da
qualcuno, potrebbe essere lei stessa … può aver portato disgrazia
al marito. Alla vedova può essere chiesto un periodo di tempo che
può arrivare anche ai quattro anni in cui debba restare completamente
chiusa nella capanna, sola, nuda, senza poter far nulla, neppure lavarsi
o scacciare gli insetti. In questo periodo la sua vita sociale è
completamente annullata e non può neppure riposarsi. A volte viene
costretta ad avere rapporti con uno dei fratelli del marito ed in questo
modo potrà restare nell'ambito della famiglia; difficilmente riuscirà
a trovare un altro marito disposto ad accettarla.
Nell'ambito matrimoniale
sembra che per la donna esistano solo doveri. Suo marito sarà sempre
anche il suo "padrone" almeno di fronte agli altri, anche se comunque spetta
alla donna la possibilità di creare un focolare domestico.
L'educazione dei figli
è compito suo e nel ruolo di madre potrà, forse, realizzarsi.
Infatti la figura materna
è considerata "sacra" i figli nutrono per lei un rispetto particolare,
si preoccupano di mantenerla nella vecchiaia e sono consapevoli che lei
ha potere di vita e di morte su di loro. Come li ha generati, ha in sé
questa forza di vita, così pure li potrà maledire, nel caso
di gravi offese ed in questo caso il figlio sarà sempre condannato
ad una cattiva sorte. Perciò una madre va sempre rispettata e trattata
bene. La donna africana è una donna forte, saggia, per educazione
e per obbligo. Una di loro mi ha insegnato molto a riguardo.
Mi racconta, infatti, che
dopo tredici anni di convivenza con il suo compagno che si rifiuta tuttora
di sposarla, malgrado la nascita di due figli, per paura di impegnarsi
troppo, si presenta un'altra donna con un figlio di nove anni avuto da
suo marito. Lei la invita a casa loro per discutere la faccenda, il marito
si arrabbia moltissimo, ma lei si accorda con l'altra per tenere il figlio
da loro e poterlo così mandare a scuola e offrirgli un nucleo familiare.
Giustifica il marito -
"un incidente può capitare" - e lo rimprovera solo di aver ritardato
l'entrata a scuola del figlio a causa del suo silenzio. In questo modo
mi spiega che il marito potrà capire meglio il suo errore, senza
urla o scenate. Le chiedo, scusandomi per la mia indiscrezione, se il tradimento
non l'abbia fatta soffrire … lei sorride e non risponde… ora lei, suo marito,
i tre figli, sono insieme e sono felici.