Uno dei percorsi di riconciliazione presi in considerazione
dal Giubileo 2000 focalizza l'attenzione sulle nuove forme di schiavitù
presenti nella nostra società.
La schiavitù come forma di sfruttamento di chi è più
debole compare fin dall'antichità: anche il popolo di Israele ha
vissuto per molti anni sotto la dominazione di grandi imperi come quello
egizio. La schiavitù fu abolita per la prima volta in Francia nel
XVIII secolo durante il periodo illuminista; in seguito altri Pesi seguirono
l'esempio francese fino ad arrivare al 1926 con la promulgazione del primo
Trattato Internazionale per la difesa dei diritti umani e contro l'applicazione
della schiavitù.
85 mila lire per uno schiavo!
Se l'associazione umanitaria Christien Solidarity International ha comprato
e liberato a gennaio in Sudan 1050 schiavi al prezzo di 85.000 lire a
persona ( per lo più donne e bambini), si deve ricordare che la
schiavitù esiste oggi anche in forme moderne come l'allarmante
problema dello sfruttamento dei minori nelle attività lavorative.
Si è individuato che sulla popolazione mondiale di 6 miliardi di
persone, 2 miliardi sono minori e l'87% di questi vive in Paesi in via
di sviluppo.
Tra questi bambini 250 milioni, con età compresa fra i 5 e i 14
anni, sono sfruttati nelle fabbriche in condizioni insalubri
e pericolose.
In Thailandia un terzo della forza lavoro
è costituita da bambini
Si stima che in India siano 44 milioni i minori lavoratori; 8 milioni
in Pakistan e 7 milioni in Brasile. I bambini sono sfruttati nelle miniere
di oro e diamanti della Costa d'Avorio. Anche l'Europa non è
esente da questa statistica, infatti si stima che 400 mila bambini siano
sfruttati in Albania, 170 mila in Portogallo
e 300 mila addirittura
in Italia.
I bambini sono un ottimo investimento
Alla radice di questo grande problema è sicuramente la povertà
in cui versano i bambini che sono spesso obbligati dai genitori ad andare
a lavorare per contribuire ai bisogni della famiglia visto che le fabbriche
locali (spesso multinazionali occidentali) preferiscono assumere bambini
anziché adulti.
I motivi di questa scelta sono molteplici:
i bambini grazie alle loro piccole mani sono adatti per lavori certosini;
hanno maggiore resistenza fisica; non si organizzano in sindacati per
la tutela ed il rispetto dei loro diritti, anzi vengono spronati al
lavoro con la politica del terrore e della violenza. A tutto ciò
si aggiunga che ai minori è legittimo pagare un salario più
basso rispetto a quello degli adulti.
In questo modo l'impiego del lavoro minorile risulta funzionale al sistema
economico nazionale che diventa più competitivo ed attrae maggiori
capitali stranieri che valutano positivamente la prospettiva di avere
una buona produzione a costi contenuti.
Dal viaggio della speranza all'incubo della
schiavitù
L'attenzione del Giubileo si incentra anche sul commercio delle persone
povere e deboli messo in atto da uomini e organizzazioni senza scrupoli:
tra queste si denuncia la tratta delle donne e loro prostituzione. Si
calcola che circa 2 milioni di donne ogni anno vengano fatte migrare
clandestinamente da trafficanti e organizzazioni dedite alla prostituzione.
Molte donne, spesso minorenni, lasciano il loro paese attratte dalle
promesse dei trafficanti e si avvalgono del loro aiuto per raggiungere
illegalmente il paese di destinazione dove si trovano poi gettate nel
terribile vortice della prostituzione.
In Albania seimila persone lavorano per l'industria
dei clandestini
Anche la tratta degli immigrati ha assunto un aspetto allarmante. Nei
paesi del sud del mondo e in quelli con gravi problemi di politica interna
si emigra perché ci si sente oppressi dalle locali condizioni
di sottosviluppo e attratti dall'illusorio benessere dei paesi di destinazione
mitizzato attraverso i canali della televisione. Non si hanno dati certi,
ma si stima che a metà degli anni '90 le irregolarità
ha interessato il 50% dei flussi migratori. Le sanzioni non bastano
per attenuare il fenomeno, sono necessari sia accordi di riammissione,
sia un aiuto più decisivo per lo sviluppo dei paesi poveri ed
una maggiore collaborazione economica con i paesi vicini.
Gli immigrati possono essere una ricchezza
Il fenomeno immigratorio può essere un bene, ma se controllato
e regolarizzato, mentre la clandestinità porta ad una mancata
gradualità del fenomeno e non consente alla popolazione locale
di abituarsi ai nuovi ospiti senza considerarli un'emergenza e una continua
minaccia.
L'integrazione è difficile e crea fenomeni anche gravi di intolleranza
e razzismo.
Spesso si dimentica che in Italia, ad esempio, a fronte di alcune migliaia
di immigrati che commettono reati, ci sono circa un milione di persone
straniere che vivono, lavorano e che producono ogni anno 25 mila miliardi
di lire in ricchezza e versano 1100 miliardi in tasse e contributi.