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Addis Abeba, i bambini non sono più soli

Te li trovi ovunque. Per le strade, laceri e sporchi; davanti alle chiese, con la mano tesa a chiedere un tozzo di pane; accampati in posticce capanne di cellophane nel centro della città, nei pressi dell'immensa Meskal Square, teatro di parate ed adunate negli anni del regime comunista di Menghistu. Il lavoro dei missionari cappuccini e della Chiesa cattolica in loro favore.

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Addis Abeba, i piccoli ospiti della Casa Madonna della Vita.

I bambini di strada di Addis Abeba sono un vero e proprio esercito silenzioso che ogni giorno combatte la propria battaglia

per la sopravvivenza. I loro luridi cenci, le loro piaghe, i piedi devastati dalle pulci penetranti, ti sbattono in faccia l'enorme distanza che esiste tra miseria e benessere anche nella capitale di uno dei Paesi più indigenti del mondo.
Secondo le stime ufficiali, i bambini di strada sarebbero 50 mila nella sola Addis Abeba. Ma c'è chi giura che il numero esatto potrebbe essere addirittura doppio. "Dipende anche dalla stagione…", dice l'autista che mi conduce dall'aeroporto fino alla centrale Churchill Road, un enorme rettilineo che taglia in due l'immenso formicaio umano di Addis Abeba (6 milioni di abitanti). "Se i raccolti vanno persi a causa della siccità - prosegue - allora su Addis convergono i poveri e i disperati provenienti da tutta la regione. E tra essi molti bambini, che abbandonano le famiglie per non essere una bocca in più da sfamare. Per non parlare degli orfani".
La tutela dell'infanzia e la difesa della vita sono sfide enormi in un Paese dove il 50 per cento della popolazione ha meno di 14 anni, una donna fa in media 8 figli e muoiono 124 bambini su mille nei primissimi
anni di vita.
Ma i piccoli di Addis Abeba non sono soli. Sono infatti molte le opere sociali della Chiesa cattolica e degli istituti missionari che si occupano di loro. I frati cappuccini (arrivati nel Paese con il cardinal Guglielmo Massaja a metà dell'Ottocento) ne gestiscono alcune davvero interessanti. Presso il convento di San Francesco, sede dell'Istituto teologico e filosofico (il seminario maggiore interdiocesano dell'Etiopia), un ambulatorio medico, una scuola e un centro d'accoglienza proseguono l'opera incominciata da padre Dositeo Magoni da Selvino all'indomani della seconda guerra mondiale. bambino
La struttura è gestita grazie alla collaborazione con il Centro Aiuti per l'Etiopia, un'associazione del Verbano che vanta una ormai lunga consuetudine con la realtà di questo Paese africano. A San Francesco ogni giorno convergono centinaia di bambini da tutto il circondario. Trovano un sostegno, un pasto caldo, un ambiente accogliente. Attraverso le adozioni a distanza possono frequentare la scuola e guardare con qualche speranza al futuro.
Un nuovo, grande centro, i cappuccini lo stanno costruendo nella zona del quartiere Kazanchis, una delle immense periferie di Addis Abeba. Responsabile dei lavori è padre Bernardo Coccia, coadiuvato dalle suore cappuccine di Madre Rubatto. Il Centro Romagna (così viene chiamato per sottolineare il legame con i benefattori romagnoli) prevede una scuola, chiesa, spazi gioco, laboratori e una casa d'accoglienza per più piccoli che non hanno un tetto.
Dal Centro Romagna alla Casa Madonna della Vita, che sorge proprio alle spalle di una imponente moschea nel quartiere Mercato. Anche in questo caso l'opera è sostenuta dal Centro Aiuti per l'Etiopia (che ha oltre 20 centri simili in tutto il Paese) e si avvale del contributo di padre Roberto Bello, 78 anni, il decano dei missionari italiani in Etiopia.
L'anziano missionario mi ci porta in automobile un giorno di cielo grigio, destreggiandosi tra il traffico caotico della città con l'abilità e la prontezza di un ventenne. La Casa Madonna della Vita comprende l'orfanotrofio, la scuola, la chiesa ed un centro per la formazione professionale. Un ufficio, gestito da personale locale, coordina oltre 3 mila adozioni a distanza che permettono ad altrettanti piccoli del quartiere di frequentare le lezioni e di comperare libri e quaderni. In un piccolo edificio incontro due coppie italiane della provincia di Brescia. Sono ad Addis Abeba per un'adozione internazionale. Sorridono e stringono tra le braccia le figlie che la Provvidenza ha loro affidato. "Da anni facciamo parte di un gruppo di volontari attivo in Etiopia - racconta Luigi - e quando abbiamo deciso di intraprendere la strada dell'adozione internazionale ci è sembrato normale venire qui".

pasto

Addis Abeba, l'ora del pasto
alla Casa Madonna della Vitta.

Nel piccolo refettorio è l'ora di pranzo. Venticinque, trenta bambini vengono accuditi da alcune ragazze che trascorrono con loro l'intera giornata. "Le considerano le loro mamme - dice padre Roberto - anche se il nostro sforzo è di offrire a questi piccoli una vera famiglia". Sono ormai un centinaio le coppie italiane che hanno adottato un bambino alla Casa Madonna della Vita. "Ce li portano a volte anche appena nati. Qualche bimbo è gravemente malato. Qui cerchiamo di curarli e ci adoperiamo per garantire loro un futuro".
Un altro tempio della vita per i bambini di Addis Abeba è la casa delle suore di Madre Teresa, dove vengono accolti piccoli orfani, bambini di strada, handicappati: insomma, quelli che nessuno vuole. Attorniato da un nugolo di bimbi mi aggiro per i padiglioni. Un medico sta visitando all'aperto i più grandicelli. Nella sala dei più piccoli qualche peluche inviato da lontano, un tabellone con le fotografie dei bambini che hanno trovato una famiglia. Un bimbetto di un paio d'anni, più intraprendente di altri, decide di adottarmi come papà. Mi lascerà a fatica solo un paio d'ore più tardi.
Mi aggiro nei reparti, tra piccoli malformati, tubercolotici, ammalati di Aids, storpi.
In quello che dovrebbe essere il luogo della disperata sofferenza si avverte invece, palpabile, una serena speranza.
Alla presenza già significativa di molte istituzioni cattoliche si sta aggiungendo anche quella dei salesiani. In Etiopia dal 1975, i salesiani gestiscono nel Paese alcune scuole professionali di ottimo livello nell'estremo nord e a sud, nella regione dei laghi. "Le nostre energie - spiega il superiore provinciale don Alfonso Roca - sono oggi rivolte alla realizzazione di un grande centro per la gioventù ad Addis Abeba, nel quartiere di Mekanissa. Vi sorgerà la parrocchia, una scuola professionale, un centro di accoglienza per i bambini di strada. Grazie anche alla collaborazione con i volontari italiani dell'associazione Amici del Sidamo speriamo che questo nuovo progetto diventi presto una realtà. Con sempre maggiore insistenza le autorità del Paese ci invitano ad aprire scuole e opere sociali anche in altre parti dell'Etiopia".
"Vuoi sapere cosa occorre fare per risolvere questa piaga dell'abbandono minorile?", mi dice abba Isaias, un cappuccino etiope del Kambatta che studia Scienze sociali in Irlanda. "Tre cose: istruzione, istruzione, istruzione. Solo così potremo contrastare il sottosviluppo e cancellare il triste spettacolo dei bambini di strada, il frutto più amaro della povertà".