Un grido da Gerusalemme:
Shalom - pace
Dalla terra santa ci raggiunge
il nostro cappuccino padre Pasquale Rota per esprimere rabbia e
speranza nei confronti di un conflitto inutile.
Shalom!
Sarebbe l'apertura più brillante e auspicabile, ma purtroppo
la realtà è ben diversa. Inutile ripercorrere vecchie
storie, errori o notizie note, vorrei che la mia riflessione seguisse
quanto mi passa nel cuore. Dopo aver percorso per quindici anni
questa terra misteriosa, sconcertante, provocante che siamo abituati
a chiamare "santa" sono convinto che sia necessario chiarirci
le idee su questo suo attributo.
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Veduta di Gerusaleme
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Proprio per non cadere nell'equivoco, ai fratelli
che mi chiedono di accompagnarli come "pellegrini", ripeto
spesso che il mio obiettivo non è tanto quello di visitare
la "terra santa" (spesso motivo di speculazione finanziaria
e propagandistica), ma conoscere meglio il santo della terra e la
sua parola.
Penso ad uno degli ultimi gruppi con i quali ho vissuto l'"incontro
con il santo della terra".
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Gruppo di pellegrini
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A causa di questa discutibile santità abbiamo
dovuto opportunamente modificare il nostro itinerario limitandoci
alle regioni e ai luoghi meno pericolosi. Così non siamo
passati in Samaria, Gerico, Betlemme, Hebron. Anche a Gerusalemme
abbiamo dovuto scegliere gli itinerari passando tra le armi sofisticate
ultimo modello dei blocchi militari.
Mi sono sadicamente divertito a salutare "shalom!shalom!"
chi ci sbarrava il passo e ci frugava nelle borse alla ricerca di
chissà quale ordigno, ma nessuno ha dimostrato di cogliere
l'ironia del mio saluto, in netto contrasto con la circostanza.
Dentro di me sentivo l'amaro di una presa in giro: qualcuno aveva
anche il coraggio di rispondere "shalom urahà"
(pace e benedizione). Ipocrisia? Ingenuità? Solo Dio lo sa.
Questa è la situazione reale che corre nelle vene, impregna
l'aria e che denuncia convinzioni profonde che determinano e provocano
rabbia, violenze, soprusi, prepotenze, vendette, linciaggi, sangue,
morte. Una danza macabra che in tempo reale imbratta tutti i televisori
del mondo seminando odio e, negli animi migliori, amarezza e disgusto.
Mi raccolgo in preghiera
Il Salmo 54 mi invita tragicamente a ripetere:
"Per essi non c'è conversione / e non temono Dio / Ognuno
ha steso la mano contro i suoi amici / ha violato la sua alleanza.
/ Più untuosa del burro è la sua bocca / e nel cuore
ha la guerra / più fluide dell'olio le sue parole / ma sono
spade sguainate"
Così vedo la situazione alla luce dei fatti attuali. Sono
cambiati i tempi, ma purtroppo l'uomo è sempre lo stesso,
corazzato dei suoi limiti e delle relative conseguenze.
Quale la pace auspicata per questi luoghi santificati dalla presenza
del "santo della terra?"
Sono convinto di essere biblicamente realista se appello a Isaia
che prevede il dominio del: "Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace (Is 9) Gesù che
.
"ha dato se stesso per noi, per riscattarci di ogni iniquità
e formarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.
Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto
dei due un popolo solo abbattendo il muro di separazione che era
frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando per mezzo della
sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare
in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace
"
(Tt.2-Ef 2). In sostanza, "seppellire l'uomo vecchio
rinnovarsi
nello spirito
.rivestire l'uomo nuovo creato secondo Dio nella
giustizia e nella santità vera".
Mi pare che queste sono le premesse indispensabili per poter ripetere
onestamente:
"Rallegrati Gerusalemme in te si raduneranno i popoli e benediranno
il Signore".
Senza questo, il sogno profetico e gioioso di Isaia (66) - "Rallegratevi
con Gerusalemme esultate per essa quanti l'amate. Poiché
così dice il Signore: "Come una madre consola un figlio
così io vi consolerò, in Gerusalemme sarete consolati
- resterebbe cosa vana.
La foto di copertina
è del pittore Umberto Gamba
e-mail umgamba@tin.it
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