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In questo numero:


di frei Apollonio Troesi
“In quel tempo ci fu una festa di nozze e c’era la Madre di Gesú. Fu invitato anche Gesú...” (Giovanni 2,1-2)

Alla festa delle mie “nozze” dovete esserci anche voi...

L’invito di frei Apollonio a raggiungerlo racchiude tutto l’entusiasmo di un frate, sacerdote da 50 anni, da sempre appassionato della sua vocazione missionaria fra i poveri più poveri. La sua forza è grande luce per tutte quelle persone – poveri, bambini, lebbrosi – dimenticate dal mondo.

Carissimi, ecco a Voi un altro “vecchietto” che celebra le sue Nozze d’oro con l’Altare santissimo del Signore Gesù. Sono 50 anni che trepidante prendo nelle mani l’Ostia e il Calice santi e Li offro così come posso a Dio Padre nell’unità dello Spirito Santo per renderGli tutto l’onore e tutta la gloria del Cielo e della Terra! Davvero è segnalata, è enorme questa Grazia concessa a me! Chi mai la meritava? E invece ecco che il Signore Iddio ha gettato gli occhi su di me – ragazzino insignificante, povero in canna tra l’altro – e ha voluto prendermi con Sé! Pessimo affare, dico io, l’ho sempre detto, ma così è piaciuto a Lui: oh, sia benedetto e ringraziato per sempre! Vi scrivo dal Brasile dove risiedo dal 1989. Qui al Nord di questo immenso Paese, aumenta la mia riconoscenza verso l’Altissimo Onnipotente che mi ha preso per mano e mi ha condotto tra questi poveri poverissimi, ammalati ammalatissimi, tra i lebbrosi, soprattutto. E qui celebro per loro ogni giorno – sia benedetto e ringraziato il Signore Gesù! – e la mia Messa dura anche giù dall’altare; dura il giorno intero vissuta in rendimento di grazie nell’Asilo-nido Creche Frei Daniel do Nosso Pantanal a Belém, con tutti quei bambini vocianti e affamati come uccellini implumi; dura nei vari ambulatori rudimentali, frutto di tanta buona volontà e di pochissimi mezzi; dura nella visita periodica alle varie case-baracche sconnesse, aperte ai quattro venti, abitate dagli Anawin di turno: i Poveri di Dio che meglio, molto meglio di me, celebrano il Mistero Pasquale, rinnovandoLo e soffrendoLo nella loro carne ogni giorno! Vi scrivo con quella gioia immensa che provo quando qua e là nelle varie Cappelle di legno costruite lungo tutti questi miei anni brasiliani, mi invitano a celebrare con loro – poveri carissimi al mio cuore – le mie Nozze d’oro con il Calice Santo del Signore! Non hanno niente da darmi, ma quel loro sorriso, quella loro riconoscenza quasi palpabile valgono bene tutti i regali del mondo! Le loro parole le affidano ai bambini che ne pronunciano due e ne sbagliano tre, ma sono cosí veri, sinceri, autentici che quel loro balbettio vale molto più di qualsiasi discorso forbito! E le strette di mano subito dopo la celebrazione, gli abbracci, i gridolini di approvazione degli adolescenti, i complimenti delle donne intenerite! Oh, quanta Grazia di Dio, quanta volontà di lodarLo e ringraziarLo, di chiederGli forze e salute per rimanere ancora per tanto tempo in mezzo a tutti questi Suoi Poveri! A proposito – che sbadato! – non Vi ho ancora detto chi è questo “Vecchietto” che Vi sta scrivendo. Ecco, mi chiamano Frei Apollonio Troesi nato ad Alzano Lombardo (Bg) nel 1932, diventato fraticello nel 1943, sacerdote nel 1956 e, dopo varie peripezie in Italia, approdato in Brasile nel 1989 dove mi hanno subito messo al servizio di Frei Daniele Rossini da Samarate, il santo missionario morto lebbroso fra i lebbrosi, perché lo imiti nel suo grande amore ai piccoli e ai fratelli lebbrosi. È quello che ho sempre cercato di fare fino dai primi giorni quando ancora non parlavo una sola parola di portoghese e ricevevo le prime strette di mano da questa povera gente che mi guardava con tanta fiducia. Carissimi, Vi ho invitato alle mie “Nozze”! Non potete mancare! Venite: Vi parteciperò tutta la mia gioia, la mia riconoscenza e Voi in cambio aiutatemi con le Vostre preghiere: la mia festa deve continuare, non può terminare tanto presto! Aiutatemi, se potete, anche con la Vostra generosità concreta che da anni nelle mie mani diventa pane, zuppa, medicine per tutti; da anni si trasforma in casette vivibili, in cappelline e saloncini indispensabili per riunirsi in preghiera e fraternità; da anni diventa strumento prezioso per assicurare un’assistenza dignitosa a tutti questi poveri – tanti tantissimi poveri! – ricchi, strapieni di amore e di riconoscenza! n



fra Apollonio Troesi




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