Rivista home page

Indice di questo numero

Clicca qui se vuoi eseguire ricerca tra le riviste



In questo numero:


Editoriale

 

Carissimi amici lettori e benefattori

Caro Gesù Bambino, tu non ti ricordi, ma io ero uno di quelli che sono venuti a vederti la notte che sei nato. Qualcuno ci ha chiamato, ci hanno detto correte e poi ecco quello è il figlio di Dio, quel bambino lì. Io sono anche uno di quelli che l’altro giorno gridavano contro di te e dicevano a morte, e anch’io urlavo e dicevo inchiodatelo, lo sai com’è, si fa a chi dice le parole che fanno più male. Perdonami o Cristo. Ti guardavo da lontano, mentre già ero sulla strada che esce dalla città santa e che ora non mi pareva più santa, ma nera come il sangue seccato e tornavo alle colline dove sono le greggi. Stavi là appeso e allora distolsi gli occhi e mi dissi che ho fatto mio Dio? Sono un uomo vecchio, ma lo vedi, non avveduto. In tutti questi anni sulle colline, dietro le bestie, cosa mai ho imparato? Spesso guardando queste pietre e questa sabbia raffreddata dal vento mi dicevo ecco, così sono anch’io. E quando i lupi mi rubavano un capretto e ne trovavo i resti mi dicevo è giusto. E le rocce e i lupi sono stati quelli da cui ho imparato. E così ho vissuto. Impassibile al sorgere del sole, feroce quando si può. Eppure la notte spesso ho sperato che ancora qualcuno mi venisse a chiamare. E quando si disse che eri tornato mi dissi verrà, verrà anche da me. E forse ho voluto la tua morte perchè non ho avuto il coraggio di venire a cercarti. Perdonami o Cristo, piccolo Gesù. Piccolo capretto in mezzo ai lupi. Se non sapessi, se non mi avessero detto che sei vivo, mio Cristo, vorrei essere morto anch’io. Invece ti aspetterò. Ti aspetto. Ecco vedi sono tornato nella città del sangue da cui ero scappato. Per mettere le mie ginocchia stanche dove passasti.

Fra Luca Piantanida
Missionario in Camerun


Torna all'inizio della pagina