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SPIRITUALITA' MISSIONARIA
 
EDITORIALE APRILE
 
RIFLESSIONI MISSIONARIE
           
           
           

“Testimoni di Gesù Risorto, speranza per il mondo”

 
 
 
 

Le Parole di Papa Benedetto XVI

al Convegno della Chiesa Italiana a Verona,

nell’ottobre 2006,

diventano riflessione e augurio pasquale.

 

La resurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande ‘mutazione’ mai accaduta, il ‘salto’ decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda innanzitutto Gesù di Nazaret, ma con lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo: per questo la resurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero, certamente il mistero della nostra salvezza, che trova nella resurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza. Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima comunione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. Egli era una cosa sola con la vita indistruttibile e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce, trasformando così questa morte nel dono di sé, quel dono che ci da la vita, ci libera e ci salva. La sua resurrezione è stata come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale  emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira  sé, e penetra in tutto l’atto di amore fatto in comunione con Cristo.
Tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa; anzi, la Chiesa stessa costituisce la primizia di questa trasformazione, che è opera di Dio e non nostra. Essa giunge a noi mediante la fede e il sacramento del Battesimo, che è realmente morte e resurrezione, rinascita, trasformazione in una vita nuova. E’ ciò che rileva San Paolo nella lettera ai Galati: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (2,20). E’ stata cambiata così la mia identità essenziale e io continuo, tramite il Battesimo, ad esistere soltanto in questo cambiamento. Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato, purificato, “aperto” mediante l’inserimento nell’altro, nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza. Diventiamo così, dice San Paolo nella lettera ai Galati, “uno in Cristo” (Gal. 3,28), un unico soggetto nuovo, e il nostro io viene liberato dal suo isolamento. “Io ma non più io”: è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della resurrezione dentro al tempo, la formula della ‘novità’ cristiana chiamata a trasformare il mondo. Qui sta la nostra gioia pasquale. La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi con il Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini entro la quale viviamo”.