Fr. Tommaso da Olera, confessore
Fr. Andrea da Palazuelo e trentadue Soci martiri NUOVI BEATI
Sono lieto di condividere con ciascuno di voi una bella notizia: nel già lungo elenco dei Santi e Beati dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini saranno presto iscritti trentaquattro nuovi Beati.
 
2. Il 21 settembre 2013 a Bergamo, sarà dichiarato beato fra Tommaso Acerbis da Olera (1563-1631) e il 13 ottobre 2013 a Tarragona, in una grande celebrazione sia per numero di beati – oltre quattrocento - sia per estensione – essendo coinvolte più di trenta diocesi spagnole e venticinque Ordini e congregazioni religiose, – saranno dichiarati beati anche trentatré frati cappuccini, uccisi in odium fidei negli anni 1936-1937, vittime della Guerra Civile di Spagna.
 
3. La beatificazione di Fra Tommaso da Olera, a quattrocento anni dalla sua nascita potrà anche sorprendere! Ma la sua fama di santità sempre costante nel tempo ha permesso di mantenere alta la soglia di attenzione sulla sua Causa di Beatifi cazione.
Finalmente, nella documentazione che riferiva di un miracolo avvenuto all’inizio del secolo scorso, per intercessione di Fra Tommaso, si ebbe la consapevolezza della attendibilità e preziosità di tale testimonianza. Riconosciuta l’autenticità del miracolo, – anche se a trecentottantadue anni dalla sua morte – Fra Tommaso viene ora innalzato alla gloria degli altari offrendo a noi una figura assai bella e davvero sorprendente di fratello cappuccino: semplice questuante e maestro di spiritualità sia per persone di umili condizioni sia per quelle di alto rango, nella società del suo tempo. Il riconoscimento dell’autenticità del miracolo era “l’ultimo tassello” che mancava per il “mosaico” della Beatificazione. Un dono da accogliere con gratitudine e un’opportunità favorevole per meglio conoscere questo nostro confratello.
 
4. La Beatificazione di fra Andrea da Palazuelo e quella dei trentadue compagni martiri, riportano alla nostra mente le drammatiche e tristi vicende della Guerra Civile di Spagna degli anni 1936 - 1937. Si tratta di storia recente, memore della ferocia e dell’odio fratricida che, in nome d’ideologie totalitarie, hanno mietuto tante vittime innocenti e continuano a gettare nel tempo ombre ingombranti e minacciose. Come è possibile – continueremo a chiederci – per l’uomo giungere a tanta efferatezza nei confronti del suo simile? Com’è possibile che questa storia, in particolare l’odio nei confronti dei cristiani, perduri fino a nostri giorni?
Che si avveri in questo la parola di Gesù: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.” (Gv 15,18. 20)? I nostri confratelli furono uccisi perché erano dei religiosi e rappresentavano una realtà, quella della fede cristiana, che si voleva eliminare dalla faccia della terra. La loro memoria è un monito e un incoraggiamento a rimanere saldi nella nostra vita di fede chiamata ad essere testimoniata anche là dove è minacciata e posta in discussione. Ci sostenga l’intercessione di questi nostri fratelli Beati, che ora intendiamo conoscere con maggiore attenzione.
 
5. Del tempo della sua nascita, avvenuta a Olera, piccolo villaggio all’imbocco della Val Seriana, sul finire del 1563 e della sua fanciullezza, non conosciamo molto. Figlio di contadini e pastori, fino ai diciassette anni fu lui stesso contadino e pastore, aiutando i genitori nel duro lavoro. Analfabeta, poiché il piccolo villaggio era sprovvisto di scuole, il 12 settembre 1580 desiderando farsi cappuccino venne accolto nel Convento di S. Croce di Cittadella a Verona e incardinato nella Provincia Veneta come fratello laico. Qui chiese e ottenne, seppur fratello laico, di imparare a leggere e a scrivere.
Durante il triennio di formazione vennero in luce le sue notevoli doti e soprattutto le sue virtù, vivendo con grande intensità la scuola e il coro.
 
6. Il 5 luglio 1584 emetteva la professione religiosa e fu incaricato del delicato ed essenziale servizio della questua a Verona. Esercizio che svolse fino al 1605 quando fu trasferito a Vicenza sempre con lo stesso incarico. Qui rimase fino al 1612 per passare poi a Rovereto dal 1613 al 1617. Fu a Padova, nel 1618, quale portinaio del convento e nel 1619, a pochi mesi del suo arrivo al convento di Conegliano, richiesto dall’arciduca del Tirolo Leopoldo V d’Asburgo, fu destinato a far parte della nuova Provincia del Tirolo settentrionale. Nello stesso anno raggiungeva Innsbruck, ancora una volta incaricato della questua. L’Austria era a quel tempo la “testa di ponte” per la riforma cattolica e
soprattutto per la “riconquista cattolica” delle terre tedesche.
 
7. Obbedienza e umiltà, lo fecero il “fratello della questua” per quasi cinquant’anni; l’amore per le anime, lo fece “un apostolo instancabile” nell’annuncio del Vangelo. Con tutti, credenti e non, parlò dell’amore di Dio rivelato in Gesù Cristo. Tutti, piccoli e grandi, istruì nella fede. A tutti, grandi e umili, chiese di impegnarsi nell’amore. Un vero apostolo, tanto che molti “si stupivano, et pareva impossibile umanamente che un semplice frate laico parlasse così altamente di Dio, com’egli parlava”.
Il suo impegno era un fuoco d’amore. “Da per tutto parlava delle cose di Dio con tanto spirito e devozione, che rendeva a ciascheduno stupore e meraviglia”.
 
8. Al tempo stesso, invitava e spronava alla rappacificazione e al perdono; visitava e confortava i malati; ascoltava e incoraggiava i poveri; scrutando le coscienze, denunciava il male e facilitava le conversioni. Al fine d’ottener da Dio quanto prospettava a chi incontrava, vegliava di notte in preghiera, flagellava il suo corpo, imponendosi digiuni e austerità, per la salvezza altrui.
 
9. Fu anche promotore di vocazioni alla vita consacrata. A Vicenza patrocinò l’erezione del monastero delle cappuccine, costruito presso Porta Nuova nel 1612-13. A Rovereto sollecitò i provveditori della città a erigere il monastero delle clarisse, costruito poi nel 1642. Qui conobbe e guidò la tredicenne Bernardina Floriani, la futura mistica, la venerabile Giovanna Maria della Croce.
Nel Tirolo fu guida spirituale dei poveri della Valle dell’Inn, catechista, propagatore e difensore dei decreti tridentini per una vera riforma cattolica. Dal 1617 fu amico e maestro spirituale dello scienziato Ippolito Guarinoni di Hall3, medico di corte a Innsbruck. Numerose sono le lettere scritte alle arciduchesse d’Asburgo Maria Cristina ed Eleonora, sorelle di Leopoldo V, così come tanti furono gli incontri personali con loro. A lui e alla sposa Claudia de’ Medici fu guida spirituale, con frequenti incontri al palazzo e con numerose lettere.
 
10. A tutti insegnava quella “alta Sapienza dell’amore” che “s’impara alle care piaghe di Cristo”; esortando a rifugiarsi “felici nel patire”. Fu inoltre, consigliere dell’arcivescovo Paride Londron, principe di Salisburgo e guida spirituale dell’imperatore Ferdinando II, standogli accanto durante la guerra dei Trent’anni (1618 – 48). Nel suo soggiorno a Vienna (1620- 1621), favorì la conversione alla fede cattolica della vedova di Giorgio Fleicher conte di Lerchenberg, Eva Maria Rettinger, che si consacrò a Dio tra le monache benedettine nel monastero di Nonnberg-Salisburgo diventandone badessa. Sempre a Vienna, nel 1620, stese “Concetti morali contro gli heretici”, pubblicati postumi in Fuoco d’amore. Qui svelò la fonte da cui attingeva il suo scrivere: “né mai ho letto una sillaba de’ libri: ma bene mi fatico a leggere il passionato Christo”.
 
11. Innamorato della Madonna nei suoi scritti la riconosce tra l’altro Immacolata Concezione, Assunta in cielo. Fu tre volte pellegrino alla S. Casa di Loreto (1623, 1625, 1629), ricordando che “arrivando in quella S. Casa, mi pareva d’essere in paradiso”. All’amico Ippolito Guarinoni indicò una località vicino a Hall, sul fiume Inn, al Ponte di Volders perché vi si costruisse una chiesa da dedicare all’Immacolata Concezione. Nel 1620 furono gettate le fondamenta e, superate molte critiche e difficoltà, venne ultimata nel 1654. Fu la prima chiesa, in terra di lingua tedesca, dedicata all’Immacolata e a San Carlo Borromeo; ancor oggi considerata dall’Austria monumento nazionale.
 
12. Quanti si trovarono presenti alla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1631, la ritengono una “morte d’amore”. Fu sepolto, domenica 5 maggio, nella cripta della cappella della Madonna, nella chiesa dei cappuccini a Innsbruck.
 
13. Fra Andrea è il primo di trentatre frati cappuccini a essere uccisi in odium fidei dai miliziani del Fronte popolare negli anni più cruenti della Guerra civile spagnola all’indomani del fallito Alzamiento del 18 luglio 1936. Insieme con altri quattrocento sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, questi nostri confratelli della Provincia di Spagna e della Provincia di Catalogna saranno beatificati il prossimo 13 ottobre a Tarragona (Spagna).
 
14. Il lungo elenco dei martiri cappuccini aperto da Fr. Andrea da Palazuelo, ucciso il 31 luglio 1936, è andato formandosi nell’unificazione di ben sei inchieste diocesane. Eccone l’elenco con l’indicazione,  oltre che della diocesi nella quale si è svolta l’Inchiesta, del giorno in cui furono uccisi.
Madrid:
Fr. Andrea da Palazuelo † 31 Luglio 1936
Fr. Fernando de Santiago † 2 Agosto 1936
Fr. José Maria de Manila † 17 Agosto 1936
Fr. Ramiro de Sobradillo † 27 Novembre 1936
Fr. Aurelio de Ocejo † 17 Agosto 1936
Fr. Saturnino de Bilbao † 26 Agosto 1936
Fr. Alejandro de Sobradillo † 16 Agosto 1936
Fr. Gregorio de la Mata † 27 Agosto 1936
Fr. Carlos de Alcubilla † 15 Gennaio 1937
Fr. Gabriel de Aróstegui † 23 Agosto 1936
Fr. Primitivo de Villamizar † 20 Maggio 1937
Fr. Norberto Cembronos de Villalquite † 23 Settembre 1936
Oviedo:
Fr. Bernardo de Visantoña † 14 Agosto 1936
Fr. Arcángel de Valdavida † 14 Agosto 1936
Fr. Ildefonso de Armellada † 14 Agosto 1936
Fr. Domitilo de Ayoó † 14 Agosto 1936
Fr. Alejo de Terradillos † 14 Agosto 1936
Fr. Eusebio de Saludes † 14 Agosto 1936
Fr. Eustaquio de Villalquite † 14 Agosto 1936
Malaga:
Fr. Ángel de Cañete La Real † 6 Agosto 1936
Fr. Luis de Valencina † 3 Agosto 1936
Fr. Gil Del Puerto de Santa María † 6 Agosto 1936
Fr. Ignacio de Galdácano † 6 Agosto 1936
Fr. José de Chauchina † 6 Agosto 1936
Fr. Crispín de Cuevas Alta † 6 Agosto 1936
Fr. Pacífi co de Ronda † 7 Agosto 1936
Oriuhel:
Fr. Eloy de Orihuela † 7 Novembre 1936
Fr. J. Crisóstomo de Gata de Gorgos † 25 Dicembre 1936
Fr. Honorio de Orihuela † 2 Dicembre 1936
Santander:
Fr. Ambrosio de Santibáñez † 27 Dicembre 1936
Fr. Miguel de Grajal † 29/30 dicembre 1936
Fr. Diego de Guadilla † 29/30 dicembre 1936
 
15. A questo elenco si deve aggiungere il nome di Fr. Carmelo De Colomés (diocesi di Gerona, Provincia cappuccina di Catalogna), martirizzato il 25 agosto 1936. Il fratello è elencato nell’Inchiesta
diocesana di Tarragona che comprende ben centoquarantasette martiri guidati da Mons. Emmanule Borrás Ferré, Vescovo Ausiliare di Tarragona e da fratel Agapito Modesti, religioso dei Fratelli delle Scuole cristiane.
 
16. È impossibile dare di tutti una sia pur breve informazione sulla loro vita, sulla loro attività o sulla loro età. Possiamo però affermare con assoluta certezza che tutti, dal più vecchio al più giovane, restarono saldi nella fede e affrontarono con pazienza e umiltà il martirio. Non rassegnati, ma resi intrepidi e audaci dalla grazia che dona ai piccoli e ai semplici, la forza del martirio. Leggendo le migliaia di pagine dell’Inchiesta diocesana s’incontra in ogni testimonianza la bellezza e la freschezza della fede dei nostri fratelli martiri. Parimenti s’intravede, anche nei racconti di alcuni dei loro stessi persecutori, la fortezza con la quale affrontarono la morte in nome di Cristo. All’opposto è evidente il disegno preordinato di distruggere la Chiesa, abbattendo le chiese e assassinando i sacerdoti, i religiosi, le religiose o chi fosse stato indicato come cattolico. Un disegno che ognuno dei martiri sapeva destinato al fallimento, nella sicura certezza che la loro offerta non sarebbe stata vana e le sofferenze del  momento presente non erano senza un perché, ma inserite nel grande Mistero di Dio che salva.
 
17. Ancora una volta il nostro Ordine vive un momento di grazia nel donare alla Chiesa dei fratelli che hanno vissuto la sequela di Cristo con autenticità. Resi credibili dal loro vivere e dal loro morire. Vediamo come Cristo li ha associati al suo mistero di vita e di morte, di servizio e di dono di sé fi no a non ritenere più nulla per sé. Vediamo realizzate qui le parole del nostro serafi co Padre San Francesco: “Nulla, dunque, tenete per voi; affi nché vi accolga tutti Colui che a voi si dà tutto.” (Lettera:”Al Capitolo generale e a tutti i frati”).
 
18. Ogni tempo e ogni momento storico ha le sue difficoltà e le sue fatiche. Fr. Tommaso da Olera visse in un periodo complesso, pieno di contraddizioni, di scontri violenti; tempo però anche pieno di fascino perché fa trasparire e pone in luce la passione dell’uomo e il suo desiderio di affermarsi o al contrario di lasciare che Dio si affermi e si mostri, visibile e tangibile. A lui l’Ordine aveva affi dato la questua, la “cerca” per la sussistenza dei frati e dei poveri del convento; la grazia l’ha trasformato nel ricercato consigliere di nobili e di servi, nel dotto maestro spirituale che sapeva pronunciare quella parola che orientava a Cristo, nascondendosi, come sanno ben fare i veri mistici e i veri contemplativi
del Mistero.
 
19. Ugualmente i frati uccisi in Spagna negli anni 1936-1937, non hanno fatto altro che accogliere la Grazia, testimoniando che la Storia della Salvezza si compie anche quando le circostanze sembrano essere meno favorevoli. Capaci di rendere ragione della vocazione e della chiamata ad ascoltare Cristo, a seguirlo e a servirlo.
 
20. Può darsi che nel festeggiare questi nuovi beati avvertiamo un certo qual senso di estraneità: li sentiamo lontani, appartenenti a un altro tempo, irraggiungibili nella loro testimonianza eroica. Eppure, al di là di ogni sentimento di estraneità, ritengo sia importante sottolineare l’appartenenza alla stessa famiglia religiosa e lasciar vivere in noi stessi anche un sano sentimento di fi erezza. Fieri di far parte di quest’Ordine che è stato l’alveo nel quale lo Spirito del Signore ha suscitato tanti cammini di eroica santità. Questi nuovi beati ci hanno preceduto con la loro testimonianza di fedeltà al Vangelo fi no all’effusione del sangue. In questo modo ci invitano a vivere la nostra vita di cappuccini oggi con
rinnovato slancio e sincerità. Siamo i loro eredi e lo saremo veramente solo nella misura in cui riconosciamo che veniamo da loro e se, forti di questo legame tra le generazioni, ci proiettiamo fiduciosi verso l’avvenire.
 
21. La Vergine Maria, Madre e modello di fede, interceda per noi e ci sorregga nel nostro compito e servizio alla Chiesa e al mondo, perché il deserto spirituale, che sembra estendersi ogni giorno di più, ci trovi coraggiosi agricoltori che sanno custodire il seme da spargere quando anche a noi è chiesto di testimoniare la fede in Cristo.
 
 
Fr. Mauro Jöhri
Ministro generale OFMCap
 
Roma, 15 Agosto 2013, Festa della Madonna Assunta