Carissimi
 
 
Il Signore vi doni la sua pace!
 
Volentieri e con gioia partecipo alla festa ed alla lode al Signore mentre celebrate i 100 anni dall’istituzione del Vicariato Apostolico di Eritrea, soppresso il 31 dicembre 1995 a cento anni dall’arrivo, nel 1894, dei primi frati cappuccini in Eritrea, ma ancor vivo nelle tre Eparchie di Asmara, Keren e Barentù.
Il primo gesto, il più bello ed anche il più vero, è quello di ringraziare il Signore, riconoscendo quanto la Sua Provvidenza ha sostenuto tutti coloro che con dedizione e passione hanno costruito, passo dopo passo, la comunità cristiana, la Chiesa e l’Ordine.
Ricordo fra tutti coloro che hanno impegnato la loro vita in questa terra, Mons. Camillo Carrara, Ministro provinciale di Milano, nominato il 7 febbraio 1911 primo Vicario Apostolico dell’Eritrea. Con lui e dopo di lui, molti altri frati cappuccini sarebbero da ricordare e altri ancora sono quelli ancor oggi impegnati nel territorio del già Vicariato di Eritrea.
Per tutti il mio saluto e la mia gratitudine a mons. Thomas Osman, OFMCap, Eparca di Barentù, a mons. Menghisteab Tesfamariam, M.C.C.J., Eparca di Asmara, a mons. Kidane Yebio, Eparca di Keren e al Ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Eritrea, fr. Hailemikal Beraki.
Per rendere grazie all’Altissimo, Onnipotente e Bon Signore attingo alla ricchezza delle parole del Serafico Padre san Francesco:
“Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene,
che solo sei buono,
fa’ che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione, e tutti i beni”.
 
Ricordare, raccontare e celebrare quanto tanti nostri confratelli provenienti dalle Province cappuccine di Milano, Foggia, Roma, Alessandria, Torino, hanno fatto in questi luoghi dal lontano 1911 risulterà sempre insufficiente e mancante. Molte le vicende conosciute, ricche di dedizione e di abnegazione, molte quelle sconosciute, consegnate e custodite nel segreto del cuore di Dio e dei protagonisti di questa lunga storia.
Possiamo però intravedere qualcosa, forse ciò che è necessario e importante: la loro fede! Fede che dava la forza ed il coraggio di stare là dove forse nessuno voleva andare. Una fede forte nel Cristo Risorto, in quella Parola Viva di Dio che mai ha smesso di essere ripetuta da quanto fu pronunciata. “Andate in tutto il mondo…. raccontate il Vangelo….. donate lo Spirito come a voi è stato donato…… portate la Carità che è l’anima della Paraola accolta….. vivete la Speranza  che non dà delusione…… date con le vostre mani concretezza all’amore del Buon Dio”.
Questi nostri confratelli hanno intrecciato la loro vita, ieri come oggi fatta di fatiche e di serenità, di dolori e di gioie, con chi ancora non conosceva Cristo. Ed è insegnamento prezioso anche per noi oggi. Non sono stati solamente accanto a loro, ma con loro. Hanno vissuto con loro non per un tempo, ma spendendo ed usando tutta la loro vita. È questo “stare con loro” che ha conquistato il cuore di chi li vedeva e li ascoltava. È questo modo di “stare” che ha dato spessore a quanto dicevano.
Dalla relazione del Superiore Regolare, fr, Egidio da Verano, inviata il 16 dicembre 1934 al Ministro generale si legge: “Missione tra i cumana. Questa è la gemma più preziosa di tutta la Missione di Eritrea” e subito dopo continua “ Fondata 22 anni fa per tenace volontà del sempre compianto mons. Carrara e, se in un primo periodo i Padri missionari non ebbero a raccogliere che spine e triboli, nel secondo periodo che va dal 1922 al presente, i frutti raccolti sono veramente grandi”. E nella conclusione annota la fatica e la dedizione dei frati. “Questa regione cumana è anche tutta infestata dalla malaria. Tutti gli anni dal mese di agosto a tutto dicembre questa terribile febbre costringe la maggior parte dei padri a tenere il letto o a portarsi nell’altopiano per riprendere le forze e tante volte anche per salvare la stessa vita” (Analecta Ordinis 51 [1935] 98).
I semplici gesti della fede: preghiera, celebrazione dell’Eucaristia, affidamento alla Provvidenza, uniti ai gesti quotidiani della carità, della cura dei malati, dell’educazione scolastica, hanno fatto di questi fratelli, noti e meno noti, le pietre vive per la costruzione della Chiesa e per la manifestazione della crescita del Regno di Dio.
Accanto a questi gesti esiste anche la parte più nascosta, quella della consegna personale a Cristo nella preghiera audace che chiede di seguirLo e nell’azione seria che non soffre pigrizia. Penso a quanto fu facile per il Ministro provinciale di Milano, era al tempo proprio mons. Camillo Carrara, chiedere ad altri 9 frati cappuccini di partire con lui, di lasciare il proprio convento in Lombardia e raggiungere, dopo un non breve viaggio in nave e a piedi, Asmara il 3 aprile 1911. Da quando era stato nominato Vicario di Eritrea, 7 febbraio 1911, erano passati solamente 2 mesi! Che lezione di abbandono e di fiducia! Altri tempi si dirà! Ma questo è il senso della missione operosa “là dove nessuno vuole andare”.
Alla Vergine Immacolata, si rivolge ora la nostra preghiera perché con la sua materna protezione continui a custodire tutti voi, fratelli carissimi, nel vostro fare e nel vostro annunciare il Vangelo vivendo tra la gente. Ugualmente affido a Lei, la Vergine Madre, tutti i fratelli defunti che hanno vissuto, sofferto, amato, condiviso con semplicità spendendo la loro vita in questa terra benedetta di Eritrea. Possa presto ritrovare quella pace che da troppo tempo attende.
Il Signore, fratelli carissimi, vi custodisca, guidi i vostri passi, vi benedica e ad ognuno doni la sua pace!
Fraternamente.
 
Roma, 19 marzo 2011
Solennità di san Giuseppe
 
Fr. Mauro Jöhri
Ministro generale OFMCap