Caro Fra Ago,
siamo rientrati da pochi giorni dall’Etiopia, dove abbiamo vissuto un’esperienza di volontariato in missione davvero molto bella e significativa.
Lavorando da parecchi anni in un’associazione di sostegno a progetti missionari, non possiamo dire di aver trovato cose nuove rispetto a quanto già sapevamo e conoscevamo di questo paese e di altri paesi poveri, ma un conto è “sapere” le cose ed un altro conto è “vederle” con i propri occhi.
Sapevamo della povertà, ma ora l’abbiamo vista ad Addis Abeba a Soddo ed in tanti villaggi in cui siamo stati. Nelle città è più evidente, molte persone di tutte le età chiedono l’elemosina, un paio di scarpe, dei vestiti. Come succede in tanti paesi del mondo, migliaia di persone si riversano nelle città credendo di trovare una situazione migliore, ed invece non trovano nulla, solo miseria, una miseria ancora peggiore di quella che avevano nei luoghi rurali di provenienza, dove almeno avevano un Tucul in cui dormire, ed un pezzo di terra da coltivare.
Sapevamo della fame, ma ora l’abbiamo vista nei bambini denutriti presenti negli ospedali delle missioni. Abbiamo visto i bimbi in avanzato stato di denutrizione, gonfi per la mancanza di proteine, con lo sguardo perso nel vuoto, incapaci di muovere anche le palpebre per la mancanza d’energia.
Sapevamo della sete, ma ora l’abbiamo vista nelle donne e nei bambini che percorrono chilometri per raggiungere il pozzo più vicino, per riempire le preziose taniche di plastica d’acqua pulita, evitando di raccoglierla nelle pozzanghere, dove l’acqua è rossa come la terra di cui è impregnata.
Tanti volti ci tornano alla mente, ed ogni volto ci riporta ad un luogo, ad una situazione, ad un momento che difficilmente potremo scordare.
Abbiamo conosciuto tanti missionari, frati preti e suore, tutte persone eccezionali, di un’umiltà pari soltanto alla loro grande dedizione e determinazione nel realizzare quanto più possibile per la gente. Non riusciamo ad immaginare come potrebbe essere l’Etiopia senza le missioni cattoliche, che sono ovunque, e sono sinonimo di scuole, ospedali, ambulatori, cibo e acqua.
Gli etiopi sono gente stupenda, gentili, con un forte senso dell’accoglienza ed una gran dignità. Non puoi non salutarli, ti guardano come chiederti “salutami dai …”, e se lo fai, di sicuro ti rispondono e ti sorridono, quand’anche non vengono a stringerti la mano. Non ci siamo mai sentiti fuori posto! Ci rispettano, sanno bene che quel poco che hanno lo devono in gran parte ai missionari bianchi, e che gran parte del loro futuro continuerà a dipendere dai bianchi. Non scorderemo mai quel bimbo che incontravamo tutti i giorni quando ci recavamo a pranzo, e che rispondeva al nostro saluto baciandoci la mano che gli porgevamo per salutarlo. Questo gesto c’imbarazzava tantissimo, ma sapevamo bene che per lui, noi rappresentavamo le persone che ogni giorno, alla missione di Dubbo, gli garantiscono un pasto ed una tanica d’acqua pulita.
Un pensiero và anche ai bimbi dell’orfanotrofio di Dubbo, dove abbiamo prestato servizio nella seconda parte della nostra permanenza in Etiopia. Che gioia stare con loro, giocare, farli sorridere e accudirli. Abbiamo dato loro tanto amore, ma loro ce ne hanno restituito dieci volte tanto. Non potremo mai dimenticare i volti sorridenti di Burtukan, Matesala, Aklilu, Kiddist, Abiyot e tanti altri, con cui abbiamo vissuto un periodo bellissimo ed indimenticabile.
Potremmo continuare a scrivere per ore, ma vogliamo terminare questo messaggio con un ultima cosa, la più importante.
Mai come in questi ultimi mesi abbiamo sentito accanto a noi la presenza del Signore, da quando abbiamo deciso di frequentare il corso di formazione per “saperne un po’ di più sulle missioni” (ed alla fine abbiamo deciso di partire …), a quando abbiamo organizzato la partenza (con problemi di ferie lavorative che sembravano insuperabili), fino all’esperienza effettiva in missione (con qualche inevitabile difficoltà emotiva). Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che il Signore, quando eravamo tristi ci ha consolato, quando avevamo dei dubbi ci ha consigliato, quando eravamo in difficoltà ci ha aiutato e quando gioivamo ha gioito con noi.
Non potevamo chiedere di più a quest’esperienza, ne usciamo rafforzati nella fede e nell’amore per il prossimo, convintissimi di proseguire sul cammino che il Signore giorno per giorno c’indicherà.
Grazie a tutti voi del centro missionario per averci consentito di vivere un’esperienza così bella e significativa.
Pace e bene,
Enrico e Tiziana.
 
 
 
 
 - nelle immagini: l’orfanotrofio di Dubbo, il gruppo di volontari di Soddo e scena di vita quotidiana