La Fine Del Viaggio

di Giuseppe Luca Mantegazza


Tutte le cose della vita hanno un inizio, ed una fine: ed eccomi alla fine di questo viaggio, alla fine di quest’ennesima esperienza di missione.
Tra qualche ora i miei passi, che su questa terra rossa paiono poggiarsi più solidi che altrove, lasceranno l’Africa, per rientrare nel vecchio Continente.
Il verde degli eucalipti, delle acacie africane, dell’aloe, che qui crescono rigogliosi, i colori intensi del cielo al tramonto, il manto stellato così vicino e luminoso, saranno un lontano miraggio, tra poche ore.
Che cosa rimane di un mese passato qui?
Rimane l’amore, indelebile, di cui sono stato testimone, e di cui mi sono impregnato.
L’amore che si mostra nella natura e nei paesaggi: nelle giornate fredde e grigie dell’inverno europeo, su cui mi sto rifiondando, i miei pensieri torneranno qui, su questa Terra, straordinariamente bella e misteriosa, torneranno al Lago Tana, dove il Nilo Azzurro inizia il suo corso, torneranno alle splendide vallate del Sud del Paese, in cui confluiscono -da sud, la grande savana africana, che si estende per centinaia di chilometri fino al Kenia- da nord, colline verdissime, che si ergono dalla foresta tropicale.
Ma soprattutto rimane l’amore, che qui si mostra, nelle persone: nei volti sorridenti dei bimbi, degli uomini e delle donne incontrati in quest’esperienza.
Volti come quello di Teresa, 12 anni, denutrita, ricoverata nella clinica del centro di Asco, a cui, salutandola qualche ora fa, non ho detto che stavo ripartendo per l’Italia, anche se pareva lo sapesse (era meno sorridente del solito).
Volti come quello di Ethiopia , la bimba di 3 anni, orfana e sieropositiva, bellissima, come il suo Paese, di cui porta il nome: una scommessa per il futuro dell’Etiopia.
Volti come quelli delle suore della carità di madre Teresa, volti temprati da una fede inscardinabile, quasi trascendentale.
Volti come quello di Silvia, volontaria italiana, che si fermerà qui per altri due mesi, come infermiera, ma soprattutto come insegnante di musica: perché quando insegna a suonare i tamburi agli orfani del centro di Asco, i suoi occhi, azzurrissimi, diventano ancora più luminosi e carichi d’amore.
Volti come quello di Ayele, etiope, educatore nel centro di Asco, compagno di camerata, di grandi discussioni (con un’inglese molto migliore del mio), e di grandi risate.
Volti come quello di Tenagne, mamma di Aisha, bimba di 5 anni, ricoverata anche lei nella clinica di Asco per malnutrizione: quanto amore -nonostante la situazione di povertà scandalosa, inaccettabile in cui è costretta a vivere ed a far vivere la propria piccola- nel seguire passo passo, tutte le cure e le visite a cui è sottoposta la figlia!
Volti d’amore, sempre gioiosi e sorridenti, nonostante le dure prove cui sono sottoposti, per vite di povertà e malattie.
Volti per me indelebili, indelebili come quelli di tutti i missionari incontrati: sorridenti, gioiosi, e luminosi.
Luminosi come tutte le missioni sparse nel Mondo, fino ai confini della Terra: veri fari di gioia e di speranza, per la nostra umanità.

“dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna” Papa Benedetto XVI

Il viandante (Rabindranath Tagore)
A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.
Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti dei mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.
Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d’una melodia.
Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all’interno del cuore.
I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»
Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: « lo sono!»

 

 

 - leggi la lettera del 21 dicembre scorso…

 

 

 

 - foto inerenti il viaggio nel 2011