La devozione alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo ha origini molto antiche e, addirittura, radici precristiane.
Secondo quanto riportato nel Primo Libro dei Re, Elia il Tisbita, rimasto l’ultimo profeta del Dio d’Israele, si stabilì per un certo tempo sul Monte Carmelo, durante la lunga siccità al tempo del Re Acab (sec IX aC). Da qui vide una nube piccola “come mano d’uomo” che dal Mediterraneo si alzava verso il monte, carica di pioggia, segno della fine della siccità e della salvezza di Israele. In seguito, i Padri della Chiesa identificarono la piccola nube con la Vergine Maria: essa, portando in sé il Verbo di Dio, ha ottenuto al mondo vita e salvezza e intercede per chi la invoca.
Già nei primi secoli del cristianesimo si insediarono sul monte alcuni eremiti, con l’intento di imitare la vita contemplativa del profeta Elia, presso la fonte a cui lui si dissetava. I Crociati (sec XI) vi trovarono monaci che vivevano in comunità secondo la regola basiliana, in cellette costruite attorno a una piccola chiesa dedicata a Maria. Tra il 1207 e il 1209 il Patriarca di Gerusalemme scrisse per loro una “Regula vitae”, dando una forma canonica riconosciuta dalla Chiesa alla comunità religiosa del Carmelo, legata al riferimento ad Elia e alla devozione alla Madonna.
Nel XIII secolo, con l’invasione saracena, i frati dovettero abbandonare il Medio Oriente e si stabilirono in diverse parti d’Europa, diffondendo il culto alla Madonna del Carmelo.
Il 16 luglio 1251 il frate Simone Stock ebbe una visione della beata Vergine, circondata dagli angeli e con Gesù bambino in braccio: gli mostrava uno scapolare, indicandolo come segno distintivo dei devoti alla Madonna del Carmelo e pegno di salvezza dall’inferno per tutti i Carmelitani e per chi lo avesse indossato sul petto.
Ancora oggi è viva la devozione per la Madonna del Carmine, rappresentata con Gesù bambino in braccio e lo scapolare nell’altra mano, spesso vestita di panni bruni e manto bianco, come i Carmelitani.
Celebrare questa memoria e vivere questa devozione significa riconoscere nella beata Vergine Maria la primizia della salvezza, la portatrice di grazia e colei che ci dona la sua intercessione di Madre.