Giovanni Battista ci insegna la “libertà dagli attaccamenti” a ruoli e posizioni
Dopo aver battezzato Gesù, ciò che guidano Giovanni sono lo spirito di servizio, l’umiltà e l’obbedienza. Giovanni (che significa, dono di Dio, oppure Dio fa Misericordia) era stato inviato a preparare la strada al Messia senza risparmiarsi e, umanamente, si potrebbe pensare che gli si doveva riconoscere un “premio”, invece il Battista, compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù. Giovanni è testimone dell’umiltà al punto che dirà: «È Lui che deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,30)
Giovanni ha visto lo Spirito scendere su di Lui, lo ha indicato ai suoi discepoli come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1.29). Da profeta anche lui diviene discepolo. Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e li ha formati per molto tempo. Ma, da vero educatore, non lega nessuno a sé, ma mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù e non è interessato ad avere un seguito per sé, a ottenere prestigio e successo, ma fa un passo indietro, perché molti abbiano la gioia di incontrare Gesù.
Giovanni il Battista ci insegna una cosa importante: la libertà dagli attaccamenti. Sì, perché è facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio.
San Giovanni il Battista ci insegna l’arte del sapersi congedare, la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù.
Farsi da parte, imparare a congedarsi per lasciare il posto al Signore. In particolare si rivolge a chi esercita il ministero sacerdotale e alle madri e i padri che affrontano la sfida della genitorialità.
Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù. Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita.
Il Battista è testimone di autenticità e amore per la verità. Non ha paura di rischiare la vita; non ama compromessi e odia l’essere compiacente ma, proprio per questo, gli tagliano la testa. Ma questa testa riversata su quel vassoio grida più che mai fino ad oggi attraverso tanti cristiani martiri che, come Giovanni, sono “Voci” di quella Parola che si è fatta carne e ha dato Se Stesso per noi: Gesù di Nazareth, Povero, Umile, Crocifisso e Risorto!
Infine possiamo accostare San Giovanni Battista a san Francesco d’Assisi poiché, come il Battista è colui che indica Cristo, così come Francesco stimmatizzato l’ha indicato nella sua carne. Come il Battista ha predicato la penitenza, vivendo in povertà nel deserto, così ha fatto Francesco, araldo della penitenza e sposo di Madonna povertà vestendo di ruvidi abiti come Giovanni vestiva di “peli di cammello”.
Giovanni diceva di sé che egli doveva diminuire perché fosse Gesù a crescere, così Francesco vuole che lui e i suoi frati siano chiamati “minori”, fondatore della schiera dei fratelli piccoli, che prendono l’ultimo posto.
Sono davvero tante le coincidenze fra i due Santi, e l’arte ci aiuta, con un colpo d’occhio, a coglierle e ricordarle.