Nella Messa vespertina del Giovedì Santo, chiamata Cena del Signore, la Chiesa commemora l’istituzione dell’Eucaristia, del Sacerdozio ministeriale. Nel contesto della cena, Gesù lascia ai suoi discepoli il Comandamento nuovo della carità. Di quanto avvenne nel Cenacolo, la vigilia della passione del Signore, san Paolo offre una delle più antiche testimonianze: «Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”» (1Cor 11,23-25). Corpo donato, sangue versato. È il sacrificio della nuova e definitiva alleanza offerta a tutti, senza distinzione di razza e di cultura. E di questo rito sacramentale, che consegna alla Chiesa come prova suprema del suo amore, Gesù costituisce ministri i suoi discepoli e quanti ne proseguiranno il ministero nel corso dei secoli.
II Giovedì Santo ci invita a rendere grazie a Dio per il dono dell’Eucaristia, da accogliere con devozione e da adorare con viva fede.
Per questo, dopo la celebrazione della santa Messa, la Chiesa incoraggia a vegliare in presenza del Santissimo Sacramento, ricordando l’ora triste che Gesù passò in solitudine e preghiera nel Getsèmani, prima di essere arrestato per poi venire condannato a morte.