Carissimi amici benefattori,
Eccoci ad augurarVi una Buona e Santa Pasqua in una situazione che non ci saremmo mai aspettati. Vedete, e’ solo la Ressurrezione che ci dà speranza e conforto.
In questo frangente risuona alta e rassicurante la voce di Cristo “chi crede in me non morrà in eterno!” la calamità sopravvenutaci è sicuramente un segno del tempo, dove sta a noi riconoscere e prendere le debite misure ed adeguarci al richiamo amoroso e nello stesso tempo severo del Padre che sta nei Cieli. Nella sua infinita bontà, come inviò il suo Figlio a redimerci, saprà anche inviare i suoi Angeli a fermare il devastante flagello.
Condoglianze a chiunque ci legge ed è vittima del terribile virus. Il Signore asciugi ogni lacrima e dia conforto dicendo: “Coraggio la tua fede ti ha salvato!”.
Che dire delle prigioni? Il virus infuria il pan ci manca…
Allo scoppio dell’ epidemia, ci siamo volentieri assoggettati alle norme preventive e precauzionali emanate dalle autorità. Maschere ed igienizzanti e distanze fisiche.
All’inizio della pandemia, un benevolo provvidenziale decreto presidenziale è arrivato per sfollare le prigioni, onde limitare contagi e decessi, concedendo remissioni a debiti detenuti con criteri altamente umanitari. Gesto apprezzato che certamente ha avuto la sua echo negli animi e nella società.
Ciò nonostante sotto l’infuriare del virus, sono arrivati in visita da noi il Provinciale della Lombardia Fra Angelo Borghino, il Segretario delle Missioni fra Marino Pacchioni, fra Giovanni Paolo Berghi e fra Claudio, in doverosa visita fraterna, prima per il Capitolo della Custodia del Camerun (Ottobre 2020) e quindi per la visita canonica (11-28 Marzo 2021).
Come sono arrivati spinti dalla carita’ apostolica incuranti delle ondate e varianti del virus , così non è mancata una visita alle carceri di Bamenda. Visita confortante, condividente, compassionante. Presenza di coraggio altamente notata dai detenuti, dal personale, visita gradita ed applaudita. È stato bello perché hanno potuto vedere concretizzato quanto in carità è stato donato generosamente da voi benefattori. Le prigioni sono un villaggio in miniatura.
A detto virus letale, qui da noi si aggiunge una sanguinosa guerra di secessione che miete vittime all’intorno, e di conseguenza riempie le già sovraffollate prigioni.
La presenza della Cappellania influisce sulla pace e benessere dei detenuti. Si sentono sicuri e protetti da eventuali abusi ed assistiti per le funzioni religiose.
Non è una novità! le Opere di Misericordia spirituali e corporali esistono tutte e sono il nostro punto di operazione secondo l’esempio ed il commando datoci da Cristo. Grazie anche a Voi, possiamo mostrare il volto di Cristo amabile e misericordioso.
Constatiamo come la Provvidenza ci abbia messi in linea con la prevenzione e lotta contro la siccità ma anche contro l’improvviso e devastante “corona virus”. Ci riferiamo al progetto “Acqua alle prigioni” da voi generosamente sovvenzionato.
Umile e casta l’acqua ha continuato a sgorgare sanante e rinfrescante nei cortili, nelle celle, e massaggiare e ripulire corpi assetati ed insudiciati.
Cuore batte dove beneficio arrivò, e si rivelò amico. Grazie!
LA MOSCHEA.
Da lungo tempo ci è stata inoltrata accorata richiesta dalla comunita Musulmana per la costruzione di un decente luogo di preghiera. La collaborazione è sempre stata cordiale. È loro testimonianza che “non si sentono emarginati” ma fanno parte e sono visti come gruppo sofferente del penitenziario. La Cappellania soccorre la dove c’è una persona malata o indigente o bisognosa. Mai sono stati abbandonati dalla Carità.
La cappellania provvede loro la sabbia per il fondo terroso, dove usano rimanere in preghiera, qualche tappeto sul quale mettersi in prostrazione, cibo (Riso, olio, zucchero) durante il periodo di digiuno annuale detto “Romodan”.
Insistente è stata la richiesta da parte dei fedeli mussulmani di erigere per loro una decente piattaforma di preghiera all’interno delle prigioni. Il suolo per la preghiera consiste in un’area di mt 5×3 cosparsa di sabbia dove stendono il tappetino per le prostrazioni.
L’Arcivescovo non è stato contrario alla costruzione della Moschea ed il progetto è partito. Attualmente la costruzione si è fermata alla piattaforma di cemento e alle colonne e traverse in calcestruzzo. In attesa che si possa reperire un fondo per coprirla di tettoia e munirla di pareti laterali in muratura e porte e finestre. Dio provvederà.
È da notare che i nostri fratelli musulmani non hanno mai disdegnato di usare l’atrio esterno cementato della Cappella per la loro preghiera quotidiana. Implicitamente riconoscono che sia un luogo di preghiera dove ci si rivolge a un Dio unico creatore e Padre di tutti. E ne usufruiscono.
Un giorno gli Apostoli si sono rivolti a Gesu dicendogli: Merita che tu faccia il miracolo della guarigione, perché questo Centurione ci ha costruito il Tempio. (Lc.7,5) Ama il nostro popolo ed egli stesso ha costruito una Sinagoga per noi. Gesu ha esaudito la richiesta degli apostoli.
La costruzione dellla Moschea va vista nella visuale della “captatio benevolentiae” usata da Gesu stesso: “donna dammi da bere (Gv 4,7) se tu conoscessi chi è colui che ti chiede l’acqua …..
Conoscendo che è Cristo che costruisce il luogo di preghiera è certo che cominceranno a chiedersi chi sia.
L’effetto non si è fatto attendere, desiderano partecipare alle discussion comuni con i fratelli cristiani, e non esitano a porre domande e a meravigliarsi della purezza dottrinale insegnata e praticata da Gesù.
Se non si apre il dialogo come si fa ad intendersi e venire alla Verità?
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I nostri fratelli protestanti accomunano cattolici e mussulmani per via dei grani del Rosario…
Gli insegnamenti del magistero ecclesiastico si dirigono nel medesimo solco….
(LG 16) il piano di salvezza include coloro che riconoscono il Creatore, al primo luogo sono I Musulmani; questi professano la fede di Abramo, e insieme con noi adorano l’Uno – misericordioso Dio , giudice del genere umano alla fine dei tempi.
Nella visita di papa Francesco alla piana di Ur ha incontrato il Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Gli avra detto che 800 anni prima un esile frate è apparso a predicare Gesù risorto.
DAMIETTA, i saraceni
Francesco nei suoi scritti ha un capitolo particolare per coloro che vanno tra i saraceni, dice: essi possono vivere spiritualmente in mezzo ai saraceni e non credenti in due modi; non debbano mai erigersi in argomentazioni o dispute ma essere soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e lasciar trasparire che sono cristiani ed annuncino la parola di Dio in modo che credano e siano battezzati per rinascere alla vita eterna. (Scritti Cap XVI) Egli stesso voleva andare in Siria ma fu rigettato da contingenze marine, ma ritentò, ci riuscì e si presentò al Sultano, ma prima fu catturato, picchiato, ed insultato.
Il Sultano però lo ricevette benevolmente. E lo ascoltò molto volentieri.
Papa Onorio III diede piena autorità ai frati di andare da Miramolino (Solet Annuere, 1220). Quindi Gregorio IX diede piena autorità e i francescani hanno seguito la scia: umiltà e dolcezza per andare missionari tra i saraceni e si trovano tuttora sulla breccia.