Era lì, sul bordo del suo nido. Guardava, qua e là, gli altri passerotti misurarsi con la nuova abilità del volo: alcuni tentennanti, altri intrepidi e a volte troppo sicuri di sé, sbattevano le alucce come avevano visto fare da mamma e papà; e, questo era certo, stavano volando.
Lui no. Lui se ne stava lì, affascinato e impaurito allo stesso tempo, ad ammirare negli altri quel destino che era anche suo; sembrava stesse sognando chissà quali acrobazie e viaggi avventurosi, pensando al tempo stesso «Non ce la farò mai!». Come un bambino intimorito dalle nuove esperienze. Come un uomo che, davanti al proprio limite, si blocca e non sa più pensare e sperare un oltre da raggiungere.
Ma, all’improvviso, senza alcuna ragione evidente, il piccolo uccello spinse il capo in avanti. E volò.