Nato a Calò, frazione di Carate Brianza (MI) il 10 ottobre 1900, dopo i primi studi venne chiamato al servizio militare nel 1918. Dopo undici mesi, nell’agosto del 1920 entrò nel seminario di Lovere e iniziò il noviziato poi alla SS. Annunciata nell’agosto dell’anno successivo. Nel settembre del 1922 emise i voti semplici e tre anni dopo professò solennemente a Cremona. Il 14 giugno 1930 venne consacrato sacerdote dal b. card. Schuster nel duomo di Milano. Dopo un breve periodo a Crema, alla parrocchia di Brescia e al cimitero civico di Musocco, nel mese di novembre 1934 partì missionario per l’Eritrea. Fu parroco a Massaua dove fondò la “Casa del soldato” e poi per una ventina d’anni lavorò nell’evangelizzazione della popolazione cunama, prodigandosi in tutti i modi, incurante dei sacrifici e dei pericoli cui era costantemente esposto. Oltre un migliaio di cunama convertì alla fede e ne battezzò 2000, meritandosi il nome di “Morka” (leone), poiché sgominò tutti i nemici di questo popolo timido e pacifico. Durante la carestia del 1939 fece miracoli di carità salvando molti bambini, vecchi, ammalati, lebbrosi da morte certa. Anche ad Adi Quala, dove operò per ben 14 anni, p. Mosè fu soprannominato “Ambessa” (leone). Aiutò gli orfani abbandonati e difese con successo i diritti dei cunama a Ebarò, Bilmina, Delle, Ugarò, Cullucu e Barentù. Quando la missione tra i cunama passò ai missionari di Foggia egli, rimasto solo, dovette tamponare la missione minacciata dal governo e dai musulmani. La popolazione e la stampa ufficiale lo soprannominarono “Il Leone di Massaua”, “Il Leone del Mar Rosso”. La notizia della sua opera raggiunse anche il Vaticano e Pio XII, in una udienza privata al Vicario Apostolico mons. Marinoni nel settembre 1939, in occasione della beatificazione di Giustino De Jacobis, disse: «Portate la mia benedizione a p. Mosè, poiché in base a tutto quello che ho saputo di lui da parte di insigni uomini di Stato e dal mio nipote Giulio, posso affermare che ha onorato l’Ordine cappuccino e la Missione dell’Eritrea, soprattutto con la fondazione della Casa del Soldato, così come P. Cristoforo nei “Promessi Sposi”». P. Mosè fondò nel 1949 anche un “Comitato Onoranze e Ricerche Caduti”. Importante la sua opera di bene svolta nei paurosi anni della dominazione inglese a Massaua con l’aiuto nascosto a vantaggio degli ammalati italiani. Fu durante la caduta dell’Impero ad opera degli inglesi che egli salvò la dignità patria mettendo nelle mani di S. Rita la bandiera italiana e non la levò che nel 1952, nonostante le numerose minacce di venire internato. Diede inizio anche al grande pellegrinaggio in onore di S. Rita. Ad Adi Quala salvò tutta la popolazione italiana dall’odio dell’arabo Calif e affrontò a viso aperto gli “Sciphtà” (briganti prezzolati). Molti detenuti italiani e nativi furono salvati per opera sua dalla fucilazione e dalla fame. Tornato in Provincia, dopo essere scampato agli effetti di dolorose malattie, p. Mosè continuò il suo apostolato prima a Como, fino al 1962, poi alla Madonna della Fontana a Casalmaggiore fino all’agosto del 1970, infine nella parrocchia dei Sabbioni di Crema. Ricoverato nell’infermeria di Bergamo, morì il 7 luglio 1981. Ha lasciato un diario e succose memorie della sua attività missionaria.