Benedetto nasce a Norcia intorno al 480 da Eutropio, console e capitano generale della regione, e Abbondanza Claudia.
Dopo la morte della madre, a 12 anni viene mandato a Roma insieme alla sorella Scolastica per dedicarsi agli studi. La Città Eterna, fortemente segnata da saccheggi, carestie ed epidemie, gli appare come un abisso di perdizione: con l’intento di “cercare se stesso” e “abitare con se stesso”, a 17 anni fugge da Roma e vive in solitudine in un luogo isolato nella valle dell’Aniene, stabilendosi poi nei pressi di Subiaco.
Dopo 3 anni e dopo aver affrontato ogni tipo di tentazione, interrompe il suo eremitaggio per iniziare la sua nuova missione di evangelizzazione, che in breve tempo gli attira numerosi seguaci, tanto che riesce a fondare ben 13 monasteri con 12 monaci e un abate ciascuno.
Tra il 525 e il 529, Benedetto abbandona Subiaco e giunge a Cassino dove, su resti di templi pagani, fonda il Monastero di Montecassino e si dà all’evangelizzazione delle popolazioni locali.
Qui, attorno al 540, scrive la sua Regola, prendendo spunto da regole precedenti, nella quale organizza nei minimi particolari la vita dei monaci, considerata come un lavoro (opus): il lavoro di Dio e il lavoro degli uomini… I monaci devono essere operai del Signore che compiono l'”opus Dei”, cioè la preghiera, un lavoro che scandisce il tempo del giorno e della notte e orienta verso Dio tutte le tensioni della vita e della giornata; ma, negli altri tempi della giornata, devono anche applicarsi al lavoro manuale: esso è segno di dignità umana, di solidarietà fraterna e di offerta spirituale. “Ora et labora” sarà il loro motto.
A vigilare e guidare la vita del monastero ci sarà un abate, chiamato ad essere “un padre riservato, indulgente, forte, saggio, non inquieto, non ansioso, non oppressivo, non geloso, ma capace di tenerezza e di infinita pazienza, però anche di severità e di decisione: deve essere un padre che osserva attentamente i suoi figli, la loro diversa indole, in modo che i forti abbiano sempre un ideale a cui tendere e i deboli abbiano sempre la possibilità di non scoraggiarsi”.
Il monastero è l’immagine di un’intera società, regolata come una famiglia: è una scuola per imparare a servire il Signore; ma è anche un’officina, in cui ciascuno lavora, compiendo buone opere.
Attraverso la capillare diffusione dei monasteri benedettini, i monaci hanno strutturato la nuova società post-romana nel continente europeo: con la creazione di opifici manifatturieri specifici e la razionalizzazione dell’agricoltura e dell’allevamento, hanno organizzato la nuova economia, basata sulla carità; sono stati portatori e custodi della cultura classica e moderna; hanno diffuso il Vangelo di Gesù attraverso una spiritualità alta e concreta.
San Benedetto, quindi, è a pieno titolo il padre dell’Europa, non solo della sua religiosità, ma anche della cultura, dell’economia, della politica… di una società intesa come luogo in cui la dignità umana è riconosciuta e servita ogni giorno e, in essa, la gloria di Dio.
Muore a poco più di 60 anni a Montecassino il 21 marzo 547, a poche settimane di distanza dalla sorella Scolastica.