Nel Vangelo di Matteo, Giuseppe è definito “uomo giusto”.
Nella Scrittura sono giusti coloro che hanno saputo mettere in discussione i propri progetti di fronte alla richiesta di Dio, coloro che accettano il piano di Dio anche se scomodo o assurdo. Giusto è Abramo, nostro padre nella fede, giusto è Mosè, giusto è Davide… e in questa scia si inserisce anche il falegname di Nazaret, che non solo osserva la Legge del Signore, ma anche accoglie un progetto nuovo, diverso, sconvolgente da parte di Dio, che
compie le proprie promesse.
Nei vangeli, Giuseppe non dice neanche una parola: è un uomo che non parla, ma agisce; anzi, parla con i fatti. Ed è questa discrezione nella parola, ma disponibilità a darsi da fare che lui mette in gioco nel custodire e crescere quel Bambino, giunto inatteso come è Dio nella vita di ciascuno.
E, proprio perché è stato un uomo di fede e di concretezza, capace di avere cura del Figlio di Dio, Pio IX nel 1847 lo ha proclamato Patrono della Chiesa, ancora una volta custode e guida.