Durante il Sabato santo tutto tace: le campane, i rumori, le liturgie, ma anche i lamenti e i pianti. Rimane solo il silenzio. Non è un giorno di lutto, ma un giorno di attesa.
È Shabbàt, il settimo giorno, dedicato al riposo e all’assenza di ogni attività. E la Chiesa sosta in silenzio meditando la Passione di Dio per noi e vivendo nell’attesa e nel digiuno, anche eucaristico, l’attesa della sua Pasqua.
Anche Dio oggi fa Shabbàt: ha fatto tutto quello che poteva, ha dato tutto se stesso, e ha incontrato l’inesorabilità della morte, è stato deposto nel sepolcro. È anche disceso agli inferi, come in un tuffo di Dio nelle acque profonde della nostra umanità, fino al punto più lontano da lui: lì, nella tenebra più profonda, lì dove la morte sembra vincere, il Cristo raggiunge ogni uomo e inizia la risalita che porta alla risurrezione lui stesso e noi con lui.
Nella notte, la Veglia Pasquale ci sorprenderà con l’annuncio che in Cristo la morte è vinta.
Ma ora tutto tace, tutto attende: è Shabbàt.