Miriam e Antenore ci portano la testimonianza della loro esperienza in Benin…
“Ci siamo! Dopo la grande emozione della consegna del Tau davanti la Cattedrale di Milano e proprio la sera della Veglia missionaria siamo pronti, 15 anni dopo la nostra prima ed un’unica esperienza missionaria in Brasile con tutta la famiglia, a salire sul primo dei due aerei che dopo 12 ore di volo ci porteranno in Benin presso le suore Clarisse Cappuccine. Sono tante le domande che come la volta precedente ci percorrono la mente: cosa faremo? chi incontreremo? saremo all’altezza? sapremo soddisfare le aspettative di chi ci ospiterà? Tutto questo d’incanto si dissolve dopo essere stati prima avvolti dall’ondata di caldo umido all’arrivo a Cotonou ma poi dall’abbraccio, ma soprattutto dal sorriso angelico, di Suor Maddalena.
Lei e le sue altre 15 sorelle del Monastero di Zinviè ci hanno fatto subito sentire a casa, ci hanno fatti sentire parte integrante della loro famiglia, ci hanno coccolati ed avvolti con il loro affetto. È così iniziata la nostra missione scandita da ritmi di preghiera a cui non eravamo abituati ma che ci hanno immediatamente catapultati in un mondo “soffice “, sospeso, sereno in un comune abbraccio Paterno che ci faceva stare bene. La messa delle 7.30 ogni mattina accompagnava il nostro risveglio ed i vesperi delle 18.15 con la successiva Adorazione chiudevano le nostre giornate. Ed attendevamo con impazienza le domeniche che si concludevano sempre con un’ora, dopo cena, trascorsa con tutte le sorelle a raccontarsi, a raccontare le nostre emozioni, a ridere di gusto per piccole e semplici cose. Ma molte altre emozioni hanno costellato la nostra permanenza in Benin. Le visite all’asilo dell’infanzia delle Camilliane a pochi chilometri dal Monastero, il collegamento in video conferenza dei loro 40 bimbi con circa 260 in Italia nella giornata dei diritti mondiali dei bimbi , le visite ai villaggi limitrofi alle sorelle, la visita al Monastero di Cotonou che ha visto la prima presenza delle Clarisse in Benin ben 30 anni fa , la visita al convento di Ouida dove vengono per 3 anni formati i seminaristi , la partecipazione alla Messa a Wawata parrocchia di appartenenza delle sorelle, i dopo pranzo trascorsi a ridere e giocare con i bimbi e le mamme che lavorano in Monastero. Tutto questo sempre infarcito da sorrisi, da abbracci di accoglienza, di offerta di quel poco che molte famiglie del luogo hanno. E sempre il saluto, bonjour – bonsoir, da parte di OGNI persona che incontravamo sul nostro cammino. Quanto ci è risultato distante questo mondo, questo modo di vivere, dal nostro mondo occidentale così freddo, così concentrato su stesso e chiuso verso il prossimo, l’altro, il diverso. Pensavamo di sentirci noi diversi in un luogo così distante dai nostri abituali stili di vita, dai nostri stereotipi consumistici a cui siamo ormai assoggettati. Invece con il loro modo, assolutamente non dispregiativo, di chiamarci “iovo’ ” (bianco) ci siamo sentiti accolti, abbracciati. Ah quanti abbracci dai bimbi ogni volta che arrivavamo in un villaggio, dalle mamme che ci hanno salutato, dalle sorelle prima di andare a dormire, da Joel (adottato a distanza da piccolo da una Signora italiana che gli salvatone cambiato la vita) che è stato nostra guida, compagno di giochi e di visite in tutta la nostra permanenza in terra africana. Ma non possiamo non citare le parole di ringraziamento, gli abbracci, i sorrisi di tutte le sorelle ogni qualvolta risolvevamo un loro dubbio informatico, cucinavamo un risotto per loro, le accompagnavamo negli acquisti, le aiutavamo a confezionare saponi, cantavamo per e con loro. E anche Frere Michel che in ogni Messa da lui celebrata si preoccupava di riassumere in italiano, solo per noi, la sua omelia. Ma porteremo sempre nel cuore quei momenti dopo cena quando dopo aver atteso con trepidazione il suo bussare alla porta della nostra sala da pranzo Suor Maddalena si presentava con il suo sorriso e si fermava a parlare con noi della giornata, dei nostri dubbi, dei problemi personali che occupano la nostra vita. Sempre pronta a suggerire, a consigliare, a proporre, a chiedere con estremo pudore e timore se potevamo provare ad aiutare qualche suora in qualche loro piccola necessità. I doni che ci sono stati consegnati l’ultima sera per noi e per i nostri figli, gli abbracci e le lacrime versate nel momento dei saluti li porteremo sempre nei nostri cuori.”







