Il 23 settembre si celebra S.Padre Pio.
Nel fissare lo sguardo sulla figura di Padre Pio cogliamo una parte del suo ricco messaggio. Spesso si è guardato di più alla sua santità, così manifestata e vissuta, alla sofferenza, alle stigmate, al suo modo di presentarsi, di farsi sentire presente e di operare presso una infinità di persone, ma poco si è riflettuto sulla sua ansia di essere un missionario.
San Paolo, ricordando il suo ministero dice “Guai a me se non predicassi il Vangelo”. Quest’ansia di far conoscere il Signore Gesù Cristo è stata fortissima in Padre Pio. In due lettere poco conosciute, scritta la prima nel 1921 e la seconda nel 1922 ad un frate cappuccino toscano che era vescovo in India, Monsignor Angelo Giuseppe Poli, egli riferisce di aver fatto istanze vivissime presso i superiori per poter essere missionario in India, ma conclude, “non sono stato ritenuto degno”. Nella seconda lettera, quella del febbraio del ’22, ritorna sull’argomento dicendo parole affettuosissime e questo vescovo dice: “quanto desidererei essere costì, per annunciare il Signore, per essere missionario in quella Chiesa che sta sorgendo come Chiesa del Signore”. Quest’ansia che era di Paolo, di annunciare il Signore, era anche nel cuore di Francesco d’Assisi, il quale appena avuto un gruppo dei frati, volle andare ad annunciare il Vangelo. Ed era anche nel cuore di questo povero grande figlio del poverello, Padre Pio. Si può essere però missionario in diversi modi. Padre Pio lo è stato rimanendo a casa. Paolo VI disse che aveva realizzato una clientela mondiale. Non era andato lui alle genti, ma le folle venivano e vengono a lui. Giovanni Paolo II nella “Redemptoris Missio” la grande enciclica che aveva scritto sulla missionarietà della Chiesa diceva che il primo modo di essere missionario è quello di pregare, pregare perché venga il Regno di Dio.