Nella mia vita non avevo mai pensato a una collaborazione “ufficiale” con il Centro Missionario. Eppure, in modi semplici e concreti, ho sempre cercato di fare qualcosa per le missioni.
Tutto è iniziato circa trent’anni fa, insieme a fra Angelo Pagano, allora ancora studente di teologia. L’intenzione era semplice: aiutare l’Eritrea. Nel tempo libero che mi lasciava il lavoro in portineria, ho iniziato a realizzare a mano delle coroncine. Un gesto piccolo, ma fatto con il cuore. E da quel gesto sono nati aiuti che hanno raggiunto anche la Thailandia, il Brasile e la Costa d’Avorio.
Oggi collaboro nelle iniziative del Centro Missionario, soprattutto durante le lotterie per la vendita dei biglietti. Un po’ quello che qualcuno, con affetto, ha sempre chiamato “fra cercot”.
Questo nomignolo nasce da lontano. Da ragazzo, quando vivevo a Cassano d’Adda, ero coinvolto nella Pesca di beneficenza e nella Questua dei giorni dei morti. Una signora mi chiamava sempre così, e quel nome mi è rimasto addosso. In fondo descrive bene ciò che ho sempre fatto: cercare, muovermi, coinvolgere, raccogliere per aiutare.
Con il tempo è nato anche un impegno che mi sta particolarmente a cuore: sostenere gli interventi chirurgici per i bambini presso il Cardiac Center in Camerun. Quando lessi per la prima volta di questo progetto ne rimasi profondamente colpito. Pensavo di impegnarmi per finanziare un solo intervento. Oggi siamo arrivati a oltre venticinque.
Più vado avanti e più mi chiedo: è stata davvero un’iniziativa mia? Oppure c’è qualcosa di più grande che la guida? È questo che mi stupisce. Il progetto, nato quasi d’impulso, dopo un periodo è riemerso con forza… e ha continuato a crescere.
“Il cuore che batte… batte!!!”
Quello che mi sorprende di più è che questa iniziativa sembra andare avanti quasi da sola, come se avesse una vita propria. Un gesto genera un altro gesto. Un aiuto ne chiama un altro. Dal proposito iniziale di sostenere un’operazione siamo arrivati ben oltre quanto avrei mai immaginato.
Questa esperienza è diventata una parte importante della mia vita. Come l’impegno al cimitero, è stata una scelta faticosa, ma profondamente significativa. Una scelta che ha portato frutti: mi ha arricchito interiormente, mi ha dato energia, mi ha dato senso.
Soprattutto, mi ha donato l’incontro con tante persone. E questo lo considero il dono più grande.