San Francesco d’Assisi è il santo che rompe gli schemi: bacia i lebbrosi, sta dalla parte dei poveri, è grato per ogni elemento della natura e si rivolge a Dio descrivendolo con aggettivi di lode di grande umanità.
Le frasi che accompagnano gli splendidi scatti di Elena Bellini in questo calendario missionario sembrerebbero, per chi non lo sa, scaturire da un sentimento empatico, profondamente terreno di relazione, una comunione d’amore che immediatamente ci mette in relazione con la persona fotografata in un reciproco alternarsi di ruoli ed emozioni.
Sono invece le strofe della meravigliosa preghiera “Lodi a Dio altissimo” che san Francesco compose dopo aver ricevuto le stimmate alla Verna nel 1224. Una lode decisamente singolare.
Se infatti la maggior parte delle preghiere contengono lamentazioni o richieste di aiuto, in questo componimento Francesco si rivolge direttamente a Dio per lodarlo con due parole intime e familiari: TU SEI. E come una litania, un mantra, le ripete per 32 volte utilizzando aggettivi che ce lo fanno sentire Padre attraverso un ritornello intenso e penetrante. Ogni invocazione sembra cadenziarsi sul ritmo del cuore; lette di seguito hanno la musicalità di una poesia e l’andamento di chi scrive all’amato. Francesco si fa l’innamorato di Dio che riconosce che l’altro esiste per lui, di fronte a lui. TU SEI gli dice, attraverso quell’elenco di attributi che, lungi dall’essere una somma di formule teologiche, rivela invece l’esperienza dell’intimità con Dio, un modo di avvicinarci a Lui e agli altri che ha il sapore della quotidianità,
delle cose di casa in cui più facilmente ci si può riconoscere ed abitare.
Un bel messaggio che appare così affine anche al mondo missionario. Un TU che partendo dall’esperienza di Francesco ci fa passare dall’individualismo smisurato all’approdare nell’altro. Non c’è domanda, non c’è richiesta in questi volti, ma tutto è relazione, affetto; invocazioni di lode pura e gratuita che in questo contesto risuona ancora più forte.
In una situazione difficile di indigenza o povertà estrema, questa preghiera ci stimola ad accendere speranza, a portare bellezza, a farci attenti al prossimo… a quel TU. Un’infinita comunione d’amore che ci fa sentire fratelli che hanno cura per gli altri, attraverso parole che lasciano intravvedere che pregare, come scrivere poesie, non è solo ancora possibile, ma quanto mai necessario.
Alberto Cipelli
