Padre Rufino (Angelo Martino al battesimo) è nato ad Albino (BG) l’11 novembre 1915. Vestì l’abito cappuccino a Sovere il 7 dicembre 1930 e alla fine dell’anno di noviziato emise la professione semplice. Nel convento di Lenno fece la professione solenne nel novembre del 1936 e fu ordinato sacerdote a Milano nel 1939. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale venne destinato alla missione dell’Eritrea, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale gli impedì di partire e visse così i primi otto anni in Italia. Nel 1940 fu destinato a Lovere come vice maestro dei novizi e nel 1943 fu eletto vicario del convento e direttore del Ginnasio a Varese e vi rimase quattro anni. Finalmente nel gennaio 1948 pote’ partire per la desiderata missione. Qui continuò l’opera educativa come direttore del seminario e insegnante e per otto anni fu segretario di mons. Marinoni, vescovo di Asmara. Fu assistente della Custodia e dal 1962 al 1987 e fu responsabile della stazione missionaria di S. Antonio di Godaif in Asmara. In quel luogo costruì e gestì a favore di quelle popolazioni un grande centro sociale che comprendeva l’asilo, la scuola, il centro medico, il centro per anziani, le fontane pubbliche sulla piazza. Nel marzo del 1987 dovette rientrare in Italia per motivi di salute e nel convento di Monforte si dedicò alla cura degli eritrei residenti a Milano. Nel settembre 1988 ripartì per l’Eritrea, ma alla fine del 1990 rientrò definitivamente in Italia. Visse gli ultimi 17 anni nella parrocchia di Crema (4 anni) e in quella di Lecco fino alla morte (13 anni). Un uomo pieno di energia, e sempre pronto a progettare cose nuove per aiutare i poveri. Anche in Italia mantenne numerosi contatti con la missione, con persone e gruppi e continuava ad aiutare i vescovi e le opere iniziate in Eritrea. Con una vecchia macchina dattilografica scriveva i suoi ricordi e le sue riflessioni che poi affidava al bollettino della parrocchia. Morì nell’ospedale di Lecco il 9 luglio 2007 dopo un infarto, mentre con in mano il breviario celebrava le lodi di Dio.