Uno sguardo. Furtivo, insistente, perso in altri pensieri, indagatore, carico di speranza, di affetto…
Con gli occhi guardiamo il mondo, le cose, i luoghi; distinguiamo forme e colori, calcoliamo le distanze; cogliamo somiglianze e differenze, apprezziamo la bellezza, leggiamo ciò che è scritto sulle pagine o sui volti; vediamo i bisogni, ci accorgiamo delle gioie e delle ferite che uno vive; riconosciamo i tratti di qualcuno che portiamo nel cuore.
Ma questo sguardo, questi stessi occhi, sono capaci di tracciare solchi profondi, di esprimere diffidenza, di fare paragoni e valutazioni, di fissarsi sul diverso fino a discriminarlo. È ciò che avviene quando il cuore che sta dietro a quello sguardo batte a tutt’altro ritmo; quando, per citare De André, il nano che siamo si sente talmente grande da essere “giudice, finalmente, arbitro in terra del bene e del male”; quando, volendo prendere il posto di Dio, smettiamo di essere fratelli e iniziamo ad affilare i coltelli.