E’ arrivata la lettera del Sostegno a Distanza dall’Etiopia con gli auguri di Pasqua…
“Carissime Famiglie,
nella prossimità delle feste pasquali ci è gradito inviarvi un saluto ed augurio a nome dei bambini che con grandi sacrifici sostenete nella diocesi di Emdeber in Etiopia. Siamo ben consci che con la crisi economica mondiale, a seguito alla minaccia Covid 19, non bisogna prendere tutto per scontato. In realtà non ci è mai mancato niente e vi siamo grati. I nostri bambini, noi tutti, preghiamo per voi e le vostre famiglie perché il Signore vi dia una vita lunga e vi tenga in buona salute.
I preparativi per la Pasqua da noi durano 57 giorni, celebriamo la Pasqua una settimana dopo la vostra, perché seguiamo un calendario diverso. La settimana Santa poi da noi è molto sentita, da lunedì a sabato si fanno tante celebrazioni e preghiere; si ascolta la lettura dei libri Sacri, praticamente viene letta tutta la Bibbia assieme agli scritti dei Padri della Chiesa. La Veglia Pasquale poi viene celebrata con grande solennità. I nostri bambini anche se piccoli partecipano a tutte le funzioni.
I bambini come sempre vanno a scuola a piedi, non hanno bisogno di essere accompagnati, mangiano, giocano e si preparano ad un futuro migliore. Quasi tutti provengono da famiglie povere che coltivano la terrà per vivere, si tratta di una agricoltura di sussistenza. Le donne vanno poi al mercato per vendere i prodotti per racimolare un po’ di soldi per la famiglia; mentre gli uomini lavorano la terra con mezzi piuttosto primitivi e con risultati a volte frustranti. Non c’è proporzione tra lo sforzo che fanno e il risultato che ne ricavano. A rincarare la dose, bisogna tenere conto anche delle cavallette che distruggono improvvisamente tutto il raccolto.
Spesso da noi mancano anche le piogge stagionali. Abbiamo soltanto un periodo breve che va da luglio a settembre di piogge abbondanti, per il resto tutto è secco. In alcune zone nel bassopiano quest’anno sono saltate le grandi piogge e quindi la siccità ha fatto una strage. La campagna è piena di carcassa di animali domestici e selvatici morti per mancanza di acqua. Le persone che soffrono la fame in seguito alla siccità sono circa 12 milioni dalle statistiche ufficiali diramate recentemente.
I nostri bambini aiutano la famiglia portando l’acqua dal fiume al ritorno dalla scuola con boracce. Durante il tempo libero si danno al pascolo, raccolgono la legna per la cucina perché di gas o elettricità non se ne parla ancora nei villaggi. Lo spirito di solidarietà in famiglia è encomiabile. I bambini già da piccoli sono molto disciplinati. Hanno un grande rispetto per gli anziani. Per i pasti a casa, prima mangiano gli anziani poi i bambini con poca scelta, ma non si lamentano mai.
Quest’ultimo anno è stato un anno piuttosto duro per tutta la popolazione dell’Etiopia. Siamo appena usciti da una guerra civile assurda tra fratelli che ha fatto dei danni enormi alla vita umana e all’economia nazionale. Il costo della vita è salito alle stelle. Tante famiglie non riescono a “cucire il pranzo con la cena” come diceva Manzoni.
Come se questo non bastasse ora è scoppiata anche la guerra in Ucraina che ci costringe a stringere la cinghia ancor di più, perché il grano per il pane e altre utilità, arrivavano in Etiopia e in Africa, appunto da quelle zone.
Tutto sommato però i nostri bambini, in confronto a tanti altri, sono fortunati perché con il vostro sostegno a costo di tanti sacrifici, a volte privandovi anche del necessario per venire incontro alle necessità del fratello, hanno tutto quello di cui hanno bisogno.”
Abba Tesfamlak Fikre, Responsabile in Etiopia