Venerdì Santo, giorno della passione e della crocifissione del Signore. Ogni anno, ponendoci in silenzio di fronte a Gesù appeso al legno della croce, avvertiamo quanto siano piene di amore le parole pronunciate la vigilia, nel corso dell’ultima Cena. «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24). Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per l’umanità. Prima ancora che gli uomini lo consegnino alla morte, lui stesso si consegna per amore. Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla passione e morte di Gesù in croce, siamo posti davanti a qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non solo si fa uomo, con tutti i bisogni dell’uomo, non solo soffre per salvare l’uomo, caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo. La morte di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che pesa sull’umanità di ogni tempo. La passione del Signore continua nelle sofferenze degli uomini. Come scriveva Blaise Pascal, «Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo; non bisogna dormire durante questo tempo» (Pensieri, 553).
Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza, è però nello stesso tempo giorno propizio per ridestare la fede, per rinsaldare la speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce con umiltà, fiducia e abbandono in Dio, certi del suo sostegno e della sua vittoria.