Un gruppo di giovani volontari ha scelto di condividere la nuova esperienza in cui è coinvolto padre Angelo Pagano, Vescovo in Etiopia. E così, animati dall’abituale entusiasmo, sono partiti per Harar dove hanno trovato tanti progetti umanitari pronti per essere sostenuti.
“Quella tra noi e L’Etiopia è una storia d’amore che dura ormai da tanti anni. Siamo tornati a mettere i piedi su quella terra tante volte, forse tutte troppo brevi, ma ad ogni ritorno ci sono stati incontri, luoghi, amici e nuove scoperte che sono entrati a far parte di noi in modo indelebile.
Ci siamo presi due settimane di vacanza e siamo partiti, per ritrovare tanti vecchi amici, tornare nei nostri “posti del cuore” e avventurarci alla scoperta di nuove terre, come l’incredibile depressione della Dancalia e le bellissime montagne del Tigray. Proprio nei giorni intorno a capodanno siamo stati in visita da padre Angelo ad Harar e abbiamo potuto finalmente vedere la sua nuova casa, i nuovi progetti e vederlo all’opera nella sua nuova avventura. Harar è una città unica e speciale, a tratti magica, un insieme di mura antiche, piccole vie di pietra e sabbia che si inerpicano su una collina, case colorate, così come i bellissimi vestiti delle donne, mercati di spezie, cibo e oggetti antichi, profumi e tradizioni. A tratti sembra di essere tornati indietro nel tempo e in ogni angolo ci si sente immersi in un quadro o in una delle leggende locali, come quella delle iene sacre… ma Harar è anche una città molto viva, “moderna” e vibrante, dove la convivenza tra Islam, Chiesa Cattolica ed Ortodossa è pacifica e serena. Proprio nel quartiere della missione di Angelo ci sono a distanza di pochi metri anche una moschea ed una chiesa ortodossa ed il canto del Muezzin si confonde con il suono delle campane o la preghiera del prete copto. Tutto questo ha un grande fascino, ma di certo è stato un grosso cambiamento per padre Angelo rispetto al Camerun e al villaggio di Shisong, dove dopo tanti anni e tanto lavoro la comunità Cristiana era forte e numerosa e le attività della missione, dall’ospedale alle scuole, funzionavano a pieno regime ed erano un punto di riferimento forte per tutti. Qui ad Harar ci sono tante cose nuove, tante sfide da intraprendere, nuovi passi da compiere e “successi” da conquistare, ma le basi sono solide e come sempre Angelo è pronto a buttarsi in questa nuova avventura. All’interno della missione, di fianco alla chiesa e alla casa parrochiale, c’è un orfanotrofio dove vivono oltre 50 bambini e ragazzi e c’è anche una scuola, dove oltre ai bambini dell’orfanotrofio studiano anche tanti bambini delle zone circostanti che hanno difficoltà famigliari e non possono freqentare le scuole pubbliche. Uno dei primi obiettivi è quello di innalzare l’orfanotrofio di un piano, in modo da accogliere un numero maggiore di bambini, e di creare spazi comuni per il gioco e le attività ricreative e formative. Nei dintorni della missione c’è una clinica, un centro di accoglienza per anziani e una struttura molto bella che necessita però di lavori di ristrutturazione per essere riaperta e dedicata a qualche nuova attività, le idee non mancano… Sotto il “distretto” di Harar c’è anche la parrocchia di Jijiga, con attività scolastica e ricreativa per la comunità locale. Jijiga si trova verso il confine con la Somalia; la strada tra Harar e Jijiga è molto affascinante, tra montagne, singolari formazioni rocciose, dromedari e strade polverose; a tratti, ai bordi di queste strade, spuntano grossi campi tendati dove sono rifugiati tanti profughi scappati dalla Somalia.
Angelo è stato in visita di recente in questi campi: i profughi sono oltre 5.000, tra cui molti bambini, le capanne sono fatte di legno e stoffa e le condizioni di vita molto precarie; inizieranno presto piccoli progetti per dare sostegno a queste popolazioni. L’ultimo giorno abbiamo accompagnato Angelo nella piccola comunità di Chalenko, villaggio ai piedi di una montagna, tra campi e strade sterrate, dove in una piccola chiesa Angelo ha celebrato Messa e la gente ci ha accolti con grande calore e ha partecipato alla festa con canti e danze, tutto davvero bellissimo. Qui ci sarà da lavorare alla costruzione di una Chiesa nuova, di una casa parrochiale più accogliente (quella attuale è poco più di una capanna) per ospitare un frate che possa rimanere lì in pianta stabile ed avviare attività ricreative per i bambini e i ragazzi ed investire su progetti legati all’agricoltura, alla formazione lavorativa e al miglioramento delle condizioni di vita di tutta la comunità. Anche nella vicina Dire Dawa, seconda città dell’Etiopia dopo Addis Abeba e centro di riferimento di tutta la zona, i missionari cappuccini sono coinvolti in molti progetti e il Vescovo Angelo sta cercando di formare una “squadra” affiatata che possa coordinare tutte le attività delle missioni nel migliore dei modi. Pochi giorni ad Harar sono bastati per rapirci e per sentire vivo in noi il desiderio di tornare e di poter sostenere in qualche modo il lavoro di Angelo e tutti i suoi progetti. Poter viaggiare lungo diverse parti dell’Etiopia e assaporare anche solo per brevi attimi la cultura unica di questo paese, allo stesso modo così autentica, ma anche così diversa al suo interno e frammentata nelle diverse regioni e nell’incontro di etnie e tradizioni uniche e caratteristiche è stata per noi una grande ricchezza e una grande fortuna e sappiamo che il nostro legame con questa terra e gli amici vecchi e nuovi incontrati non si raffredderà con il ritorno a casa ma resterà vivo e parte di noi.”
Chicco Rossetti e Stefano Beretta