
Dalle ore 7,30, delizie panarie dolci e salate sfornate in diretta. E gelato!
Ore 15.00 Dalla foresta al Duomo
Per celebrare l’unità di tutti gli esseri umani. Intrattenimento musicale con Sirlene, italo brasiliana che si esibisce con chitarra e voce
Ore 16.00 La voce del legno
Con Naby Eco Camara, cantastorie e tra i balafonisti africani più noti in Italia, si esibisce con voce e strumento in ‘La voce del legno’. Il balafon è una sorta di xilofono che si suona con delle bacchette che percuotono dei tasti; è detto anche piano africano ma impropriamente, perché storicamente è nato prima del pianoforte.
Ore 16,45 Il tam tam tornerà a suonare
Esibizione di un musicista di origine camerunense Henri Olama (è anche formatore interculturale, esperto in comunicazione corporea e visiva).
Ore 17.30 La kora incanta il viandante
Dal Senegal, Cheik Fall, suona la tipica chitarra kora, fata di zucca con 21 corde. Le sue canzoni commemorano i drammi che ebbero come scenario l’isola di Gorée, al largo di Dakar, un simbolo della memoria africana legato alla tratta degli schiavi, per rendere omaggio a secoli di sofferenza per comprendere più a fondo il valore della libertà della speranza.
Ore 21.00 Il ritmo della foresta e il pane della vita
Incontro musicale con Afrisonica
Il gruppo camerunense di 10 artisti, guidato da Stephane Ngono, coinvolge il pubblico con musica e danza al ritmo travolgente di una performance che vuole rendere omaggio alla cultura e alle tradizioni del Camerun equatoriale, le foreste che racchiudono tradizioni e significati a rischio estinzione a causa del disboscamento. Messaggio: il pane non è solo quello fatto di acqua e farina ma anche di tutto ciò che unisce gli esseri umani: cultura e tradizioni. Sul palco tra gli altri, Crissa che si è esibita con artisti come Roberto Bolle, Sfera Ebbasta, Gaia, Mannarino, Guè e Solange Knowles.
Partecipa agli eventi Sarah Kamsu, giornalista di origine camerunense, fondatrice di We Africans United, community digitale nata per valorizzare la cultura, la storia e l’identità afrodiscendente in Italia.
L’ingresso simbolico in questo spazio di mezzo, dove tacciono polemiche e contraddizioni e vibrano insieme i cuori, è una grande installazione di 4 metri per 3, La porta dell’umanità, realizzata da Stephane Ngono con il designer Matteo Bissaca e la collaborazione dei giovani delle comunità Casa di Camillo e Casa Miriam (gestiti dalla cooperativa ARIMO), che accolgono ragazzi e ragazze per lo più minori stranieri, dalla vita difficile, dove Stephane è formatore e animatore.
E’ un’opera collettiva che rimane esposta in Piazza del Duomo dal 24 agosto al 1 settembre 2025
Autori: ragazzi della comunità educativa Casa di Camillo
A cura di: Stéphane Ngono (disegni e simboli) e Matteo Bissaca (struttura). Un progetto di ARIMO LAB – Cooperativa ARIMO
“La Porta dell’Umanità” è un’imponente installazione artistica collettiva, realizzata in legno di abete e decorata con motivi etnici e simboli culturali provenienti da diverse parti del mondo. L’opera misura 3,70 metri in altezza e 4,50 metri in larghezza, e si ispira alla forma antica dei portali cerimoniali dei popoli della foresta equatoriale africana. Il colore predominante è il rosso: una scelta simbolica, che richiama sia la fatica del cammino migratorio sia la terra rossa d’Africa, ricca di memoria e di vita. I disegni che rivestono la struttura – realizzati dai ragazzi ospiti della comunità – rappresentano i loro paesi d’origine, le loro storie, e le culture che portano con sé. Sui pannelli troviamo anche antichi simboli dei popoli autoctoni dell’Africa centrale, come quelli della foresta equatoriale, da cui proviene anche Stéphane Ngono, artista e educatore che ha curato l’intero progetto artistico. L’inserimento di questi elementi è un omaggio alla bellezza della scrittura visiva tradizionale africana e alla sua capacità di raccontare, senza parole, storie universali.
Significato e messaggio:
“La Porta dell’Umanità” è molto più di una scultura: è un simbolo.
Un invito a superare la paura dell’altro e a riconoscere nella diversità un’occasione di crescita comune. È un passaggio ideale che unisce le culture e accoglie chi arriva con il desiderio di costruire un futuro migliore. L’opera nasce dalle mani e dalle esperienze di giovani migranti non accompagnati e ragazzi in messa alla prova, accolti nella comunità “Casa di Camillo”, e rappresenta un esempio concreto di integrazione positiva, creatività collettiva e costruzione di bellezza condivisa.